Musica digitale, il problema è tecnologico

Partire dalle singole leggi nazionali si scontra con la tecnologia che avanza su scala planetaria. Il business è cambiato e videogiochi ed eBook mostrano percorsi diversi da musica e video.

Conversational, la trasmissione tecnologica di Antonio Pavolini su Radio Popolare Roma, ha ospitato Guido Scorza ed Enzo Mazza per parlare dell’evoluzione del diritto d’autore. Le argomentazioni degli ospiti sono confluite verso alcune proposte di rinnovamento del modello di business.
“Per la legge italiana del 1941 vedere su Youtube un contenuto non libero, come un segmento di programma Tv, è un reato”, sostiene Guido Scorza, avvocato esperto sul rinnovamento del diritto d’autore. Tra le leve nuove si fa strada la condivisione su Facebook, creando un flusso e spesso anche una riscrittura, con tanto di opere derivate: “Oggi queste cose non sono percepite come un furto”, dice l’avvocato; il singolo può non conoscere la legge, “ma la sanzione può colpire comunque”. La sanzione di cui si parla in questo caso è amministrativa: “se il video è stato scaricato per uso personale c’è una multa di qualche centinaio di euro”.
Spesso si parla di fair use, un uso corretto e non concorrenziale anche di materiale protetto da copyright commerciale, un argomento che “funziona benissimo nel diritto statunitense, ma non in quelli europei, italiano compreso”.

eBook e videogames meglio della musica
Spesso si parla di strumenti di protezione del diritto di accesso, normalmente noti come Drm (digital right management) ma più precisamente Tpm (technological protection measure). “In campo musicale finora la protezione non è andata molto bene, tanto che la stessa Apple ha rinunciato al Drm, anche per evitare di dare vantaggi alla concorrenza che non ne faceva uso”, è l’opinione di Enzo Mazza, Presidente della Federazione dell’Industria Musicale Italiana. Ma in altri contesti il sistema funziona meglio: “videogiochi ed eBook usano il Tpm”.
Il problema sembra essere altrove: il mercato è cambiato rispetto all’avvento del Cd e i margini sul singolo utilizzo sono inferiori, ma gli operatori non se ne rendono conto. “Nel settore musicale mancano modelli di business”, continua Mazza; “alcuni operatori, come Spotify e Youtube, sono più avanti e ricavano denaro dalle royalty”.
“Il p2p si sta avvicinando ad una saturazione”, osserva Pavolini, “vista anche l’offerta delle piattaforme a pagamento a valore aggiunto: questo potrebbe cambiare il rapporto tra i modelli di business?”
“Dipende molto da quello che dicono i singoli studi”, spiega Scorza. “Prima di chiedere enforcement, l’applicazione della legge, l’offerta legale dovrebbe essere amplificata, invece continuiamo a vedere garanzie come quelle recenti del Garante italiano. Ma con un giusto prezzo al consumo il p2p arretrerebbe”.

Streaming per mobile e connectedTv
Il downolad per lo più non viene fruito epotrebbe diventare un forte canale di diffusione, passando dal pay to own al pay to use.
Gerd Leonhard propone licenze diverse, di tipo use it or lose it”, dice Pavolini: “se ne sta parlando anche in Italia?”.
“La mia opinione personale”, risponde Mazza, “è che: l’evoluzione tecnologica eliminerà tutti questi problemi. Il futuro non è legato al possesso del contenuto ma allo streaming valido e da qualsiasi punto e device”.
Anche in questo caso, Internet sta ridefinendo la legge in senso planetario.
“Siamo al debutto delle connected tv da salotto nelle quali tutto si mischia daccapo, compresa la pubblicità”, conclude Scorza, “il che mi fa sperare che ci sia una nuova possibilità”.

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