L’e-sourcing si diffonde e l’Edi si apre al Web. Il nuovo volto dell’Scm

Prevale ancora l’Electronic data interchange nell’ambito della gestione del ciclo degli ordini delle aziende italiane, alle quali il Web offre nuovi scenari applicativi. Catalogo elettronico ed e-procurement si diffondono anche presso le Pmi.

Migliora la situazione nel mercato del Supply chain management. Dopo un periodo di revisione, seguito al boom degli investimenti dell’era delle dotcom, il comparto sembra ricevere nuova linfa vitale. Si tratta di progetti che privilegiano, in linea di principio, le attività di coordinamento delle strategie di fornitura all’interno di diverse business unit. Di fatto, il focus dei progetti It è sempre più sulla sincronizzazione dei processi di un ecosistema di aziende, più che all’interno di una singola realtà organizzativa, con soluzioni che combinano diversi tool di Supply chain planning, Product lifecycle management, Supplier relation-ship management e Supply chain execution. Il mercato del commercio elettronico business-to-business in Italia ha generato, nel 2003, un giro d’affari di circa 80 miliardi di euro, pari al 5% degli scambi complessivi avvenuti tra le imprese del nostro Paese. Questo almeno è il valore che al comparto attribuisce la School of Management del Politecnico di Milano. Secondo la stessa fonte, inoltre, la maggior parte del giro d’affari è ancora riconducibile a poche grandi reti settoriali basate sulle tecnologie Edi (Electronic data interchange) tradizionali, a supporto principalmente delle attività operative della supply chain e del ciclo ordine-consegna-fatturazione in particolare. La parte residuale (il 30% circa) è suddivisa tra le applicazioni di e-supply chain supportate dalla tecnologia Internet (inclusi gli ibridi quali Edi su Internet, che pesa sul giro d’affari con una quota di circa 15 miliardi di euro) e quelle di e-procurement (circa 9 miliardi e mezzo di euro). Sotto quest’ultimo termine rientrano sia le applicazioni di e-sourcing a supporto della negoziazione online (aste e sistemi di proposta/quotazione) che gli e-catalog, funzionali all’acquisto elettronico di beni o servizi. Le applicazioni che sfruttano la rete Internet pubblica, sebbene incidano ancora in misura poco rilevante sul valore totale delle transazioni interaziendali online, sono quelle destinate a rivoluzionare lo scenario B2B italiano, offrendo opportunità impensabili con le tecnologie Edi tradizionali. Queste ultime sono diffuse, in Italia, solo in poche filiere quali l’automotive, la produzione di elettrodomestici o il farmaceutico. In futuro, tuttavia, tutti gli analisti concordano su un progressivo ampliamento delle reti Edi, attraverso sistemi ibridi (InternetEdi o WebEdi), anche ai partner commerciali minori. A queste soluzioni si affiancheranno anche nuove reti di integrazione della supply chain, basate sulle extranet. Due sono, sostanzialmente, le aree del B2B nelle quali le imprese si stanno muovendo. Le aziende che decidono di dotarsi di applicazioni di e-supply chain possono scegliere tra le tecnologie che favoriscono l’integrazione o l’automazione dei processi operativi (e-supply chain execution) oppure quelle che favoriscono una collaborazione più ampia tra le realtà coinvolte (e-supply chain collaboration). Tra le prime, si distinguono tre ordini di soluzioni. Anzitutto, quelle di integrazione applicazione-applicazione (A2A), sia tradizionali che basate su Internet, a copertura più o meno estesa del ciclo dell’ordine. La maggior parte delle aziende italiane ha, nel corso degli ultimi anni, investito in queste tecnologie. In seconda battuta, le extranet per la gestione del canale commerciale. Queste applicazioni, utilizzate per gestire le diverse fasi del ciclo dell’ordine, si sono diffuse soprattutto in quei settori nei quali il canale commerciale risulta piuttosto frammentato (come nel farmaceutico), oppure laddove i servizi di pre e post-vendita risultano piuttosto complessi (come nei ricambi per auto). Infine, le extranet per la gestione dei fornitori, utilizzate dalle realtà produttive che fanno massiccio ricorso alla terziarizzazione (come accade nelle manifatture tessili o meccaniche). Le realtà organizzative che, invece, si dotano di strumenti più evoluti di collaborazione lungo la filiera possono optare per tecnologie tradizionali (tipicamente l’Edi), per lo scambio di dati tecnici o di pianificazione, oppure di extranet per la gestione della filiera (a monte) o del canale (a valle). Le applicazioni di e-supply chain sono quelle che incidono col peso maggiore sul giro d’affari totale del commercio elettronico B2B in Italia: il 90% circa, con oltre 73 miliardi di euro di transato; di questi, circa 47 miliardi relativi ad applicazioni di e-supply chain execution e la quota rimanente inerente la collaboration. Nei prossimi anni, si prevede una forte penetrazione dei sistemi di e-sourcing, così come dei cataloghi elettronici, soprattutto presso le medie imprese.

Quale tecnologia utilizzare?


L’infrastruttura tecnologica a supporto del commercio interaziendale online risulta fortemente condizionata dalla tipologia di relazione che si intende instaurare fra gli attori. In prima istanza, è possibile distinguere tra soluzioni A2A (applicazione-applicazione), che creano delle interconnessioni B2B tra i sistemi informativi delle realtà coinvolte, e soluzioni U2A (uomo-applicazione), che permettono alle aziende di esporre i propri servizi applicativi, sfruttando interfacce apposite, agli utenti. I progetti del primo tipo riguardano soprattutto le applicazioni di e-supply chain basate su Edi, uno standard internazionale di codifica dei dati, e si avvalgono dell’utilizzo di reti dedicate e operatori specializzati (i Value added network). Si tratta di collegamenti piuttosto costosi ma parimenti sicuri, la cui sicurezza è implicita nelle modalità di connessione, che garantiscono elevati livelli di riservatezza, integrità e non ripudiabilità dei dati. Oggi queste applicazioni tendono a evolvere verso il canale Internet (InternetEdi) o, quantomeno, a essere dotate di un’interfaccia di tipo Web (WebEdi). Rispetto a questa decisione, tuttavia, le aziende possono alternativamente ricorrere a formati di codifica proprietari (tracciati record) o scambiarsi le informazioni sfruttando connessioni di tipo punto-punto. Si tratta di una scelta che risulta indicata soprattutto per aziende di dimensioni più contenute. Oggi, tuttavia, tali scambi si stanno sempre più spostando su rete pubblica, meno costosa e, finalmente, anche abbastanza sicura, mentre aumenta, parallelamente, il ricorso a formati di codifica più flessibili (quali Xml, eXtensible markup language), che possono essere più facilmente riutilizzati per progetti di integrazione B2B di ampio respiro. Un’ulteriore distinzione va segnata tra le applicazioni che utilizzano formati proprietari (come flat file, con tracciati definiti sulla base di codifiche nate da accordi intercorsi tra le aziende coinvolte) o che prevedono l’accesso ai gestionali o al legacy, utilizzando le interfacce proprie degli Erp e, in seconda battuta, l’Edi tradizionale, basato sullo scambio di documenti standardizzati sulla base di specifiche come Odette o EdiFact. I progetti U2A, che solitamente sfruttano il Web, sono, invece, generalmente traducibili nella creazione di extranet che mettono in comunicazione buyer e seller utilizzando pagine Internet e Web form. A loro volta, queste si dividono in extranet "stand alone", cioè applicazioni isolate, o "integrate", tipicamente con il gestionale dell’azienda che promuove il progetto.

Le infrastrutture più idonee


I modelli architetturali per le soluzioni B2B sono riconducibili a quattro categorie. Le seller centriche, per cui la piattaforma tecnologica sulla quale si fondano le applicazioni B2B risiede presso il fornitore; le buyer centriche se, al contrario, l’infrastrutta risiede presso l’azienda cliente; l’hub-and-spoke, se la tecnologia è gestita da un terzo (un marketplace esterno o un consorzio) e il peer-to-peer (P2P), se i sistemi It di buyer e seller dialogano direttamente, senza intermediari.


L’evoluzione tecnologica in atto ha inevitabili conseguenze sull’organizzazione delle aziende, soprattutto per quanto attiene alla funzione "acquisti". La diffusione dei tool di e-procurement, infatti, permette a chi opera all’interno di questo gruppo di automatizzare gran parte delle attività più routinarie (come il processing delle proposte, la raccolta delle offerte dei partecipanti a una gara, il loro raffronto), permettendo ai buyer di dedicarsi ad attività più qualificate come la ricerca e selezione dei fornitori.


Anche le funzioni legate alla gestione della supply chain (la logistica o il servizio al cliente) si trasformano. L’automazione delle attività più propriamente esecutive permette di ridurre i costi della gestione delle relazioni col cliente (raccolta ed elaborazione degli ordini, riconciliazione delle fatture), liberando risorse. Inoltre, il fronte della collaborazione (co-planning della domanda, co-design e co-marketing) favorisce la diffusione dell’ottica dell’azienda estesa. Per quanto attiene all’infrastruttura B2B della singola azienda, questa si presenta notevolmente diversa a seconda del fatto che sia di supporto a interazioni di tipo U2A oppure A2A. Nel primo caso, l’architettura è quella tipica delle soluzioni Web, suddivisa in tre layer. La presentazione (front end), con il portale extranet che offre l’accesso al sistema informativo aziendale, via browser, agli utenti delle aziende partner, e l’intranet che permette l’accesso Web da parte degli utenti interni. Il livello applicativo, invece, contiene il software che traduce la logica dei processi di catalogo elettronico, e-sourcing, e-supply chain. Queste applicazioni solitamente utilizzano una serie di servizi infrastrutturali comuni, che risiede sul server logico e sul sistema operativo, quali il motore di esecuzione delle pagine, i servizi di sicurezza, il workflow. Infine, il livello dei dati, che raggruppa i database destinati a ospitare le anagrafiche e le informazioni. I sistemi di supporto alle interazioni A2A, invece, sono di due tipi. Anzitutto, quelle di supply chain execution. Nel caso dell’Edi, si tratta di soluzioni composte da un client, che gestisce il trasferimento dei documenti, e da un traduttore che ne effettua la conversione nel formato utilizzato internamente (come un tracciato record del gestionale). In seconda battuta, il middleware, ovvero i connettori sviluppati ad hoc o il software di integrazione applicativa utilizzato. Lo scenario attuale, dal punto di vista del mercato delle tecnologie, vede la contrapposizione di produttori di soluzioni di e-procurement "pure", quali Ariba, CommerceOne o le italiane Tesi e Thesia, e di supply chain integrata, come i2, Manugistics o le italiane Txt eSolutions e Finmatica, rispetto ai più noti produttori di suite Erp ad ampio spettro come Sap, Oracle o PeopleSoft-Jd Edwards.

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