Kaspersky, un hobby trasformato in azienda

Il fondatore della società di antivirus, Eugene Kaspersky, spiega come la genialità degli ingegneri russi sia alla base del suo successo

Un fatturato di 203 milioni di euro e un’organizzazione di 850 persone, questi i numeri di Kaspersky Lab, società sovietica specializzata in antivirus e in antispam che ultimamente cresce a tassi del 142% anno su anno. «Sono piuttosto soddisfatto dei risultati ottenuti – esordisce in questa intervista il Ceo e fondatore, Eugene Kaspersky -. Ho iniziato a produrre il primo antivirus in modo del tutto fortuito. Era il 1989 e il mio computer era stato infettato. All’epoca, il mercato offriva una decina di tool antivirus e io ne ho utilizzato uno. Mi è rimasta, però, la curiosità di approfondire il mondo delle minacce informatiche e, prima di procedere alla ripulitura del mio computer ho fatto una copia dell’hard disk e ho analizzato il codice maligno. Ho, quindi, deciso di scrivere un mio programma, per contrastare questo tipo di minacce. Nel giro di qualche settimana, anche un mio amico è stato infettato e io ho studiato anche il codice del suo virus, dando vita a una “collezione” di minacce. Proprio come si fa con i francobolli, io ho iniziato a immagazzinare e catalogare gli attacchi informatici». Il crollo dell’Unione Sovietica, nell’89, e la crisi economica che ha sconvolto i paesi dell’ex Cortina di Ferro hanno dato al tecnico Kaspersky l’occasione per trasformare l’hobby in una professione redditizia. «Mi sono rivolto a una It company di Mosca, per la quale lavorava uno dei miei professori universitari – sottolinea – e lui mi ha spronato a lavorare al meglio su questo prodotto. Nel ’92, ho chiesto a due amici di lavorare con me nel tentativo di migliorare le funzionalità di scansione e disinfezione».

La ricerca della perfezione tecnologica è il pallino del manager, che ha assistito alla trasformazione epocale di Internet, cercando di anticiparne il più rapidamente possibile i percorsi. «La criminalizzazione della Rete è un dato di fatto – sostiene -. In passato, i virus erano scritti da buontemponi, con il solo scopo di mostrare al mondo la loro bravura. Oggi, invece, Internet è il teatro privilegiato per le truffe e il riciclaggio di denaro e nulla si fa più per semplice desiderio di fama». Ecco perché, a detta di Kaspersky, occorre considerare Internet nella sua accezione più ampia, facendo attenzione alla sicurezza di apparati, quali smartphone e telefoni cellulari di ultima generazione, sempre più sotto attacco. «Il vero punto di forza della nostra impresa è la squadra – prosegue -. Sin dalla nascita, infatti, Kaspersky Lab ha investito molto nella componente di ricerca e sviluppo. Gli ingegneri russi sono i migliori al mondo, insieme agli americani, e io ho creduto fermamente nelle potenzialità dei nostri cervelli. Due sono i nostri team di esperti, focalizzati rispettivamente sull’analisi delle reti e sullo sviluppo di nuove tecnologie. La metà del nostro personale è impiegata nei laboratori R&D con ottimi risultati. Di fatto sono loro la vera spina dorsale della società». L’idea è di andare al di là della mera componente tecnologica, per fornire all’utente una metodologia di scansione e ripulitura del proprio pc poco invasiva. «Poniamo molta attenzione alle prestazione dei nostri prodotti – chiarisce – tanto che il numero di falsi positivi è tra i più bassi del mercato. L’alto tasso di rilevazione dei virus, ottenuto attraverso un controllo dei gateway e un doppio check sui dati già presenti nella macchina dell’utente, non vanno a scapito delle prestazioni, visto che il rallentamento del pc è inferiore al secondo».

Il controllo virtuale del codice maligno, in un ambiente separato dalla rete aziendale, permette inoltre di compiere tutte le operazioni in modo completamente trasparente per l’utilizzatore, senza grosse ricadute sul suo lavoro quotidiano. «Al contrario di quanto fanno i nostri concorrenti, che investono per dotare i prodotti di backup e crittografia migliorati, io ho sempre pensato che ciò che conta sia integrare nuovi livelli di protezione, più che nuove funzionalità – spiega -. Questo significa, in sostanza, spingere in particolare sull’usabilità dei prodotti, perché solo le soluzioni di facile impiego hanno le chance di diffondersi in modo pervasivo». Internet, infatti, è «la comunicazione», secondo il manager. «Nonostante negli ultimi due o tre anni il numero di potenziali minacce alla sicurezza di computer e reti sia cresciuto in modo esponenziale – conclude – non credo che questa tendenza sia in grado di limitare lo sviluppo della grande Rete come strumento di informazione privilegiato, oggi e sempre più in futuro. Penso, però, che l’accesso a Internet sarà soggetto ad alcune restrizioni. Bisognerà investire in modo sostanziale nell’educazione e nel training, nel tentativo di scoraggiare i comportamenti leggeri degli utenti che sono, in definitiva, la causa principale del dilagare delle infezioni informatiche».

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