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La dotazione iniziale

L’impianto hi-fi dello scenario descritto fa perno da tempo su una versione “personalizzata” del famoso T-Amp di Sonic Impact. Le limitazioni dovute alla mancanza di entrate adeguate a più sorgenti musicali sono state superate con un performante preamplificatore TCC TC-754 (disponibile in Italia con Audio Azimuth), che consente la selezione di quattro ingressi. Completa l’apparato un giradischi Debut della Pro-Ject, produttore viennese di ottimo livello distribuito in Italia da Audiogamma e dai costi contenuti, utile affinché il vinile residuo, ma importantissimo, non cada in prescrizione. Una pletora di CD e file della più diversa provenienza stivati in dischi esterni e nei Mac di casa completa la sorgente di musica. Se per il vinile l’accoppiata Debut/T-Amp appaga le nostre orecchie, i CD prendono la strada di un lettore Rotel di buona qualità (distribuito anch’esso da Audiogamma). Ma il rimanente? I file iTunes in primis? E i brani acquistati in Rete, quindi privi di supporti fisici? Masterizzi e masterizzi e ancora masterizzi. Tempo da spendere poco, custodie da comprare, archivi da aggiornare per ritrovare, con ulteriori perdite di tempo, ciò che interessa… Improponibile. Ma si dà il caso che l’appartamento sia adeguatamente connesso in Wi-Fi: tutto in rete, quindi!

A questo punto scatta la molla dell’audiofilo, ingolosito dalla qualità audio del vinile. Perché non sfruttare fino in fondo le caratteristiche audiofile dell’impianto hi-fi anche con la musica digitale? Grava su questa possibilità una limitazione apparentemente non aggirabile: la scarsa, se non nulla qualità delle normali schede audio del Mac, come peraltro di qualsiasi altro computer. Il collo di bottiglia della riproduzione della musica digitale è, infatti, rappresentato – oltre che dalla perdita dei dati dovuta alla compressione – dalla conversione dell’informazione digitale nel segnale analogico che l’amplificatore invia ai diffusori. La conversione infatti avviene, nel caso dei computer, all’interno delle schede audio (con eventuali elaborazioni attraverso il software), che portano evidenti limiti di circuitazione; le schede audio sono spesso incapsulate all’interno delle elettroniche presenti nel computer, sottoposte quindi a interferenze e disturbi di tutti i tipi. Si impongono dunque soluzioni alternative, possibilmente in linea con i costi della filiera T-Amp/Debut/Rotel.

Non solo: ottimizzando la conversione del segnale digitale-analogico si ottiene come effetto collaterale il superamento di un altro dei limiti della riproduzione digitale dei CD, vale a dire le meccaniche che leggono i CD stessi e i possibili effetti distorsivi. Insomma, se riusciamo a escludere la scheda audio del Mac, sostituendola con una scheda audio esterna con convertitore audio, vale a dire un DAC (Digital-to-Analog Converter), lo stesso lettore CD potrebbe alla lunga risultare obsoleto.

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