Meno fallimenti tra le aziende italiane

Un’analisi Dun & Bradstreet evidenzia come nel corso del 2000 il numero delle aziende che hanno attivato procedure di fallimento sia sensibilmente diminuito in tutta Europa

Dinamiche positive in Italia, Austria, Svizzera e
Francia, qualche delusione da Germania, Portogallo e Norvegia. Questa in sintesi
l'analisi di Dun & Bradstreet effettuata sul numero di istanze di fallimento
presentate nel corso del 2000, dalla quale si evidenzia innanzi tutto una
riduzione delle stesse del 5%, a 144.768. Il dato è ancor più significativo,
perché conferma una tendenza già rilevata lo scorso anno, quando la riduzione
era già stata dell'1,4%.
Ben al di sopra della media europea il dato relativo
al nostro Paese, nel quale il calo è stato addirittura del 14,7%, da 10.040 a
8.560 istanze. La tendenza italiana è superata solo dall'Austria, che registra
un calo del 16% da 2.907 a 2.449 istanze.
La Francia segna un -10%, pur
mantenendo il primato numerico, e passa da 48328 a 43702 fallimenti. La
Svizzera, dal canto suo, segna un -8,5% da 4.196 a 3.849 richieste. Bene anche
Regno Unito (che segna un calo dopo due anni consecutivi di incrementi), Belgio
e Finlandia.
I dati negativi vengono invece da Paesi quali il Portogallo (con
un +25,4% da 566 a 710 istanze), Norvegia (+15,3% da 3.960 a 4.565) e Germania.
Proprio in quest'ultimo Paese il dato, se pure contenuto a un +4,1%, da 26.984 a
28.081, è indice dell'interruzione di un trend favorevole e del nuovo peso
dell'economia tedesca.
Qualche miglioramento si registra invece in Irlanda,
con una situazione ancora critica ma in via di contenimento, mentre l'Olanda
ritorna alla normalità dopo un 1999 quasi eccezionale, grazie a interventi
straordinari sulla normativa sul debito.

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