Le licenze “creative commons”: l’alternativa al copyright su Internet

Nate negli Stati Uniti, sbarcano finalmente in Italia le direttive che concepiscono un nuovo diritto d’autore

marzo 2005 Le creative commons sono un gruppo di “modelli di
licenze”, utilizzabili per la concessione dei diritti di copyright su
qualsiasi opera multimediale, come ad esempio un film, un software, un brano
musicale e così via.

Allo stesso modo della più conosciuta e blasonata licenza GNU/GPL,
le creative commons si pongono in alternativa alla licenza commerciale
classica
e hanno, generalmente, lo scopo di favorire la diffusione
gratuita delle opere intellettuali e multimediali e non quello di fare guadagnare
l’autore o l’editore.

Le licenze creative commons sono nate negli Stati Uniti nel 2001 per iniziativa
di un noto protagonista del mondo dell’informatica e del copyright,
Lawrence Lessig.

Questi è un professore di diritto della Stanford University che in
molti casi, e in molte cause dibattute oltreoceano, ha cercato di affermare
una concezione più allargata del diritto d’autore a favore di una
maggior diffusione della conoscenza.

Il problema delle licenze creative commons, fino a poco tempo fa, risiedeva
nel fatto di essere state scritte tenendo presenti le leggi statunitensi.

Autori ed utenti di molti altri Paesi, tra cui l’Italia, avrebbero voluto
utilizzare questi schemi di licenza, però, naturalmente, non poteva essere
sufficiente farne una mera traduzione.

Era infatti necessario un lavoro accurato, da parte di giuristi esperti, che,
tenendo conto dello spirito originario di ogni singola licenza e, soprattutto,
dei suoi scopi, volta per volta diversi, forgiassero altrettanti testi che fossero
non solo in lingua italiana ma anche coerenti con le disposizioni nazionali
in materia di diritto d’autore.

Questo lavoro è stato finalmente compiuto e non solo per l’Italia,
tanto che le creative commons a tutt’oggi sono state “localizzate”
in una ventina di paesi.

Tra i principali ricordiamo: Australia, Austria, Brasile, Canada, Cina, Croazia,
Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Israele, Italia, Giappone Regno
Unito e Svezia.

Per quanto riguarda l’Italia, il testo ufficiale delle licenze, insieme
a tutti gli altri materiali relativi al progetto, si trova all’indirizzo
http://creativecommons.ieiit.cnr.it
.

La “traduzione” è stata realizzata dal Dipartimento di scienze
giuridiche dell’Università di Torino e dell’Istituto di elettronica
e di ingegneria dell’informazione del CNR (IEIIT), naturalmente
in collaborazione con la Creative commons.

Le licenze, attualmente, possono essere raggruppate in quattro tipi
che si distinguono tra loro sostanzialmente per lo scopo cui, pur nell’ambito
di una nuova concezione del diritto d’autore, garantiscono libertà
di utilizzo agli utenti.

1. Attribution. Queste licenze consentono di copiare, distribuire,
visualizzare e riprodurre l’opera multimediale alla sola condizione che
l’autore venga riconosciuto come il solo titolare dei diritti sull’opera
stessa e quindi anche per scopi commerciali. Esse consentono anche di realizzare
nuove opere che incorporano opere precedenti, come ad esempio un nuovo software
che utilizza codice di un precedente applicativo rilasciato con una licenza
di tipo “attribution”.

2. Noncommercial. Consente le stesse facoltà di quelle
di cui al punto precedente, ma solo se l’utilizzo avviene per scopi non
commerciali. Anche in questo caso, sempre che la nuova opera non venga creata
per scopo di lucro, l’opera precedente rilasciata con una licenza di tipo
“noncommercial” può essere presa e posta alla base di una
nuova opera, come avviene frequentemente con il software.

3. No Derivative Works. Consente di copiare, distribuire,
riprodurre l’opera multimediale, ma non consente, a differenza di quanto
previsto per le licenze attribution, di realizzare nuove opere basate sull’opera
già esistente.

4. Share Alike. Consente di realizzare opere derivate, cioè
costruite sulla precedente opera intellettuale, solo a condizione che l’opera
derivata sia distribuita con una licenza identica e cioè che consenta
il libero utilizzo e riutilizzo dell’opera finale. Questo gruppo di licenze
è quello più simile alla GNU/GPL che ha da sempre lo scopo principale
di favorire la diffusione del software libero.

Gli autori che vogliono rilasciare la loro opera con una delle licenze creative
commons possono, per scegliere quella che fa più al caso loro, utilizzare
il wizard on line messo a disposizione presso il sito della CC all’indirizzo
http://creativecommons.org/license/
che ponendo domande anche in lingua Italiana guida il titolare del copyright
nella definizione della licenza che meglio definisce gli usi che egli vuole
siano fatti della sua opera.

Le opere multimediali che vengono rilasciate con una delle licenze creative
commons possono essere munite di particolari metadati, secondo lo schema ufficialmente
previsto da chi ha definito le licenze, che consentono a chiunque di verificare
l’utilizzabilità dell’opera e quindi di sapere con precisione
se e fino a che punto è in regola.

Non solo, ma questi metadati consentono anche di ricercare le opere rilasciate
con questo gruppo di licenze aperte: in questo modo, ad esempio, un client di
condivisione di file P2P come ad esempio Edonkey o Kazaa potrà essere
impostato per ricercare e scaricare solo materiale liberamente disponibile.

Per saperne di più
Per chi volesse approfondire l’argomento, ecco alcuni link a siti interessanti:
Il sito Web di Creative
Commons

Il progetto italiano di traduzione
delle creative commons
La licenza GPL
Una intervista
a Lawrence Lessig

*avvocato in Modena

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