Microsoft parte, lancia in resta, contro il giudice Jackson

I difensori dell’azienda sostengono che il processo sia da rifare perché, in un’intervista prima dell’emissione del verdetto, il giudice ha disprezzato la società di Redmond e ha comparato i suoi manager a criminali comuni

Microsoft persevera nel tentativo di porre fine alle controversie legali con
il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti. La società di Bill Gates ha
infatti reiterato la sua richiesta alla Corte Suprema affinché venga ribaltato
il giudizio emesso in appello che la vede colpevole di violazione delle leggi
antitrust.


La motivazione avanzata da Microsoft è che il caso è stato influenzato da una
cattiva condotta del giudice Thomas Penfield Jackson. Al fine di essere più
incisiva possibile, per voce dei suoi legali Microsoft ha affermato che la
condotta del giudice Jackson è stata talmente al di fuori dei canoni che è
difficile immaginare un caso in cui un nuovo processo potrebbe essere più
appropriato.


L'attacco di Microsoft trova motivazione nel fatto che il giudice Jackson ha
fornito un'intervista alla stampa prima di aver emesso il proprio verdetto. In
tale intervista ha disprezzato la società di Redmond e ha comparato i suoi
manager a criminali comuni. Ci sono stati casi in cui è stato indetto un nuovo
processo per molto meno, dicono i legali di Microsoft.


Già però alla fine dello scorso mese di agosto la corte aveva respinto il
ricorso di Microsoft nei confronti del verdetto emesso dal giudice Jackson. Nel
frattempo però dalla corte di appello il caso e tornato a quella di distretto
che ha designato un nuovo giudice, la signora Colleen Kollar-Kelly, la quale
incontrerà le parti in causa il 21 settembre per ascoltarne le
motivazioni.

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