Km a lezione dal guru

Parla in esclusiva un pioniere del Km, Larry Prusak. Secondo il direttore del Km Institute di Ibm, «più la tecnologia si avvicinerà all’aspetto umano, più avrà successo»

Laurence (Larry) Prusak è direttore del Knowledge Management Institute di Ibm. Ma, soprattutto, è un pioniere nel campo del trattamento della gestione della conoscenza nelle organizzazioni. Le sue opinioni sono nette e, a tratti, provocatorie.

Come furoni gli inizi del Km?
«Quando cominciai a parlare di gestione della conoscenza in Ernst & Young mi guardarono come se fossi pazzo. Oggi, invece, il Km è una moda. Del resto, capire che cosa può fare un'azienda dipende solo dalla conoscenza. Le prassi di lavoro non sono mai state documentate. Quando si è cominciato a farlo, si è trasferita conoscenza e sono aumentate le prestazioni complessive delle aziende».

Oggi com'è la situazione?
«C'è un cambiamento incrementale nello sfruttamento della conoscenza: due passi avanti e uno indietro. La conoscenza si organizza in prospettiva. Bisogna chiedersi cosa conviene sapere».

Come le tecnologie possono aiutare a gestire la conoscenza organizzativa?
«Più la tecnologia si avvicinerà all'aspetto umano più avrà successo. Insomma, per la conoscenza sono meglio le videochat che l'e-mail. Le tecnologie di riconoscimento vocale
renderanno più naturale il modo
di lavorare. Ciò perché la maggior parte della conoscenza è tacita e lo è perché si conosce molto di più rispetto a ciò che si è in grado di esplicitare».

Condivide il modello a tre vettori sull'approccio tecnologico al Km?

«Si, ma occorre tenere presente che, per l'efficienza, più esplicita è la forma di tecnologia che riguarda le informazioni e meglio è, mentre, dal punto di vista dell'efficacia, l'aspetto tacito è quello più importante. E l'innovazione richiede una conoscenza quasi esclusivamente tacita».

Come esplicita la conoscenza tacita?
«Lavorare con chi sa è l'ideale per apprendere anche i segreti, ma è difficile e costoso. Occorre, allora, trovare surrogati all'apprendistato. In generale non c'è una singola persona che fa progetti di Km. Parlerei, quindi, di gruppi di lavoro, di community. Occorre far dialogare queste community tra di loro perché altrimenti i progetti di Km muoiono».

Quali sono i segreti per promuovere la condivisione della conoscenza?
«Cultura, norme e incentivi sono fondamentali per promuoverla in azienda. Se manca la fiducia reciproca, la gente non lo farà. La conoscenza è l'unica forma di ricchezza
sostenibile
».

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