In Piemonte 100.000 imprese sono rosa

L’osservatorio promosso dalla Regione con Unioncamere lancia segnali positivi sull’imprenditorialità femminile

Secondo l’osservatorio “Piccole imprese, grandi imprenditrici 2007”, promosso dalla Regione Piemonte in collaborazione con Unioncamere Piemonte, con il supporto del Ministero dello Sviluppo Economico, il Piemonte vanta quasi 100.000 imprese guidate da donne (2.200 in più rispetto a tre anni fa) e 800mila occupate. Ma c’è di più. Nell’ultimo decennio, infatti,. il tasso di occupazione femminile regionale ha raggiunto il 56%, riducendo il ritardo nei confronti della media europea di ben 8 punti percentuali e avvicinandosi agli obiettivi di Lisbona stabiliti dalla Commissione europea, che fissano, come traguardo per tutti i Paesi dell’Ue, un tasso di occupazione femminile pari al 60%, con riferimento alle donne comprese fra i 15 e i 64 anni.
Il 22% delle occupate piemontesi (pari a 172.000 unità) ha un lavoro autonomo: 2 punti percentuali in più rispetto a dieci anni fa, in controtendenza rispetto al resto del Paese. Fare carriera rimane però difficile: su quasi 37.000 dirigenti in Piemonte solo 1 su 5 è una donna, mentre l’occupazione femminile si concentra in ruoli impiegatizi (6 impiegati su 10 sono donne).

Tutti i numeri dell’imprenditoria femminile piemontese
Il Piemonte è la quarta regione in Italia per numero di imprese femminili, preceduta da Lombardia, Campania e Sicilia. Negli ultimi tre anni, il tasso di crescita delle imprese registrato in Piemonte (+2,2%) è il secondo tra le regioni settentrionali, dopo il 4% della Lombardia. Nello stesso periodo, Torino risulta la provincia piemontese con la maggior crescita percentuale di ditte femminili (+4%).
L’imprenditoria femminile è un fenomeno relativamente giovane: le imprese nate prima degli anni Novanta e ancora attive oggi sono appena il 21% del totale (sia in Piemonte che in Italia); al contrario, più di una ditta su 3 è nata negli ultimi 7 anni. Poco meno del 70% delle aziende femminili piemontesi è un’impresa individuale, mentre il 24% è una società di persone, il 5% è una società di capitale, e il rimanente 1% è spartito fra cooperative, consorzi e altre forme. Le scelte giuridico-organizzative stanno però cambiando: dal 2004 al 2006, ad aver avuto la spinta maggiore sono state le società di capitale (+39,2%).

I settori di attività
La distribuzione delle imprese femminili piemontesi per comparto merceologico ricalca quella nazionale: si concentrano infatti nel settore terziario (2 su 3), e in particolar modo nel commercio (il 30% all’interno del comparto). Segue il settore agricolo (più di 1 su 5), mentre in ultima posizione si colloca l’industria in senso lato, che conta circa l’11% del totale delle imprese femminili. Differenze più marcate si notano all’interno del contesto regionale: in alcune province le imprese agricole superano il 30% del totale provinciale (32,5% ad Alessandria, 45,1% a Cuneo, 45,3% ad Asti), mentre altri territori sono più legati al settore manifatturiero (14% a Novara, 13,6% a Biella, contro una media regionale del 9%). A Torino e Vercelli, un’impresa su 3 è impegnata, infine, nel settore del commercio.
L’indagine sul campo effettuata nel contesto dell’osservatorio (500 interviste telefoniche) ha fornito ulteriori spunti interessanti. Fra le maggiori evidenze c’è proprio il fattore “crescita”: meno di una su 5 dichiara di aver ereditato l’attività, contro il 31% di tre anni fa. Fra le 151 imprese nate dal 2000 in poi, solo 16 sono state ereditate. Aumentano anche le madri a capo delle aziende: il 60% delle intervistate ha figli minori a carico, mentre tre anni fa questa percentuale si fermava al 40%. Oltre l’80% delle intervistate dichiara di essere soddisfatta della propria scelta, al punto che la rifarebbe. L’83% delle imprese ha visto il proprio fatturato crescere negli ultimi tre anni, e meno del 17% ha accusato una flessione.
Le donne reggono le fila di imprese piccole se non “micro”, pure se con una crescita significativa negli ultimi anni: il 70% non supera i 200.000 euro di fatturato annuo, e l’84% resta al di sotto del mezzo milione di euro. Parallelamente, circa il 90% del totale impiega meno di 10 addetti, e solo 12 su 503 rispondenti danno lavoro a più di 50 persone.

I principali ostacoli
Fra le difficoltà incontrate al momento del varo dell’attività vi sono la burocrazia (risposta data dal 42% delle intervistate), il reperimento del capitale (28,9%) e la conciliazione del lavoro con le esigenze della famiglia (28,2%). Allo start-up, poco più di un’impresa su 5 chiede aiuto alle banche: il 60% ricorre a mezzi propri o (per il 26%) della famiglia. Le imprese giovani sono quelle che si rivolgono più spesso agli istituti di credito e, non a caso, presentano i tassi di domanda, accesso e insoddisfazione maggiori. Il quarto canale di finanziamento per importanza è rappresentato dalle agevolazioni pubbliche. Parallelamente alla crescita quali-quantitativa degli sforzi dell’amministrazione pubblica e delle associazioni di categoria nel campo degli aiuti alle imprenditrici, un numero crescente di soggetti fa ricorso agli strumenti messi a disposizione: se nel 2004 erano già il 32% delle imprese, ora si è giunti a quota 38% del campione. Questo aiuto è spesso fondamentale per l’avvio stesso dell’impresa, ma viene cercato anche da aziende già attive sul mercato: l’importanza crescente di tali strumenti è confermata dal fatto che oltre il 22% delle imprese nate dopo il 2003 ha fatto ricorso a questo canale in fase di avvio.

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