Java si propone di unire «in federazione» le applicazioni aziendali

Grazie all’architettura J2Ee e agli application server nati su di essa, Sun può contare su uno strumento di taglio enterprise utile per integrare i sistemi esistenti. Molte le innovazioni in tale direzione che già caratterizzano la versione 1.3, nell’attesa dell’upgrade di fine anno.

Java ha appena festeggiato i suoi sette anni di vita. Un periodo nel quale Sun, madre della piattaforma, non ha certo lesinato gli sforzi per trasformare questo linguaggio a oggetti in una vera e propria piattaforma per lo sviluppo e la gestione dei software aziendali.


Rispetto alla questione se Sun sia riuscita o meno nell’intento, i pareri di fornitori di tecnologia sono discordanti. Alcuni sostengono, infatti, che Java rappresenti per le aziende una scelta definitiva, che consente di non preoccuparsi più della piattaforma tecnologica per concentrarsi sull’ottimizzazione dei processi di business.


Secondo altri, invece, Java mostrerebbe invece i suoi pregi nel momento in cui si tratta di presentare le informazioni aziendali sul front end Web.


Il successo di Java in ambito enterprise è dovuto senza dubbio all’architettura J2Ee (Java 2 Enterprise Edition). L’impegno riposto da Sun sulla piattaforma ha generato buoni frutti, dato che J2Ee ha prodotto una vera e propria "industria", portata avanti da application server come WebLogic o WebSphere. Avendo adottato le innovazioni presenti nella release 1.3 di J2Ee, questi prodotti hanno di fatto contribuito ad affermare il ruolo della piattaforma in qualità di "integratore" delle applicazioni esistenti che, in più, permette loro di diffondersi su tutti i tipi di client, compresi i terminali mobili equipaggiati con J2Me (Java 2 Micro Edition).


Quanto Sun creda alla propria creatura, del resto, è confermato dalle 43 sessioni tecniche dedicate all’argomento tenutesi presso l’ultimo evento JavaOne, a San Francisco. Nell’attesa di toccare con mano la release 1.4, che vedrà la luce a fine anno (e che mostrerà come fiore all’occhiello la piena integrazione di Xml), vediamo quali strumenti J2Ee già offre per presentarsi come punto d’incontro dei sistemi informativi aziendali.


Molto lavoro è stato fatto sulle specifiche Ejb (Enterprise JavaBeans), che rappresenta, in un certo senso, il "backbone" dell’ambiente J2Ee, dato che si tratta dell’Api che definisce l’architettura di sviluppo per applicazioni Java che girano su server.


Secondo Gartner, tra l’altro, molte aziende che hanno adottato la soluzione servlet/Jsp (una modalità di programmazione che veicola contenuto dinamico su pagine Web) saranno costrette, a breve, a confrontarsi con problemi di mantenimento delle loro applicazioni. A quattro anni dalla sua entrata in scena, sostiene l’analista, sembra che sia dunque arrivato il momento di Ejb, proprio in virtù delle nuove funzionalità apportate.


La versione 2 delle specifiche Enterprise JavaBeans, introdotta un anno fa, ha in effetti apportato miglioramenti rilevanti rispetto alla release precedente. Per esempio, l’integrazione di Jms (Java Message Service, un’Api che consente di connettere programmi Java a middleware come quelli di Ibm o Tibco) ha introdotto l’asincronismo, permettendo di "disaccoppiare" i componenti e di agevolare in larga misura le loro interazioni, dato che l’entità che emette di un task non viene più sistematicamente bloccata fino al ricevimento di una risposta. L’asincronismo consente a Java un metodo di comunicazione più agile tra le applicazioni.


Chi si occupa dell’apertura verso l’esistente all’interno di J2Ee 1.3, invece, è Jca (Java Connector Architecture), un elemento deputato all’integrazione di applicazioni e infrastrutture transazionali aziendali. Si tratta, in sostanza, di un’interfaccia, basata su adattatori dedicati a una specifica piattaforma software, che facilita agli sviluppatori Java l’accesso a risorse esterne.

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