Know out

L’Italia in area 51 della classifica Wef e l’esodo del saper fare.

Ha suscitato un certo scalpore (lo fa ogni volta) la nuova edizione del Global Information Technology Report del World Economic Forum, redatto da Insead. Le 435 pagine che lo costituiscono le scaricate qui.

Quest’anno lo staff diretto dal professor Soumitra Dutta (qui il suo profilo) posiziona l’Italia al 51esimo posto di una classifica capeggiata dalla Svezia e che nel 2006 la vedeva in 38esima posizione.
Il nostro costante retrocedere trova conferme ma lascia anche qualche dubbio.

Fra le prime c’è un empirico “ce ne eravamo accorti”, non foss’altro per aver in questi anni assistito ad analisi che davano il mercato Ict nazionale in frenata. Oppure per un altrettanto empirico costatare, da privati cittadini, quanto l’apporto di innovazioni tecnologiche alla vita pubblica sia difficile, mal interpretato, farraginoso.

Ma ci siamo anche accorti come in questi anni la popolazione italiana si sia autonomamente informatizzata. Come ha ben detto MrReset, al secolo Gigi Beltrame, nel suo blog per far notare che alcuni conti non tornano, in Italia sono stati venduti più smartphone (e quindi computer) che in altri paesi che la sopravanzano in classifica. E poi il fatto che il nostro Paese stia dietro la Tunisia pre o post Ben Ali che sia, lascia quantomeno interdetti.

La sostanza a cui approda il report è che l’Ict da noi non riesce a costruire.

Ma il problema ci pare essere, oltre al non creare, il non riuscire frenare l’esodo del creato. Stiamo parlando di quel know how industriale che, non tanto o non solo a livello Ict ma in tutti i settori, l’Italia possedeva e possiede ancora e che ha preso rivoli in uscita. A tratti sono già torrenti. È lo stesso fenomeno che quattro anni fa a un Innovation Forum di Idc spinse Giacomo Vaciago a dire che noi “stiamo facendo il Pil degli altri”.

Il saper fare è l’humus dell’innovare. E siccome l’Ict non vive per se stessa, ma a servizio dell’attività economica nel suo insieme, se questa si depaupera risulta difficile che l’Ict possa esprimere al meglio la propria funzione.

Il punto, ci pare, è sempre e solo la salvaguardia del know how italiano, perché non diventi irrimediabilmente un know out.

CONDIVIDI

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here