Non è vero che… Eurisko sfata i miti di Internet

Edmondo Lucchi, responsabile del dipartimento New Media fa chiarezza sui numeri della rete

Così giovane ma già piena di falsi miti, di verità assolute che vere non sono. Grazie anche al fiorire di indagini provenienti dalle fonti più disparate, Internet è già circondata di una fitta coltre di dati che indicano il suo sempre crescente successo.


Ma non tutto è vero e a diradare la nebbia ci ha provato Edmondo Lucchi, responsabile del dipartimento New Media di Eurisko, che è intervenuto nell’ambito delle conferenza organizzate al World business forum.


Per Lucchi è giunto il momento di fare chiarezza sui dati della Rete visto che il rischio con Internet è sempre di sovrastimare la popolazione dei navigatori. E visto che anche da questi numeri dipendono gli investimenti pubblicitari delle imprese è meglio andarci cauti.


Non è vero infatti che un italiano su due va su Internet come afferma qualcuno. In realtà in rete ci sono 19 milioni di italiani che valgono una penetrazione del 25%. Se poi si va a vedere dirigenti, impiegati e liberi professionisti di Milano, Roma e Torino queste percentuale passa all’82% e scende al 79% per i centri sopra i cinquecentomila abitanti. Insomma dipende dal target e dalla provenienza.


Di base però c’è la definizione di utente. Chi si collega nell’ultimo mese, nell’ultima settimana o negli ultimi tre mesi. Ma è giusto considerare come utente chi si è collegato una o poche volte negli ultimi tre mesi?


Senza contare che spesso ci sono errori clamorosi nella formazione e nel bilanciamento del campione. Così succede che alcune indagini danno l’impressione che Internet sia fatta solo di laureati. Succede anche perché i laureati sono più disponibili a farsi intervistare rispetto a persone con un più basso livello culturale.


Altro mito è quello che la rete sia solo roba per giovani. In realtà la penetrazione nelle fasce 25-34 e 35-44 è del 57 e del 49%. Ed è questo, afferma Lucchi, il vero cuore di Internet. Fra i giovani la penetrazione è del 71%, ma i giovani sul totale della popolazione italiana valgono il 13%, mentre le altre due categorie valgono ognuna il 25%.


Inoltre, tutti gli stili di vita evoluti hanno come componente principale le due fasce d’età che sono il cuore della rete. In quel target Internet è di massa e per come è fatta l’Italia per molti prodotti si può tranquillamente lasciar perdere l’altro 50% della popolazione.


Sempre a proposito degli utenti diffidate quando qualcuno vi parla dell’utente tipico di Internet. Questa figura infatti non esiste.


Non ha senso pensare in questo modo perché si rischiano le generalizzazioni. Lucchi su questo è categorico. “Non c’è nessuna applicazione, tranne email e motori di ricerca, che venga utilizzata da tutti. Anche in questo caso si fa l’errore di proiettare la propria esperienza sul prossimo. Leggere news è al 30%, studio al 30%, scaricare al 26%, chat al 29% e instant messenger al 24%”.


Continuando nella sua analisi, Lucchi spiega che non è vero che Internet sia un mondo virtuale. In questo caso per il ricercatore di Eurisko si confondono gli obiettivi d’uso con le funzioni d’uso e interfacce. Ed è proprio per questo che si arrivano a sviluppare programmi di tipo estemporaneo, convenzionale e simulatorio come Second Life.


Peccato però che su Internet funzioni esattamente l’opposto ovvero la massima concretezza degli obiettivi d’uso, elevatissima convenzionalità delle interfacce e delle applicazioni.


Internet, infatti, in qualsiasi indagine è l’unico media che viene definito soprattutto utile (74%), poi facile (54%) e veloce (53%).


Nessun altro media viene considerato utile.


Non è vero che si usa poco l’e-commerce perché ci sono resistenze a pagare online. Questa non è l’unica causa del lento diffondersi delle vendite su Internet e neanche la più cruciale. Ci sono resistenze psicosociali e culturali. Il 58% vuole parlare con il negoziante e vedere di persona i prodotti, il 53% fare acquisti nel modo normale. Il 50%, invece, in caso di problemi non saprebbe cosa fare. Chi ha provato il commercio elettronico ha però un livello di soddisfazione altissimo


E non è neanche vero che gli utenti si servono dei pareri degli altri utenti. Solo il 30% lo fa. Gli altri no. Sicuramente questo dato crescerà, ma è legato a un alto livello di expertise.


Infine, le news. Il non è vero che riguarda il consumo di informazione con la vittoria della Tv sull’online. La Tv rimane in testa con il 61% delle preferenze, Internet è al 21%, i quotidiani al 13% e la radio al 2%. E’ vero però che Internet sta guadagnando posizioni.


Ma è sbagliato pensare alla rete puntando sempre sui grandi numeri. Per il responsabile del dipartimento New Media di Eurisko in rete si deve parlare a delle nicchie facendo sempre molta attenzione ai dati perché tutti gli errori di misurazione portano a una sovrastima della popolazione. E a buttare via dei soldi.

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