La bioinformatica “istiga” la corsa alla potenza elaborativa

Dalla ricerca sul genoma alla progettazione di nuove medicine, le bioindustrie richiedono capacità di calcolo e memorizzazione sempre più elevate. I costruttori provano ad adattarsi e ne approfittano per sperimentare soluzioni rivendibili anche nei business tradizionali.

In cerca di prestigio, ma anche di applicazioni di punta per spingere più in alto i limiti delle proprie macchine, i costruttori di hardware si interessano sempre più alla bioinformatica, dove rientrano le tecnologie applicate alla biologia. Si tratta di un campo nel quale occorrono capacità di calcolo e memorizzazione sempre più elevate, anche alla luce di recenti evoluzioni, quali la determinazione dell’ordine lineare e la cartografia del genoma umano, scoperte rese possibili anche grazie all’impiego delle tecnologie più sofisticate. Uno dei computer che ha permesso di arrivare alla sequenza del nostro Dna è il terzo sistema più potente del mondo, dopo quelli che gestiscono le armi atomiche americane e il Pentagono. Si tratta di un Compaq con oltre 600 processori Alpha, capace di effettuare quasi mille miliardi di operazioni al secondo, con una memoria condivisa di 64 Gb.


Molto attiva su questo fronte è anche Ibm, che ha aumentato gli investimenti lo scorso anno, creando anche una nuova specifica entità, chiamata Life Science. Il costruttore ha investito cento milioni di dollari come contributo per l’interpretazione delle sequenze del genoma umano, nell’ambito di una ricerca ospitata presso il dipartimento bioinformatico del proprio centro “Thomas Watson”, a Yorktown Heights.


D’altra parte, alle grandi capacità si deve accompagnare il software adeguato a supportarle e questo spiega l’interesse dei principali costruttori di hardware. La stessa Compaq, prima dell’acquisizione da parte di Hp, era ben posizionata nella fornitura di strumenti per i “genopoli”. Anch’essa ha stanziato un programma da cento milioni di dollari, per finanziare giovani imprese proprio nel settore della bioinformatica, mettendo anche a disposizione una macchina dotata di cento processori Alpha. Le relazioni con il mondo della ricerca devono molto a quanto fatto da Digital, ma da due anni l’azienda ha avviato un’equipe composta di informatici e genetisti, allo scopo di soddisfare la domanda del settore. L’emergente mercato interessa anche Sun, che può far leva sui buoni agganci negli ambienti più legati a Internet. Anche l’azienda californiana sostiene le start up, specie con competenze nel software per la bioinformatica.

Il peso delle simulazioni


In generale, va sottolineato che si tratta di un comparto ancora marginale nel business dei grandi costruttori del mercato It. Ma gli investimenti vengono giudicati importanti dal punto di vista qualitativo, poiché pongono tre ordini di problemi, legati alla potenza di calcolo, al software e allo storage. Il primo elemento è delicato e strategico, dato che, secondo le stime delle aziende farmaceutiche, occorrono 600 milioni di dollari per sviluppare un nuovo farmaco e il 72% di questo costo è legato ai test e ai possibili fallimenti. Per ridurre quest’onere, dunque, è consigliabile effettuare simulazioni al computer, prima di lanciare la sintesi chimica, cioè la parte più costosa. Ibm sta lavorando con imprese specializzate per sviluppare Blue Gene, una macchina dedicata in particolare alla “genomica”. Si tratta di un sistema capace di elaborare alla velocità di un petaflops, che equivale a quella di un milione di pc, fondandosi sulla stessa tecnologia di Deep Blue, il computer che ha battuto il campione mondiale di scacchi, Gerry Kasparov.


Tuttavia, se l’hardware appare ormai in grado di fornire sufficiente potenza per le esigenze della biologia d’oggi, restano da fare progressi sul fronte del software. È ancora Ibm ad aver fatto dei passi su questo fronte, con il proprio Db2, sul quale sono state sviluppate estensioni capaci di stabilire legami fra informazioni digitali, testi, immagini, suoni e grafica. Il sistema è utile per trattare le informazioni di origine biologica o gli elementi eterogenei, come quelli provenienti da Web. Esistono legami e necessità comuni fra le imprese della net economy e quelle del campo genetico. In entrambi i settori, infatti, lavorano start up, che si appoggiano a venture capitalist, possiedono una forte competenza tecnologica e abbisognano di un forte apporto informatico.


Importanti, poi, sono le necessità di storage, per contenere database che viaggiano nell’ordine delle decine di Gb. La quantità globale di informazioni che viene generata è notevole e spesso c’è anche la necessità di metterla a disposizione dei vari ambienti scientifici internazionali interessati, con aggiuntive necessità di ampiezza di banda per la trasmissione via rete.

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