L’innovazione del Politecnico per le Pmi

Analisi del progetto, possibili soluzioni e in ultimo selezione dei fornitori. E’ questa l’attività dell’ente dell’ateneo milanese che non si ferma ai confini della Lombardia

Il loro fatturato può essere di due, dieci o quindici milioni. Hanno un
centinaio di dipendenti ma anche molti di meno. Tutte però hanno la stessa
esigenza: avere qualcuno che le supporti e le aiuti ad affrontare senza traumi
(o con meno problemi possibile) un salto tecnologico. Il qualcuno in questo caso
è Politecnico Innovazione, il consorzio della Fondazione Politecnico di Milano che offre servizi alle piccole e medie imprese
che vogliono innovare prodotti o processi aziendali.P>


“Il caso classico è quello di un'azienda che utilizza As 400 al quali negli anni ha aggiunto altri moduli e vuole cambiare un sistema che è diventato una sorta di patchwork. Ma c'è anche chi vuole comunicare meglio con gli agenti o evolvere le proprie tecnologie con un sistema gestionale complesso”. Paolo Locatelli si occupa in particolare
dei progetti dell'area Innovazione digitale
che hanno riguardato tecnologie per l'informazione e la comunicazione nelle piccole e medie imprese come ad esempio
alcune aziende del tessile comasco alla ricerca di sistemi gestionali interni e Crm (Customer
relationship management), ma anche il distretto del mobile pesarese che aveva
bisogno di soluzioni di collaborazione business to business.




“Le Pmi arrivano direttamente a Politecnico Innovazione spesso in seguito a campagne di comunicazione, grazie all'attività svolte in collaborazione con altre strutture del Politecnico di Milano, ma anche tramite i consorzi. Presentano un'esigenza, un'idea di soluzione e a noi spetta il compito di sviluppare il progetto sulla base delle reali esigenze dell'azienda”.
Il fatto che siano piccole aziende non
significa che i progetti tecnologici siano semplici. A volte il piccolo
ha esigenze rilevanti
come la necessità di comunicare con la rete di
agenti, i fornitori e i rivenditori. Non sempre il lavoro si traduce in un
successo. Con davanti un panorama fatto spesso di aziende padronali se i
colloqui si fermano al responsabile dei sistemi informativi senza arrivare al
titolare il lavoro diventa inutile. E' successo, così come è successo che i
figli non abbiano coinvolto nel loro entusiasmo il padre.




Ma più spesso il finale è un happy
end

.
Quello che le ricerche dell'osservatorio della School of management definiscono il “pivot” (una sorta di capo
progetto), prende in mano la situazione e porta avanti i lavori. Può essere
direttamente l'imprenditore, ma anche il figlio o il braccio destro
(l'importante è che non venga lasciato solo) e le operazioni vanno avanti.
Spesso non si tratta di progetti brevi . “Le aziende non hanno tempo da dedicare a questo tipo di attività perché sono prese dal loro business. In generale ci vogliono sei mesi per l'analisi e la definizione dello scenario e circa un anno per arrivare alla selezione dei fornitori”. Perché il lavoro degli esperti dell'ateneo
milanese consiste soprattutto nell'analisi della situazione, la definizione
della soluzione con la selezione delle tecnologie e dei fornitori.



“Le aziende del tessile comasco - racconta Locatelli - avevano un sistema As 400 che doveva evolvere. La necessità era di avere una soluzione con una reportistica consultabile dall'esterno con un collegamento anche per gli agenti”. Individuate le aree di intervento sono stati poi selezionati i
fornitori, mentre nel caso del distretto del mobile pescarese l'attività (in
questo caso finanziata dalla Regione) ha puntato a supportare i flussi
della logistica fra i produttori di cucine e i fornitori
.

In Brianza, invece, si arrivati a definire una soluzione Web
based per gli associati a un consorzio che ha un ruolo commerciale che consiste
nel fare le offerte e poi suddividere il lavoro fra le aziende.





Le esigenze che portano le aziende a rivolgersi alla struttura dell'università milanese sono diverse. “Generalmente è il mercato che le costringe a
cambiare”
, osserva Locatelli. Può essere il concorrente cinese che pratica prezzi impossibili per l'azienda italiana, la verificata obsolescenza tecnologica delle macchine utilizzate fino all'altro giorno, ma anche la notizia che il concorrente sta adottando una nuova soluzione. “In questo caso però si aspetta di vedere cosa succede”.




L'importante è che l'azienda non si preoccupi solo di capire quanto costa il gestionale o qualsiasi altra soluzione perché bisogna anche pensare che ci deve essere una struttura pronta a gestire il prodotto che darà modo poi di esplicitare i processi e di rendere l'azienda più robusta.
L'Ict deve essere un investimento non un costo.

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