L’ebook nel deserto

L’anno scorso solamente un italiano su due ha letto un libro: così non siamo in Europa.

Il Forum del Libro ha presentato a Roma il primo rapporto sulla promozione della lettura in Italia redatto su incarico del Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Si scarica QUI.

Gli esiti sono sconfortanti. Nel 2012 solamente il 46% dei nostri connazionali ha letto almeno un libro. Il dato ci allontana dall’Europa: in Germania lo ha fatto l’82% e in Francia il 70% dei cittadini. Negli Usa, per completare il quadro, il 72%.

Per l’Italia il periodo 1965-1996 fu “di crescita”: si passò dal 15 al 40% dei lettori. Poi è stato un vivacchiare fra alti e bassi, ma comunque ben sotto la linea europea.

Cose che si sapevano già, si osserverà, ma che non fa male ribadire nell’era dell’ebook.

I dati, riportati dal Sole 24 Ore, dicono che in Italia nel 2011 sono stati spesi (ma sarebbe meglio dire investiti) 131 milioni di euro per l'acquisto di un dispositivo di lettura, (16 i milioni spesi nel 2010).
A metà 2012 gli ebook (titoli) disponibili erano 31.416, solamente 1.619 nel 2009.

Stando al documento del Forum la sensazione che si ha è che i titoli potrebbero anche diventare un milione senza mutare la sostanza.

Ozioso riportare sul piatto il problema culturale, ma è questo.

L’italiano mediamente non legge. Lo fa un’elite che, come tale, si racchiude e non ha stimolo a concimare il terreno circostante. Si basta e gli basta quello che ha.

L’unico fattore che può smuovere la situazione è la percezione della convenienza economica. Servono incentivi, ma non nel modo in cui li intendiamo normalmente.

Anche perché, come emerso dalla terza edizione di IfBookThen
i margini di guadagno sull’opera digitale sono vieppiù contenuti.

A dirlo si passa per filosofi, ma la convenienza economica sta proprio nel leggere: ce lo dicono paesi economicamente più floridi del nostro.
Si cresce, come paese, se si consuma libri e fa bene la Presidenza del Consiglio a ribadirlo.

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