L’open source detta i propri modelli E i produttori si adeguano

Molte sono le iniziative correlate al mondo del software libero, da quelle che puntano sul rilascio del codice ad altre che sfruttano l’appeal della gratuità. Coinvolti anche i database, con le recenti mosse di Ibm, Ca e Sybase. In comune, la volontà di non perdere un’opportunità.

Quella dell’open source sembra una moda molto in voga tra i grandi produttori "infrastrutturali". Si susseguono le notizie che parlano di parti di codice rese disponibili alla comunità degli sviluppatori oppure di iniziative differenti ma, comunque, legate a doppio filo con l’attrazione che la piattaforma Linux sta esercitando sul mercato.


A queste ultime appartiene la recente mossa di Sybase, che ha approntato una versione limitata e gratuita del proprio database da destinare alla comunità degli utenti open source. La proposta si chiama Sybase Ase (Adaptive Server Enterprise) Express Edition for Linux, e discende direttamente dal capostipite Ase Rdbms, di cui condivide il cuore tecnologico. La differenza consiste nel fatto che l’utilizzo della Express Edition è limitato a server con una Cpu, 2 Gb di memoria e a 5 Gb di dati. Sybase spera di attirare con l’esca della gratuità nuovi clienti, soprattutto in ambito Pmi, i quali poi, al crescere delle esigenze, potrebbero decidere di passare alle versioni di Ase a pagamento. Gli analisti sottolineano come il produttore potrebbe, in questo modo, recuperare un po’ del terreno perduto a favore di Oracle, Ibm e Microsoft, sebbene vengano rimarcate le limitazioni dell’offerta, come la scarsa capacità di storage. Ma forse è la stessa Sybase a pensare che la Express Edition non possa rappresentare per le aziende una scelta definitiva.


L’iniziativa di Sybase segue le orme di Ibm e Ca. Ma qui si entra in un altro terreno, quello del rilascio vero e proprio del codice. Queste ultime, infatti, hanno "licenziato" parte della propria tecnologia: la prima ha da poco rilasciato parte del database Java Cloudscape, ereditato con l’acquisizione di Informix, all’Apache Software Foundation; la seconda ha "devoluto" all’open source il codice di Ingres per Linux. Microsoft avrebbe intenzioni più simili a quelle di Sybase, se è vero che Sql Server Express, ora in fase beta, sarà rilasciato gratis nel 2005. Ibm, tra l’altro, ha recentemente confermato l’attrazione verso il codice libero con le tecnologie per il riconoscimento vocale, donate in parte all’Apache Software Foundation e in parte a Eclipse.


E l’appeal dell’open source si insinua a livello di sistema operativo, come dimostra la promessa di Sun circa il rilascio, entro fine anno, del codice di Solaris 10.


Tuttavia, benché in comune vi siano le intenzioni (diffondere la piattaforma), rilasciare il codice è ben altra cosa rispetto alla politica del "tutto gratis"; nel primo caso, infatti, si permette alla comunità degli sviluppatori esterni di contribuire al miglioramento del software. Sybase, optando solo per una faccia del pianeta open, non potrà sfruttare quest’opportunità. Tuttavia, aprire il codice può insinuare nei clienti il dubbio che non si voglia più occuparsi dello sviluppo del prodotto.


Entrambi gli approcci, quello dell’apertura e quello del "free", potrebbero far bene ai database, dando modo alle tecnologie per la gestione dei dati di conquistare una sempre maggiore base di utenti. Una nuova ondata di clienti che potrebbe però andare a beneficio di pochi: secondo Meta Group, il mercato si sta aggregando attorno a non più di tre fondamentali produttori. Uno di questi sarà un player dell’open source, ma non si sa se si tratterà dell’attuale leader MySql.

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