Infrastrutture per l’e-business con l’aiuto di Web service e Soa

Alla base delle iniziative di trasposizione online dei processi c’è un approccio allo sviluppo dei software, che ha nei servizi Internet e nella Service oriented architecture le sue fondamenta. L’idea è di facilitare al massimo lo sviluppo di componenti standardizzati e riutilizzabili.

Le imprese che decidono di trasferire online parte dei propri dati, applicativi e transazioni devono farlo con la consapevolezza che questo comporta una revisione totale dell’infrastruttura esistente. Negli ultimi anni in molti si sono posti il problema di convertire al Web i propri sistemi legacy, così come di sviluppare ex novo applicazioni che consentissero di condividere con clienti, partner e fornitori parti più o meno essenziali dei propri processi. Oggi questo è possibile, senza grossi investimenti, grazie alla Service oriented architecture (Soa). Questa è, di fatto, la più recente evoluzione in tema di computing distribuito, basata sugli standard dei servizi Internet in materia di sicurezza, integrazione, gestione e altri requisiti infrastrutturali. Soa offre un metodo piuttosto semplice di comunicazione application-to-application e Gartner stima che, entro il 2008, oltre il 60% delle aziende nel mondo la utilizzerà come linea guida per la creazione di applicazioni chiave per il business.

Diverse topologie


In un’architettura basata sui servizi, il cliente invoca il fornitore e gli chiede di intraprendere una determinata azione, come si evince dallo schema nella pagina successiva. Questa architettura è, sostanzialmente, un compendio di servizi in grado di comunicare tra loro attraverso delle connessioni. Un servizio è una funzione ben definita, o il terminale di una connessione utilizzata per collegare tra loro applicazioni o infrastrutture. Di fatto, si potrebbe pensare ai servizi come a routine, che vengono messe a disposizione attraverso la rete, ognuna con una sua interfaccia ben definita, solitamente pubblicata su una directory. Quest’ultima è utilizzata dal richiedente per scoprire quali sono i servizi disponibili e chi li fornisce. Tali routine risiedono all’interno di un motore multi-threated, posto nell’ambito della rete, che permette ai diversi fruitori di utilizzare i servizi e che fornisce, altresì, un’infrastruttura di base (riferita alle funzionalità di security, logging e altre). I servizi possono essere variamente combinati. Le tecniche più diffuse sono il filtering, che permette di utilizzare l’output di un dato servizio come input di un altro (in questo caso si fa riferimento a una topologia di tipo point-to-point), oppure l’orchestrazione, che utilizza il linguaggio script per controllare la sequenza e il flusso di informazioni in fase di esecuzione di un servizio (in questo senso, si parla di topologia hub-and-spoke). La tecnologia dei Web service è la tipologia di connessione più utilizzata nell’ambito della Soa e impiega generalmente il protocollo Xml (eXtensible markup language) per creare collegamenti robusti.


L’idea di un’architettura basata sui servizi, non è in realtà del tutto nuova perché ne esistono, in passato, vari esempi; primi tra tutti, Dcom (Distributed component object model), Orbs (Object request brokers) e Corba (Common object request broker architecture).

Ridurre a componenti


Il maggior beneficio dell’adozione di Soa consiste nella possibilità di semplificare l’integrazione delle diverse applicazioni utilizzate in ambienti multivendor. Gli sviluppatori ci guadagnano perché non saranno più costretti a riscrivere righe e righe di codice ma potranno utilizzare protocolli standard, come quelli dei Web service, e ampie porzioni di codice Soa, che sono per loro natura riutilizzabili, riducendo sensibilmente tempi e costi di sviluppo. Sarà possibile convertire a questa architettura le applicazioni host, traducendole in formati .Net o J2Ee o trasformandole direttamente in servizi Web. Questo consente di far fruttare anche gli investimenti sostenuti in passato sul fronte legacy. Sfruttando un approccio integrativo pragmatico, come quello alla base di Soa, sarà altresì possibile prelevare le transazioni dal loro formato nativo e riassemblarle per poterle riutilizzare nello sviluppo di nuove applicazioni. Separare l’infrastruttura dal layer dei software permette di "componetizzare" gli applicativi, separandone l’interfaccia dall’implementazione, in modo da rendere tutto il ciclo di vita dello sviluppo, dal deploy al testing, decisamente più rapido e fluido. Un altro beneficio implicito in questa tipologia di approccio è l’opportunità, data alle aziende che implementano una Soa, di gestire la qualità del servizio (QoS) e di definire e monitorare i livelli di servizio offerti. Gli ambienti legacy sono certamente il componente fondamentale di un’architettura orientata ai servizi, tuttavia anche i sistemi J2Ee (Java 2 Enterprise edition) e .Net possono esserne degli elementi chiave.

Ambienti estesi e federati


Centrale, nella definizione di una Soa, è il concetto di federazione. Infatti, i servizi sono pensati e sviluppati per essere strettamente accoppiati e i domini nell’ambito dei quali possono essere richiamati spaziano dall’amministrazione alla sicurezza a numerosi altri ambiti. La federazione è il concetto utilizzato per permettere alle diverse entità di differenti domini di interagire tra loro, sulla base di uno specifico insieme di regole ben definite. Anche la gestione di questa nuova tipologia di ambienti risulta facilitata. I componenti individuali, infatti, sono completamente autonomi, tuttavia la loro integrazione su larga scala risulta facilitata proprio in virtù del fatto che l’utente potrà avere a disposizione una struttura di gestione federata. In ultima istanza, sarà anche possibile attuare diverse opzioni di gestione, trattandole come se fossero un unico servizio. Una recente ricerca condotta da ZapThink stima che il giro d’affari mondiale collegato alle applicazioni di creazione e gestione dei Web service passerà dai 194 milioni di dollari del 2003 ai 30,4 miliardi di dollari del 2010. Oltre l’85% del mercato, sempre secondo la stessa fonte, sarà dominato dagli attuali vendor di tool di gestione dei sistemi It, che aggiungeranno alle proprie piattaforme il supporto alla Soa.


Le aziende che decidono di implementare una Service oriented architecture, in linea di principio intendono trattare con un solo vendor, che dovrà farsi carico di esaudire tutti i loro bisogni in materia di software. Oggi, la maggior parte dei fornitori è in grado di erogare solo alcuni degli strumenti necessari per implementare un’architettura di questo tipo. Tali prodotti sono generalmente riconducibili alle attività di gestione, sicurezza, automazione dei processi di business, integrazione e sviluppo architetturale. Gli specialisti di system management stanno progressivamente incorporando all’interno delle proprie suite anche le funzionalità di sicurezza, mentre i vendor di soluzioni di integrazione includono progressivamente funzionalità di gestione.

Offerte a tutto tondo


L’idea è di fornire una sorta di one-stop-shop, che permetta all’azienda di avere un unico riferimento per tutte le esigenze relative all’implementazione e manutenzione dei Web service. Questa situazione genera sicuramente degli spazi per attori finora non presenti nel comparto, che potranno portare sul mercato tool innovativi ma questo si scontra, inevitabilmente, con la progressiva tendenza dei vendor a consolidarsi intorno a poche grandi realtà. Mentre l’implementazione della Soa e la gestione dei metadati sono sfaccettature chiave nell’ambito del più ampio spazio della gestione dei Web service, il cuore di questa tecnologia è ancora appannaggio delle soluzioni di monitoring, gestione dei livelli di servizio e delle eccezioni. In questo segmento dominano vendor quali Actional e Amberpoint (come si evince dal grafico a pag. 14) ed entrambi vantano forti partnership con casa Microsoft.


Un altro sottosegmento di questo ampio comparto è rappresentato dalla sicurezza dei Web service, che è molto spesso interrelata con l’aspetto gestionale e che vede in Oblix e Westbridge Technology i player di punta. Molti analisti, Ovum e Forrester Research in testa, pensano che proprio in questi due comparti si avrà il maggior consolidamento. La sicurezza, secondo gli analisti, sarà progressivamente assorbita nell’ambito generico della gestione dei servizi Web e i vendor del settore saranno con buona probabilità acquisiti dai big del managing. Secondo Forrester Research i produttori di soluzioni di gestione dei sistemi It avranno un ruolo di primo piano in questa progressiva concentrazione, perché l’industria spinge verso l’integrazione dei Web service nell’ambito di piattaforme di più ampio respiro tecnologico, che comprendano i framework (basati su .Net o Java), il network e system management, la gestione delle identità e che saranno, con tutta probabilità, forniti da Ibm, Microsoft, Bea, Oracle, Hp e Sap.

Un mercato per pochi


Il giro d’affari di questi servizi evoluti di gestione basati sul Web dovrebbe passare, sempre secondo ZapThink, dai 30 milioni di dollari registrati lo scorso anno agli oltre 350 milioni già nel 2006. "Questo non potrà, infatti, rimanere un mercato separato tanto a lungo - chiarisce Jason Bloomberg, analista di ZapThink - perché i grandi vendor di infrastruttura come Computer Associates, Hewlett-Packard, Ibm e Microsoft si stanno già attrezzando per includere funzionalità di gestione ad ampio raggio dei servizi Web all’interno dei propri prodotti". Ca, ad esempio, ha già incluso in parte queste nuove capacità all’interno della suite Unicenter, mentre Hp e Ibm sono destinati a colmare il gap entro l’anno, con nuove opzioni incluse all’interno delle piattaforme OpenView e Tivoli. Microsoft, infine, dovrebbe aggiornare Mom (Microsoft Operation Manager), anche se non prima dell’uscita del sistema operativo erede di Windows, Longhorn, prevista per il prossimo anno.

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