Il contesto ambientale del Cio

Quasi un It manager italiano su due pensa anche all’ecosistema nel procedere alle proprie pianificazioni d’acquisto. Ma rimane uno zoccolo duro disinteressato al problema

Pare che le aziende siano sempre più sensibili alle tematiche ambientali nel momento in cui pianificano investimenti It. Emerge da uno studio commissionato da Hitachi Data Systems a Vanson Bourne e che ha riguardato circa 950 aziende Emea: 50 di queste erano italiane.


Di tutti gli It manager nazionali sentiti, il 46% ha affermato che le tematiche del rispetto ambientale hanno sempre maggiore peso nelle loro decisioni di acquisto.


Complessivamente, l'indagine ha contattato 475 medie aziende e altrettante grandi (cioè sopra i mille dipendenti), equamente suddivise per i settori finanziario, farmaceutico, manufacturing, Pubblica amministrazione e commercio.


L'indagine ha evidenziato come il 33% dei decision maker It tenga in considerazione la protezione dell'ambiente nel momento in cui acquista soluzioni It e, in particolare, per il 17% delle aziende, il consumo energetico e il raffreddamento dei sistemi sono aspetti talmente critici da richiedere che il rispetto delle normative ambientali sia inserito tra i requisiti essenziali nella valutazione degli acquisti hardware.


Le aziende che operano in Benelux, Finlandia e Norvegia sono quelle più sensibili alle tematiche ambientali: il 28% delle realtà attive in questi paesi richiede ai propri fornitori le informazioni sull'impatto ambientale dei prodotti da acquistare. Tuttavia, nonostante la coscienza ecologica si stia diffondendo, il 15% delle aziende intervistate ha dichiarato di non considerare il rispetto dell'ambiente un fattore rilevante nei processi decisionali. In questa particolare classifica negativa, il primato spetta ad Austria e Svizzera, entrambe con il 28%.


Riguardo la virtualizzazione, le aziende che operano in Polonia (80%), Svezia (74%), Benelux (72%) e Italia (70%) l'hanno adottata più rapidamente o hanno pianificato di farlo nei prossimi sei mesi, mentre le più riluttanti sono le aziende degli Emirati Arabi Uniti, paese nel quale il 48% degli intervistati ha dichiarato di non avere intenzione di implementare tale tecnologia nel prossimo futuro.


Una delle domande dell'indagine chiedeva una classifica delle criticità relative all'infrastruttura di storage. Dalle risposte è emerso come per il 61% degli intervistati la “gestione della crescita dei dati” rientri tra le prime tre preoccupazioni, seguita dalla “conformità alla normative” (48%), dalla “disponibilità dei dati” e dai “costi operativi” (entrambe al 45%). Il 44% degli intervistati ha anche dimostrato di avere una visione a medio-lungo termine dei requisiti di storage e circa un quinto (il 18%) ha dichiarato di avere già definito piani e strategie per il prossimo futuro (da uno a tre anni).


Tuttavia, più di un terzo delle aziende (37%) continua ad avere un approccio a breve termine, preferendo acquistare hardware a basso costo piuttosto che assu-
mere personale per gestire le risorse di storage.

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