La realtà Veneto Nanotech

Fra i vari fronti su cui il Distretto è impegnato, c’è anche quello di far ritornare in Italia i “cervelli” che sono fuggiti all’estero

«Veneto Nanotech, il Distretto tecnologico per le nanotecnologie - ha spiegato Federica Lodato, responsabile relazioni esterne del Distretto - come gli altri attualmente riconosciuti in Italia, è nato su iniziativa del Miur, in base a uno studio commissionato alla McKinsey per verificare quali fossero le competenze specifiche sul territorio. Ha, quindi, evidenziato in Veneto una grande concentrazione da un lato di docenti, ricercatori e studenti di facoltà a carattere scientifico incentrate sulle nanotecnologie, e dall'altro un elevato tasso di imprenditorialità e un'alta concentrazione di aziende nei settori maggiormente influenzati da tali tecnologie». I principali attori del Distretto, ha spiegato Lodato, sono l'Associazione Civen (Coordinamento Interuniversitario Veneto per le Nanotecnologie), composta dalle tre università venete (Padova, Venezia e Verona), la Nanofabrication Facility, uno dei primi laboratori italiani completamente dedicato al trasferimento delle nanotecnologie alla produzione industriale, e Veneto Nanotech, la societrà consortile per azioni creata per coordinare le attività del distretto. Il Distretto è nato nel 2002, mentre Veneto Nanotech, la società che lo coordina è stata fondata nel 2003. Nel 2004 è stato siglato l'accordo di programmazione negoziata tra il Miur e la Regione Veneto per uno stanziamento di 26 milioni di euro da parte del Miur, e di 16 milioni di euro a carico invece della Regione. «Con questa dote - ha osservato Lodato - abbiamo potuto iniziare a lavorare, e l'abbiamo aumentata nel tempo superando a oggi la quota di 60 milioni di euro di finanziamento». In questi due anni gli obiettivi raggiunti sono stati diversi: sono stati inaugurati i laboratori Nanofab, realizzate le due iniziative Nanoweek, la campagna informativo-divulgativa sulle nanotecnologie, e Nanochallenge, competizione per idee di business in ambito nanotech a livello internazionale, entrambi oggi alla seconda edizione. A breve, inoltre, verrà inaugurato il centro Ecsin, il primo in Europa a occuparsi dello studio dell'impatto delle nanotecnologie su tre fronti: salute umana, ambiente e aspetti etici, in contemporanea. Mentre recentemente sono stati messi in cantiere due progetti relativi alla realizzazione di un campus per le nanotecnologie, e di un centro per i nanodispositivi.


Altra importante mission alla quale sta lavorando Veneto Nanotech, come ha spiegato Lodato, è quella di cercare di riportare in Italia i famosi cervelli fuggiti. «Per fare questo però - ha sottolineato - è necessario creare delle posizioni competitive rispetto a quelle che queste persone hanno raggiunto in paesi come Stati Uniti, Inghilterra o Germania. Ragion percui stiamo cercando di mettere a punto delle figure di Visiting e Permanent Professor, ma si tratta di un lavoro molto delicato e che impegna molto tempo».

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