La Convenzione di Bruxelles va incontro al cyberconsumatore

I quindici paesi dell’Ue hanno finalmente varato un progetto di revisione legislativa, che fara si che un consumatore europeo possa fare appello alla giustizia del proprio paese in caso di disputa su acquisti effettuati al di fuori dell’Unione.

L'Europa dei Quindici ha finalizzato la proposta di regolamentazione
sulle competenze giudiziarie in materia di contenziosi sugli acquisti
effettuati dai cittadini comunitari al di fuori del proprio paese. Il
testo modifica l'attuale Convenzione di Bruxelles (vecchia ormai di
32 anni)e dovrà essere in futuro trasferito nell'ambito delle varie
legislazioni nazionali. Obiettivo delle modifiche è una maggior
protezione del consumatore, anello debole dei contratti, soprattutto
nell'era incombente del commercio elettronico. Il progetto è stato
avviato dalla Commissione europea esattamente tre anni fa e ha già
ottenuto il via libera dal Parlamento di Strasburgo, che non ha
apportato sostanziali modifiche.
Punto cardine della revisione è la decisione di affidare agli
organismi giudiziari della nazione d'appartenenza del consumatore la
competenza per la regolazione dei contenziosi. Dopo l'avallo del
Consiglio degli affari interni di Bruxelles, ora si attende l'entrata
in vigore, nell'arco di sei mesi, salvo veti che per ora non sono
arrivati. Qualche opposizione, in verità, è stata sollevata dagli
industriali, in particolare lobby di multinazionali impegnate
nell'e-commerce, che preferirebbero misure di conciliazione, anziché
rimandare tutto alla giustizia ordinaria. Non è escluso, comunque,
che si spinga perché vengano creati anche organismi di arbitrato a
livello nazionale, per non dover sottostare ai tempi solitamente
lunghi della giustizia su questo fronte. Tra le nuove regole
previste, c'è anche un tetto massimo di 100 euro alle spese che il
consumatore potrà sostenere qualora volesse impegnarsi in una
procedura giudiziaria.

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