Intel e le nuove frontiere del personal computing

Il management della filiale italiana racconta perché il nuovo processo a 45 nm può essere realmente considerato rivoluzionario e quindi apra le porte a inedite implementazioni

Non è un’evoluzione, ma una rivoluzione”. Dario Bucci, amministratore delegato di Intel per l’Italia e la Svizzera, è chiaro e incisivo quando parla della nuova architettura a 45 nm che è alla base dei recenti annunci della società californiana. “Per sessant’anni – spiega – la costruzione dei transistor ha fatto perno sul silicio. Oggi, invece, nei nuovi processori per la prima volta abbiamo usato un componente metallico, l’afnio. Questo elemento, unito a un dielettrico altissimo coefficiente di isolamento, ci ha permesso di ridurre ulteriormente le dimensioni del singolo transitor, arrivando quasi a raddoppiarne la densità. Ma non solo, rispetto al silicio abbiamo anche ottenuto una riduzione delle correnti di dispersione superiore del 10 percento e un aumento delle prestazioni di oltre il 20 percento”.


Va da sé che rispetto alla generazione a 65 nm, il nuovo processo produttivo consente di avere processori ben più potenti e con consumi decisamente più limitati. “Due aspetti importanti in assoluto – precisa Bucci – ma che assumono un particolare rilievo nei data center, dove c’è un’alta concentrazione di macchine”. Per rafforzare la sua tesi Bucci cita l’esempio di una server farm con circa mille server: “Ha un consumo energetico equivalente a quello di un paese di mille abitanti – afferma -. E una riduzione dei consumi superiore al 10 percento ha un impatto davvero considerevole”.


Ma quello su cui pone l’accento Bucci è la versatilità che consente il processo a 45 nm. Se si usa lo stesso die della tecnologia a 65 nm, “possiamo aumentare il numero dei transistor per avere il massimo della potenza – aggiunge -. Ma possiamo anche tenere costante il numero di transistor e sfruttare lo spazio disponibile per altri scopi, come per esempio per integrare la grafica. Oppure possiamo ridurre il die e avere un processore ad alte prestazioni che può essere usato in apparecchiature di piccole dimensioni, come gli smartphone”.


La tecnologia a 45 nm per Intel è infatti la chiave che permette di aprire le porte verso quelle che la società considera le nuove frontiere del personal computing, i settori verso cui ritiene che in futuro si concentreranno le maggiori attenzioni: uno è appunto quello dei mobile device per l’accesso al Web, un altro è il consumer e il terzo è rappresentato dai mercati emergenti. “Questi tre settori – sottolinea Bucci – saranno accomunati da un unico filo conduttore, Internet”.


I sedici processori annunciati in questi giorni non sono quindi che la punta dell’iceberg, che inizierà a mostrare le sue reali dimensioni già a partire dall’inizio del prossimo anno, quanto è previsto il rilascio di una nuova gamma di Cpu per desktop e portatili. Per i notebook arriverà anche un modello Extreme, indirizzato ai gamer e che offrirà la possibilità di overclocking, a dimostrare che è stato definitivamente abbattuto ogni confine tecnologico tra desktop e portatili. Per il 2008 il massimo numero di core previsto è otto, ma tornerà l’Hyperthreading che permetterà così di avere a dipsosizione fino a 16 processori logici.

Sarà però verso la fine dell’anno che il processo a 45 nm potrà mostrare le sue vere potenzialità. Nell’ultimo trimestre del 2007 Intel renderà infatti disponibile Nehalem, una nuova microarchitettura sviluppata ad hoc per Penryn. A cavallo tra il 2008 e il 2009 sono però anche attesi i nuovi processori a 32 nm.


La nostra strategia costruttiva – rileva Emanuele Baldi, direttore delle vendite South & Western Europe di Intel – prevede che venga prima reso disponibile un processo produttivo e poi che su questo sia realizzata una microarchitettura specifica. È un ciclo che dura circa due anni e che noi chiamiamo tick-tock, riferendoci con tick al processo di produzione e con tock all’architettura”.


Minori consumi significano anche maggior attenzione per l’ambiente, un tema che in Italia non è ancora molto sentito, ma che in futuro sarà destinato a rivestire sempre più rilevanza. A riguardo Andrea Toigo, business solution specialist di Intel Italia, ha voluto evidenziare che “l’elevata efficienza nei calcoli di cui sono capaci i nuovi processori consente un notevole risparmio energetico rispetto ai 65 nm, arrivando praticamente di spegnere una macchina quando non è usata. Questo è un ulteriore passo che Intel compie nella direzione del Green Pc. Penryn ci ha permesso di costruire il primo processore senza piombo e il prossimo anno elimineremo del tutto anche l’alogeno dai nostri chip”.

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