LibreOffice 26.8 mantiene l’elaborazione dei documenti sul computer dell’utente, senza trasferirli a servizi di intelligenza artificiale nel cloud e senza richiedere una connessione per funzionare. È la scelta con cui The Document Foundation caratterizza la nuova versione della suite gratuita e open source, disponibile da oggi per Windows, macOS e Linux, e la propone come strumento di sovranità digitale.
In un mercato nel quale l’AI viene progressivamente incorporata negli strumenti di produttività, LibreOffice presenta la sua assenza come una caratteristica del prodotto. Writer, Calc, Impress e gli altri moduli continuano a eseguire le proprie funzioni sul computer dell’utente, senza richiedere un account, un abbonamento o l’accesso a un servizio remoto.
La distinzione è particolarmente rilevante per aziende, pubbliche amministrazioni e professionisti che lavorano con informazioni riservate, dati personali o documenti coperti da segreto professionale. Ma la sovranità non coincide soltanto con la riservatezza: riguarda la possibilità di continuare ad aprire, modificare e trasferire i propri archivi senza dipendere dalle decisioni tecniche, commerciali o contrattuali di un unico fornitore.
L’assenza dell’AI diventa una scelta di prodotto
LibreOffice 26.8 non contiene componenti di AI generativa e, secondo The Document Foundation, non trasmette i documenti a servizi remoti per l’elaborazione. Nessuna parte della suite ha bisogno della rete per svolgere le proprie funzioni essenziali.
Questo non significa impedire agli utenti di utilizzare separatamente strumenti di AI o di conservare i file su un’infrastruttura cloud scelta dall’organizzazione. Significa che la suite, per impostazione e architettura, non inserisce un servizio generativo esterno nel flusso di lavoro. La decisione su dove collocare i documenti e su quali sistemi possano elaborarli rimane quindi distinta dal programma utilizzato per scriverli.
TDF collega questa impostazione alla possibilità di verificare il trattamento dei dati. L’assenza di una trasmissione è più semplice da controllare rispetto alle condizioni, alle configurazioni e alle eccezioni con cui un servizio remoto può utilizzare i contenuti. È una differenza architetturale, prima ancora che commerciale.
LibreOffice continua inoltre a non integrare pubblicità o telemetria e a non subordinare funzioni al pagamento. La versione 26.8 introduce però un banner per le donazioni nel Centro di avvio, la schermata visibile quando il programma viene aperto senza caricare un documento. Il messaggio compare periodicamente, per esempio una volta al mese o dopo un aggiornamento riuscito, rimanda alla pagina per sostenere il progetto e non viene mostrato nelle altre aree della suite.
La sovranità non è soltanto la posizione del server
Scegliere un data center europeo o conservare i file all’interno della propria infrastruttura risolve il problema della localizzazione, ma non necessariamente quello della dipendenza. Un archivio può trovarsi sotto il pieno controllo fisico e giuridico dell’organizzazione e rimanere comunque legato al software necessario per interpretarlo.
Un documento digitale, infatti, non contiene una pagina già pronta come un foglio di carta. Contiene dati e istruzioni che un programma deve tradurre in paragrafi, tabelle, formule, grafici e impaginazione. Il formato stabilisce come debba avvenire questa interpretazione. Se le sue parti essenziali sono governate o implementate compiutamente da un solo produttore, cambiare suite può alterare i documenti o imporre una conversione dell’intero archivio.
La sovranità documentale richiede quindi almeno tre condizioni: poter scegliere dove avviene l’elaborazione, disporre di una specifica implementabile da più soggetti e conservare una via d’uscita praticabile dal fornitore corrente. Non significa sviluppare internamente ogni componente o rinunciare all’assistenza commerciale. Significa poter sostituire software e fornitore senza perdere l’accesso ai dati.
È la stessa relazione fra apertura, interoperabilità e autonomia che la Commissione europea inserisce nella strategia per gli ecosistemi digitali aperti. In questo quadro, il software open source è rilevante non come dichiarazione ideologica, ma perché permette a soggetti differenti di verificare il codice, mantenerlo e costruirvi servizi concorrenti.
ODF separa il documento dall’applicazione
LibreOffice adotta come formato nativo OpenDocument Format (ODF), una specifica pubblica e royalty-free sviluppata nell’ambito di OASIS Open, organizzazione internazionale non profit che coordina la creazione di standard tecnologici attraverso comitati tecnici aperti a più soggetti. ODF può essere implementato da software e fornitori differenti senza ottenere il permesso da The Document Foundation: non è quindi un formato posseduto da LibreOffice.
L’apertura, in questo caso, non è una qualità dichiarata dal produttore ma un insieme di condizioni verificabili. La specifica deve essere pubblicata integralmente e disponibile senza costi; deve poter essere implementata senza licenze, royalty o accordi brevettuali; deve essere utilizzabile da chiunque e per qualunque finalità; infine, la sua evoluzione deve dipendere da un organismo indipendente da un singolo fornitore. Questi requisiti permettono anche a un programma che ancora non esiste di interpretare in futuro i documenti creati oggi.
Nel dicembre 2025, OASIS ha approvato ODF 1.4, mantenendo la compatibilità con le versioni precedenti e aggiungendo miglioramenti per accessibilità, formattazione e interoperabilità. La prima edizione dello standard ISO/IEC 26300, corrispondente a ODF 1.0, risale invece al 2006.
Questo non significa che Microsoft Office non possa usare ODF. La stessa documentazione Microsoft indica il supporto a ODF 1.4 nelle versioni recenti di Word. È proprio la possibilità di aprire lo stesso standard con prodotti differenti a costituire il valore del formato aperto.
Dove ODF è già uno standard pubblico
L’impiego di ODF nelle amministrazioni non è soltanto teorico, anche se il perimetro cambia da un Paese all’altro. Nel Regno Unito, ODF 1.2 è lo standard scelto per condividere e modificare documenti nelle organizzazioni governative. Le regole aggiornate dal Government Digital Service prevedono che, quando non è possibile collaborare direttamente attraverso il browser, i documenti siano salvati per impostazione predefinita in ODF.
In Germania, una decisione dell’IT-Planungsrat, l’organismo che coordina l’IT della federazione e dei Länder, prevede ODF per lo scambio di documenti fra organizzazioni della pubblica amministrazione. La scelta del formato per il lavoro interno resta libera: la guida contempla sia la produzione di ODF con Microsoft Office, sia il passaggio a suite che lo supportano nativamente, fra cui LibreOffice.
Taiwan ha adottato ODF come standard nazionale e il Ministero degli Affari digitali mette a disposizione strumenti, modelli e procedure affinché le amministrazioni creino, conservino e scambino documenti nel formato aperto. In Brasile, il quadro federale di interoperabilità e-PING ha adottato ODF per la conservazione e lo scambio dei documenti elettronici negli organi dell’amministrazione federale.
A livello sovranazionale, la NATO include ODF 1.2 nel proprio catalogo degli standard di interoperabilità NISP, utilizzato per i sistemi alleati. Nello stesso catalogo compare anche OOXML: si tratta quindi del riconoscimento di ODF come standard operativo, non di un’esclusiva a favore del formato. Il riferimento è contenuto nel NATO Interoperability Standards and Profiles.
Queste politiche adottano innanzitutto un formato, non un marchio di software. Microsoft Office può creare file ODF e LibreOffice può gestire i formati Microsoft. Il vantaggio di LibreOffice è usare ODF nativamente: per ridurre davvero la dipendenza da un fornitore, però, l’organizzazione deve adottare il formato nelle procedure, nei modelli e negli archivi, non limitarsi a installare una nuova applicazione.
Questa distinzione evita di trasformare la sovranità in una gara fra marchi. Il punto non è sostituire una dipendenza assoluta con un’altra, ma rendere applicazioni e fornitori intercambiabili. LibreOffice offre un vantaggio perché combina ODF nativo, codice aperto, funzionamento locale e un ecosistema nel quale più aziende possono fornire assistenza e versioni enterprise.
Le novità tecniche di LibreOffice 26.8
Le funzioni introdotte dalla release non hanno la stessa portata strategica della scelta sull’AI, ma intervengono sulla qualità dei documenti e sulla compatibilità. La principale novità di Writer è il Paragraph Composer, che calcola la distribuzione degli spazi considerando più righe del paragrafo anziché chiuderle una alla volta. Il risultato atteso è un testo giustificato più uniforme, con meno righe eccessivamente dense o rade.
Writer supporta inoltre i font OpenType variabili e migliora la griglia della linea di base. Una parte consistente dello sviluppo riguarda le scritture bidirezionali: il programma riconosce automaticamente la direzione dei paragrafi, corregge il ritorno a capo nei testi da destra a sinistra e gestisce meglio gli oggetti nei documenti RTL e CJK verticali. Calc può impostare automaticamente la direzione di una cella quando vi viene inserito testo da destra a sinistra.
Calc aggiunge i campi calcolati nelle tabelle pivot; Impress e Draw possono usare dimensioni di pagina differenti nello stesso documento; dal gestore delle macro è possibile creare e modificare script Python senza installare un’estensione. Migliora anche l’accessibilità, con le tabelle di Writer che comunicano agli screen reader gli indici di riga e colonna previsti da ARIA. L’elenco completo è disponibile nelle note di rilascio di LibreOffice 26.8.
Disponibilità
LibreOffice 26.8 è il risultato del lavoro di 206 contributori, 155 dei quali volontari, ed è disponibile in oltre 120 lingue. Può essere scaricato dal sito ufficiale di LibreOffice.
Per gli ambienti di produzione, The Document Foundation suggerisce di valutare la più matura LibreOffice 26.2.5. La versione 26.2.6 è prevista per il 3 settembre 2026, mentre il ramo 26.2 raggiungerà la fine del supporto il 30 novembre. Le organizzazioni che richiedono SLA, assistenza professionale e aggiornamenti di sicurezza mantenuti più a lungo possono rivolgersi alle edizioni enterprise offerte dalle aziende dell’ecosistema LibreOffice.






