Il 2012 è l’anno del fabric

Come il 2011 è stato “l’anno dell’annuncio del fabric” è probabile che il 2012 sia l’anno della sua attuazione. Nel caso in cui questo accadesse, ci si dovrebbe attendere una battaglia sui protocolli di bridging delle reti all’interno dei data center. Parola degli analisti.

Sono almeno due anni che gli analisti predicono l'era delle architetture di rete flat fabric-based senza che questo avvenga. Il 2012 dovrebbe, invece, segnare l'anno di svolta, quello che vedrà la nascita dei primi prodotti concreti. Questo, almeno, è quello che ipotizza l'analista Zeus Kerravala di ZK Research. Eppure, mentre questa tecnologia dovrebbe finalmente prendere piede, secondo Kerravala altre tecnologie di rete “di moda”, come la convergenza dello storage attraverso il Fibre Channel over Ethernet (FCoE), potrebbero rivelarsi un fiasco.
Come il 2011 è stato "l'anno dell'annuncio del fabric" è probabile che il 2012 sia l'anno della sua attuazione, sostiene l'analista. Nel caso in cui questo accadesse, ci si dovrebbe attendere una battaglia sui protocolli di bridging delle reti all'interno dei data center. Cisco e Brocade supportano il protocollo TRILL (Transparent Interconnection of Lots of Links), mentre Avaya e Alcatel sostengono il percorso di bridging più corto e Juniper Networks una tecnologia proprietaria. “Non esiste uno standard de facto e questo spalanca le porte alla competizione - sostiene Kerravala -. Il 2012 potrebbe essere il momento più propizio per i competitor di Cisco per guadagnare quote di mercato”. Le aziende con una tecnologia interessante o una strategia unica, come Arista o Enterasys, potrebbero fare passi avanti reali, sostiene l'analista. Nel 2012, si vedrà se queste aziende sono "più di una semplice scatola veloce" e se hanno la strategia di mercato necessaria per dar compimento al meglio alla loro tecnologia.

Convergenza storage: ancora un non-evento
Per almeno 24 mesi abbiamo sentito dire che FCoE per la convergenza storage era una tecnologia de facto, mentre Kerravala avverte che alcune cose devono cambiare prima che diventi realtà. “Nei giorni delle guerre tra token ring ed Ethernet era difficile dire quale avrebbe vinto... fino a quando Ethernet ha raggiunto i 100 MB e ucciso la concorrenza con le prestazioni. Lo stesso dovrà accadere per FCoE. Quando i 40 e i 100 GB saranno disponibili sul mercato e disponibili in modo economico, questo spingerà gli utenti verso FCoE. Fino ad allora, FCoE sarà flop”.

Andando verso il cloud ... privatamente
La “nuvola” è un termine popolare, ma la maggior parte delle organizzazioni è ancora troppo timorosa per spostare le applicazioni mission-critical in un cloud pubblico, chiarisce Kerravala. Eppure questo non impedirà loro di approntare i primi cloud privati nel corso del 2012. “Si sono già viste le prime implementazioni di cloud interni a scopo di miglior efficienza delle risorse - prosegue -. Siamo almeno a un anno di distanza dalla vera esplosione dei servizi di cloud pubblico, perché ci sono ancora troppi problemi di sicurezza e visibilità irrisolti”.

Se gestire la rete significa automatizzare
Nel 2012 vedremo il ritorno della vera e propria gestione di rete, anticipa l'analista. “Ciò significa che gli strumenti non monitoreranno più le prestazioni passate e non attueranno solo il fault management ma saranno sempre più orientati all'automazione in rete delle attività del data center. In definitiva, gli ingegneri si occuperanno di automatizzare il provisioning e la migrazione delle risorse virtuali, come pure la gestione di configurazione e cambiamento (change and configuration management - ndr)”. 

In questi giorni, quando il termine "automazione" viene ricordato, la conversazione si sposta spesso verso il Software-defined Networking (SDN) e i piani di controllo disaccoppiati. Kerravala concorda sul fatto che SDN cambierà il modo di automatizzare le reti all'interno del data center, ma avverte che questo potrebbe non comportare l'utilizzo di OpenFlow, la tecnologia SDN più di moda. “OpenFlow è altisonante all'interno dell'industria del networking - conclude -, ma è una di quelle tecnologie con le quali la gente non sa bene cosa fare”.

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