Lenovo accelera l’AI enterprise con agentic AI e inferenza distribuita

lenovo ai ces 2026

Dal palco dello Sphere di Las Vegas, Lenovo ha messo in scena al CES 2026 una visione dell’AI che segna un punto di discontinuità netto rispetto agli annunci degli ultimi anni. Non più solo modelli, acceleratori o promesse di produttività, ma un’architettura coerente che porta l’intelligenza artificiale dentro i processi reali, sui dispositivi personali come nelle infrastrutture enterprise, con un filo conduttore preciso: Hybrid AI come sistema operativo distribuito dell’azienda e dell’individuo.

Il messaggio è chiaro. L’AI, per Lenovo, non è più un layer applicativo da integrare, ma una capacità nativa che attraversa device, edge, data center e cloud, coordinata da agenti e governata lungo tutto il ciclo di vita. È qui che prende forma la nuova fase della strategia “Smarter AI for All”, meno narrativa e molto più ingegneristica.

Dall’AI “assistiva” all’AI agentica: il cambio di paradigma

Il cuore concettuale degli annunci è il passaggio da un’AI reattiva a un’AI agentica. Lenovo parla esplicitamente di sistemi capaci di percepire il contesto, ragionare su più modelli specializzati e agire in autonomia, sempre sotto il controllo dell’utente o dell’organizzazione. È una distinzione sostanziale, perché sposta l’attenzione dall’interfaccia alla governance e all’orchestrazione.

“Questo è ciò che chiamiamo orchestrazione intelligente dei modelli ed è la base di qualsiasi AI Super Agent”, ha spiegato Tolga Kurtoglu, CTO di Lenovo. “Permette a un agente AI di accedere a un pool di modelli specializzati, identificare quello più adatto alle esigenze del momento e ottimizzare le prestazioni, massimizzando la sicurezza e riducendo latenza e costi di calcolo”.

È una definizione che chiarisce bene la direzione: l’AI come sistema distribuito, non come singolo modello generalista.

Qira e l’AI personale come sistema continuo

All’interno di questa visione si colloca Lenovo Qira, il super agente AI personale progettato per operare in modo trasversale su PC, smartphone, tablet e wearable Lenovo. L’idea non è quella di aggiungere un assistente vocale in più, ma di creare un sistema di intelligenza ambientale personale, capace di apprendere dalle informazioni che l’utente decide di condividere e di trasformare insight in azioni coordinate tra dispositivi, applicazioni e servizi.

Qira lavora su input multimodali, costruisce una knowledge base personale e diventa un punto di continuità tra contesti diversi, dal lavoro alla vita quotidiana. È un tassello chiave perché rende evidente come, per Lenovo, l’AI personale non sia un prodotto ma un’infrastruttura logica che vive sopra l’ecosistema dei device.

AI PC Aura Edition: l’hardware come abilitatore, non come fine

Sul fronte dei dispositivi, Lenovo ha ampliato il portfolio di AI PC Aura Edition sviluppati con Intel, basati sui processori Intel Core Ultra Series 3. Qui l’accento non è tanto sulla scheda tecnica, quanto sull’integrazione nativa tra silicio, sistema e servizi AI.

Le funzionalità di Smart Modes, Smart Share e Smart Care delineano un modello di PC che si adatta dinamicamente ai carichi di lavoro, anticipa le esigenze di supporto e diventa parte di un ecosistema multi-dispositivo. “Quando abbiamo iniziato a lavorare insieme su Aura Edition, la visione condivisa era creare un’esperienza PC incredibilmente intelligente, unendo la leadership di design di Lenovo con le prestazioni AI di Intel a ogni livello”, ha sottolineato Lip-Bu Tan, CEO di Intel.

Il punto, ancora una volta, non è il singolo prodotto ma la coerenza dell’esperienza.

I concept come laboratorio dell’AI distribuita

Accanto ai prodotti, Lenovo ha mostrato una serie di concept che funzionano più come dichiarazioni d’intenti che come anteprime commerciali. Display arrotolabili, smart glasses, hub AI personali e companion percettivi servono a esplorare come l’AI possa diventare una presenza continua e contestuale, capace di “vedere”, “sentire” e comprendere l’ambiente circostante.

In questa chiave va letto anche Project Kubit, il personal AI hub edge che integra workstation AI compatte basate su NVIDIA Grace Blackwell Superchip. È un esperimento che anticipa uno scenario in cui una parte significativa dell’elaborazione AI personale ed enterprise avviene localmente, per ragioni di latenza, privacy e controllo dei dati.

Inferenza AI: dal training al valore di business

Il passaggio più concreto e strategicamente rilevante riguarda però l’AI enterprise. Lenovo ha messo al centro il tema dell’inferenza, cioè l’utilizzo operativo dei modelli già addestrati per prendere decisioni in tempo reale. È qui che, secondo l’azienda, si gioca la partita del ritorno sugli investimenti.

Il nuovo portfolio di server ThinkSystem e ThinkEdge è progettato per portare l’inferenza dove i dati nascono: data center, ambienti ibridi ed edge. Sistemi come ThinkSystem SR675i, SR650i e ThinkEdge SE455i coprono scenari che vanno dai carichi LLM completi ai contesti industriali e retail con requisiti di latenza estremamente bassi, supportati anche da tecnologie di raffreddamento avanzate come Lenovo Neptune.

“Le aziende hanno bisogno di un’AI che trasformi enormi quantità di dati in insight nel momento stesso in cui vengono creati”, ha dichiarato Ashley Gorakhpurwalla, presidente dell’Infrastructure Solutions Group. Un’affermazione che sintetizza bene il focus sull’operatività, non sulla sperimentazione fine a sé stessa.

Hybrid AI Advantage, Agentic AI e xIQ: la governance diventa centrale

A fare da collante tra infrastruttura e casi d’uso arriva l’evoluzione di Lenovo Hybrid AI Advantage, che ora integra Lenovo Agentic AI e la suite Lenovo xIQ. Qui il discorso si sposta apertamente sulla governance, uno dei nodi più critici dell’adozione AI in azienda.

Lenovo Agentic AI combina servizi di consulenza, strumenti di orchestrazione, automazione del ciclo di vita e una libreria di casi d’uso validati per portare agenti AI in produzione in tempi rapidi, dichiaratamente nell’ordine di 90 giorni. Lenovo xIQ, articolata su piattaforme dedicate ad agenti, digital workplace e infrastruttura ibrida, introduce un livello unificato di automazione, osservabilità e controllo.

“I clienti ci dicono che vogliono valore dall’AI, non maggiore complessità”, ha spiegato Ken Wong, presidente del Solutions & Services Group. È una frase che fotografa bene la maturità del messaggio: l’AI come disciplina industriale, non come esercizio di stile.

Dalla visione all’esecuzione

Nel complesso, Lenovo al CES 2026 ha mostrato una strategia che appare più solida e meno dipendente dall’effetto annuncio rispetto al passato. L’Hybrid AI non viene raccontata come una promessa futura, ma come un’architettura già in fase di industrializzazione, che unisce agenti, inferenza, dispositivi e governance sotto un unico modello operativo.

La sfida ora non è più tecnologica, ma di adozione. Portare questa complessità dentro le organizzazioni, renderla gestibile e sostenibile, sarà il vero banco di prova. Lenovo sembra averne preso atto, spostando il baricentro dall’hardware al ciclo di vita dell’AI. Ed è probabilmente questo il segnale più interessante emerso dallo Sphere di Las Vegas.

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