il 55% delle Pmi non reputa priroritario difendersi dai siti infetti

Condotta presso imprese statunitensi con meno di 250 dipendenti, un’indagine commissionata da Gfi Software evidenzia come gran parte del campione, nonostante abbia subìto una violazione della sicurezza a causa di siti fraudolenti, non prenda ancora adeguate precauzioni.

Una dotazione It e policy di accesso a Internet per i dipendenti inadeguate per difendere l'attività aziendale dalle minacce online. È questo il sunto dell'ultima indagine promossa da Gfi Software che, condotta da Opinion Matters intervistando 200 decisori It aziendali presso organizzazioni statunitensi con un numero di dipendenti compreso tra 5 e 249, ha evidenziato come il 40% delle Pmi interpellate abbia subito una violazione di sicurezza a causa di una navigazione su Internet non protetta.

Come se non bastasse, quasi un terzo del campione non dispone di una politica che disciplini l'utilizzo dei siti di social network. Ma quel che è peggio è che nonostante 2 realtà su 5 sappiano con certezza di aver subito una qualche violazione della sicurezza a causa di dipendenti che hanno navigato in siti Web che ospitavano malware oppure a causa di contenuti scaricati infetti, la difesa della Rete non appare come il fattore motivante di chi utilizza software per il monitoraggio online.

Per il 55% dei rispondenti che utilizza una soluzione di monitoraggio di Internet, infatti, la difesa dai siti Web infettati non costituisce la priorità principale. Nella migliore delle ipotesi (24%), chi le utilizza lo fa per garantire la produttività dei dipendenti, ma anche per conservare larghezza di banda della Rete (13,5%) e per impedire ai dipendenti di visitare siti inopportuni (11,5%). Detto ciò, il 70% di quell'11,5% di intervistati che non utilizzano affatto software di monitoraggio o filtraggio del Web afferma di non utilizzarlo perché convinti che non rappresenti un problema nella loro organizzazione.

Un raggio di speranza per produttori di soluzioni software per la sicurezza come Gfi lo dà quel 27% di intervistati che, pur non disponendo di una soluzione che misuri la sicurezza di un dato sito Web sulla base di una classificazione della sua reputazione, afferma che si tratta di una funzionalità che potrebbe interessarli.

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