L’e-commerce cresce a due cifre. Ma ce ne vogliono tre

L’Italia ha tre anni di ritardo rispetto all’Europa e sei rispetto agli Stati Uniti. La discussione sulle cause

Qualsiasi settore con una crescita del 42% mostrerebbe facce di manager
sorridenti e di ricercatori entusiasti. Non l’e-commerce dove quel 42% di
crescita, secondo Roberto Casaleggio che per conto di Expedia.it ha realizzato
uno studio sul settore, non permette di ridurre il divario con gli altri
Paesi.



“Di cifre di
crescita ce ne vorrebbero tre”
sostiene il fondatore di Casaleggio
associati, supportato dall’amministratore delegato di Expedia Adriano Meloni
secondo il quale il ritardo dell’Italia rispetto al resto d’Europa è di
tre anni
e di sei rispetto agli Stati Uniti. La discussione sulle cause
è sempre aperta. La scarsa diffusione della banda larga è una delle cause
principali.


Un’opinione che non trova d’accordo alcuni operatori più inclini a pensare
che incidano di più fattori legislativi (come l’Iva e la regolamentazione di
alcuni settori che contribuiscono a limitare l’offerta, culturali (aziende che
vogliono limitare il conflitto di canale e consumatori non abituati ad
acquistare a distanza) e distributivi visto che il numero di esercizi
commerciali in Italia è ancora abbastanza alto.




D’altronde qualche caratteristica
tutta

italiana deve pur esserci visto che il numero di navigatori della Penisola è molto simile alla Francia rispetto alla quale abbiamo meno di un terzo del fatturato e-commerce. Discorso simile vale per la Spagna che ha meno navigatori, ma un fatturato online equivalente all’Italia. E in Gran Bretagna il numero di navigatori è di due terzi inferiore alla Germania, ma il fatturato è quasi il doppio.



La colpa però non può essere solo dei consumatori. Governo e Unione europea possono fare di più, ma molto lavoro c’è ancora da fare da parte dei siti. “Servizio al cliente, logistica e canali alternativi (mobile commerce)” sono i punti individuati da Massimiliano Benedetti di Yoox che online vende in 55 Paesi. “A New York – ha proseguito Benedetti – ci sono siti che consegnano la merce in un’ora”. Un altro mondo rispetto all’Italia dove, si è lamentato Mauro Zerbini di Ibs, “la logistica per le librerie è eccellente, mentre per l’audio-video la situazione è pietosa così come per i videogiochi”. I problemi legislativi e le spese per la logistica che
limitano la convenienza dell’offerta online sono le altre questioni che
complicano il quadro anche se, secondo Zerbini, le società online hanno
un deficit di comunicazione verso i clienti
. Una comunicazione che, a
sorpresa, potrebbe prendere altre strade molto old economy rispetto al passato.
Secondo Emiliano Zani di Saninforma (prodotti parafarmaceutici) oggi la
pubblicità online sui grandi portali non offre più gli stessi risultati del
passato tanto che Saninfarma si sta orientando verso differenti iniziative
promozionali. Un’opinione confermata da Meloni di Expedia.it che, addirittura,
sta spostando il budget dall’online alla stampa cartacea.
Il passato
a volte ritorna.

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