Il Rapporto Assinform ha evidenziato una netta divisione in fatto di innovazione tecnologica tra il Nord e il Sud, tra aziende medio-grandi e Pmi.
27 maggio 2003 Un’Italia digitale a macchie di leopardo è l’ultimo quadro che emerge dall’analisi del mercato nazionale dell’Ict e che accentua il digital divide che esiste tra Nord e Sud, e tra aziende medio-grandi, più innovative e dinamiche negli investimenti It, rispetto alle piccole che stanno ancora alla finestra a guardare e sono sempre meno preparate a fronteggiare la concorrenza internazionale. Infatti, incrociando i dati rilevati nel 2002 dal Rapporto Assinform, è significativo il fatto che le prime cinque regioni (Lombardia, Lazio, Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna) abbiano monopolizzato circa il 70% del mercato globale dell’It, e che le prime 20mila aziende per dimensione (che rappresentano circa lo 0,5% del totale delle imprese nazionali) abbiano contribuito all’80% del fatturato del settore.
“C’è il rischio che il Sistema Paese si spacchi in due ed è preoccupante la disomogeneità evidenziata dalle diverse aree geografiche” ha sottolineato nel suo intervento Giulio Koch presidente di Assinform (l’Associazione delle aziende dell’Ict), durante il convegno organizzato in occasione del rilascio del noto Rapporto (un poderoso volume di oltre 340 pagine). Per l’occasione l’Associazione ha voluto, tuttavia, ribadire come il mercato, pur in un momento di profonda crisi, confermata anche dall’andamento del primo trimestre del 2003, evidenzi un lento avanzare della net economy, che trova un riscontro anche nelle numerose iniziative avviate dal Governo e citate dal ministro per l’Innovazione e la Tecnologia, Lucio Stanca. Peraltro, il ministro in parte ha contestato i dati che danno la Pa centrale in calo, affermando che in realtà cresce come la Pa locale.
Koch, inoltre, ha ribadito che il difficile contesto economico in cui si dibatte il Sistema Paese è anche una conseguenza degli scarsi investimenti effettuati dalle imprese nell’innovazione, perché è dimostrata una stretta correlazione tra questi ultimi e la crescita del Pil. “Occorre dare priorità all’innovazione – ha proseguito il presidente – e potenziare le iniziative che ne favoriscono gli investimenti, soprattutto in ambito Pmi, perché l’Italia sta perdendo competitività ed è rimasta arretrata rispetto ai Paesi più industrializzati”.
Al momento attuale, secondo Koch, il Paese ha tre priorità: stimolare l’innovazione (intesa come ricerca e formazione), avviare investimenti (in particolare finanziamenti pubblici) e realizzare infrastrutture (con priorità verso le aree deboli).
“L’Italia non sa ancora sfruttare le grandi potenzialità offerte dall’Ict – ha a sua volta osservato Giancarlo Capitani responsabile di NetConsulting, la società di analisi che elabora il Rapporto -. E questo è in gran parte dovuto alla scarsa cultura manageriale in fatto di innovazione tecnologica, in particolare nelle Pmi. La contrazione dei budget ha portato un risultato aggregato allarmante e nel 2002 sono rotornati predominanti gli investimenti in macchinari rispetto a quelli tecnologici, segno che nei momenti di difficoltà le aziende preferiscono ricorre a investimenti tradizionali”. I soggetti più deboli hanno speso meno e il Mezzogiorno è cresciuto meno del solito.

Il primo trimestre del 2003 presenta ancora dati poco confortanti. Nel complesso il mercato dell’Ict è sceso a un -0,2%, pari a 14,125 miliardi di euro, di cui 9,52 dovuti al settore delle Tlc, che peraltro sono cresciute dell’1,6%, mentre l’It, pari a 4,605 miliardi di euro, è scesa a un -3,6%. Quest’ultimo settore è stato, infatti, pesantemente penalizzato dall’hardware, che ha registrato un -10,2%, e dalla componente dei servizi, che ha accusato un -3,6%.

La nota positiva viene dal software, cresciuto del 5,5%, a testimonianza di una significativa attività di software consolidation avviata dalle aziende decise a ottimizzare il proprio parco installato. La leggera tenuta delle Tlc è in gran parte merito dei servizi di rete mobile (+9,3%) mentre la componente infrastrutture è precipitata a un -18,3%.





