L’importanza di essere “presenti” sulla rete

Si affermano le architetture definite “presence-based”, in particolare grazie allo standard Sip. L’Instant messaging tra le applicazioni più immediate.

C'erano una volta i concetti di online e offline: o eri collegato alla rete o non lo eri. Ma si sa: le cose cambiano, anche solo a guardarle da un altro punto di vista. Essere connessi non significa automaticamente essere "disponibili". Il boom delle soluzioni di Instant messaging (Im), nate per "chattare", ha dimostrato come per gli utenti potesse essere utile sapere che qualcuno fosse online e aperto al dialogo. Ma poter disporre di una cosiddetta buddy list, non è l’unico vantaggio che può apportare un sistema Im. Di più, un’architettura presence-based può consentire lo sviluppo di applicazioni più sofisticate e più critiche per un’impresa, per esempio legate a sistemi di contact center e Crm.


Essere "presenti" significa aver automaticamente fornito al sistema tutta una serie di informazioni, connesse anche alla sicurezza e a disposizione, in particolare, del server di autenticazione. Per esempio: un agente commerciale è presso un cliente per discutere un nuovo contratto, ma questi è insoddisfatto perché l’ultima consegna era incompleta e da essa, magari, dipende l’ammontare dell’eventuale nuovo ordine. Tramite un Pda, l’agente può accedere al sistema Erp della propria azienda e controllare la situazione, sbloccandola magari con l’aiuto di un addetto che non risponderebbe al telefono in ufficio, ma che risulta raggiungibile sul terminale in magazzino. Il tutto trasparentemente per gli utilizzatori, perché è il sistema a riconoscere con quale tipo di dispositivo sono connessi e, conseguentemente, a quali informazioni e in che formato possono accedere.


Si pensi al tempo risparmiato grazie a un sistema che automaticamente registra la presenza di tutti i partecipanti a un’audioconferenza (c’è sempre qualcuno in ritardo, tipicamente impegnato in una precedente telefonata e, pertanto, irraggiungibile): non è più necessario rimanere in un’attesa improduttiva aspettando che tutti si siano collegati. In realtà, le possibili applicazioni sono tante quante è possibile immaginarne per facilitare, riprogettare e potenziare i processi aziendali. A permettere tutto ciò è lo sviluppo della tecnologia e, in particolare, dello stardard Sip (Session Initiation Protocol), che è quello più affermato, al momento, per le reti convergenti. Per la precisione, gli standard per le reti presence-based sono due (entrambi allo studio presso l’Ietf): Simple (Sip for Instant Messaging and Presence Leveraging Extensions) e Xmpp (Extensible Messaging and Presence Protocol). Quest’ultimo è basato su Xml ed è spinto soprattutto dai fautori dell’open source oltre che da altri software vendor. Simple, invece, è promosso principalmente dai fornitori di infrastrutture, tra cui Alcatel, Avaya, Cisco, Ibm, Microsoft e Nortel. È difficile ipotizzare un predominio di uno dei due protocolli; è probabile che andranno a convivere, ricavandosi uno spazio l’uno direttamente sulla rete, l’altro più concentrato nel backend. Altrettanto probabilmente, mentre Simple sarà più utilizzato nella comunicazione, Xmpp troverà maggior impiego nello sviluppo dei Web service. Non a caso, secondo le osservazioni di alcune società di ricerca statunitense cresce l’uso dell’Instant messaging per applicazioni di business e, più in generale, delle applicazioni collaborative real time. Questo è soprattutto vero per le imprese che già hanno reso i propri sistemi Web enabled e possono compiere un ulteriore passo avanti facendoli diventare presence-based.


A far presagire che il "boom" di tali tecnologie sia più vicino di quanto si possa immaginare, c’è anche il fatto che sono state introdotte sia da Ibm in Lotus Notes sia da Microsoft in Office 11.

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