Italia.it: un progetto in solitaria?

Pronta al rilancio del portale del turismo, Michela Vittoria Brambilla pare determinata. Ma la collaborazione dov’è?

Visti i precedenti è difficile dire se il ritorno di Italia.it (che forse cambierà nome) sia una buona notizia. Di certo è una scommessa importante che Michela Vittoria Brambilla, sottosegretario al Turismo, non può perdere.

Impegnato nella sua aspra battaglia contro i fannulloni, Brunetta ha ceduto il portale alla Brambilla – confermando il sospetto che le nuove tecnologie non siano nel suo cuore -, la quale invece ha modo di lavorare a un progetto che le garantisce una certa visibilità.

Il personaggio è sicuramente determinato. Dicono che quando si è presentata alla prima riunione con l’Enit, Ente nazionale turismo, abbia chiesto a bruciapelo “Bene signori cosa avete fatto fino a oggi?”.

Poi c’è stata la nomina di Matteo Marzotto a presidente dell’Ente , che a qualcuno è parsa un po’ bizzarra, e ora arriva il portale che sarà molto diverso dalla versione precedente che Brambilla giudica senza mezzi termini sbagliata.

L’esperienza di Lucio Stanca non le potrà servire visto che l’ex ministro ha il dente avvelenato contro il governo e a Smau se ne andato prima che arrivasse il sotto segretario al Turismo a chiudere il convegno che lui aveva aperto.

D’altronde Brambilla ha idee molto diverse. Parla di portale promocommerciale dove ci saranno l informazioni, giuste si spera, sulla Penisola, ma soprattutto si venderà.
L’idea è molto berlusconiana.

Niente filosofia, vendere, vendere, vendere.
 
D’altronde proprio il premier aveva sostenuto che le ambasciate italiane all’estero dovevano diventare una vetrina per il made in Italy.
Altro che diplomazia.
Il problema in questo caso non è dire se sia giusto o sbagliato che un portale realizzato dallo Stato faccia e-commerce (ma ovviamente non sarebbe lo Stato a guadagnarci), ma capire le modalità perché per esempio Assotravel, che rappresenta il mondo dell’intermediazione turistica, ha già detto di non condividere il progetto che considera concorrenza sleale nei confronti delle imprese.

Lo Stato è meglio che si occupi di comunicare e promuovere il prodotto Italia. Fare un portale di e-commerce complica enormemente la faccenda.

Vendere significa che ogni hotel potrà mettere il proprio link al proprio sito oppure che la transazione sarà conclusa su Italia.it?
E ancora, l’impostazione promo commerciale significa che viene totalmente esclusa un’apertura al Web 2.0?
E le regioni?
La mancanza di collaborazione ha determinato il fallimento della precedente versione.
Come ci si regolerà adesso?
Su Italia Oggi Guido Pasi, assessore al Turismo dell’Emilia-Romagna dice che “Noi delle regioni di questa ripartenza (notare il linguaggio sacchian-calcistico, ndr) non sappiamo ancora niente”.
 E non sono gli unici.

A chi scrive risulta che gli operatori del commercio elettronico che forse proprio oggi hanno in programma un incontro con il ministro per lo Sviluppo economico Scajola sono caduti letteralmente dalle nuvole quando hanno avuto la notizia. E giurerei che anche Scajola ne sapesse ben poco.

Il panzer Brambilla si è mosso, fra pochi giorni svelerà il progetto, ma per il momento la sua sembra una cavalcata solitaria.
Di questo non c’è sicuramente bisogno.

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