Iab Forum: Internet cambia il rapporto con i consumatori

Nuovi strumenti di marketing

Se, come cantavano i Buggles alla fine degli anni '70 in “Video killed the radio stars”, Internet lascerà senza lavoro Bonolis e compagnia? Probabilmente qualcuno si è posto questa domanda allo Iab Forum di Milano dove migliaia di persone hanno partecipato al convegno di apertura dell'edizione 2007 inaugurata dalla relazione del presidente di Interactive Advertising Bureau, Layla Pavone.
Una crescita del 42,7% nei primi otto mesi del 2008 degli investimenti pubblicitari su Internet, 23,8 milioni di utenti che navigano contro i 13,5 del 2002, +11% delle sessioni Internet per persona ogni mese e soprattutto il 67% di giovani, e in generale di utenti che appartengono a target evoluti, che navigano nel prime time scegliendo la Rete al posto della Tv. Questi i dati salienti forniti da Pavone e che trovano riscontro anche negli investimenti pubblicitari in Rete delle aziende che da venti mesi salgono costantemente del 45% per un totale di 165 milioni di euro secondo i dati di Nielsen (erano 137 nel 2005) che rileva, però, solo una parte del mercato.

In realtà, a fine 2007 si dovrebbe arrivare a 660 milioni di euro, con 1.800 aziende che investono sul Web con un budget medio in crescita del 22,9%.
Tutti numeri che, come hanno sottolineato i relatori del convegno, stanno a significare un cambiamento deciso nell'atteggiamento dei consumatori che non vogliono più avere un rapporto subordinato con i brand.

Il sesto potere, Internet, non è quindi solo un nuovo media che affianca i precedenti, ma un luogo dove l'interattività cambia completamente i codici di comportamento nel rapporto con marchi e aziende.

Blog, social network, possibilità di intervenire e modificare le pubblicità delle aziende, di scaricare video pubblicitari fatti solo per Internet (famoso quello di Ronaldinho e del sapone Dove) rappresentano secondo David Weinberger, fellow dell'Harvard Berkman Centre for Internet Society, «la nostra vendetta rispetto ai cento anni in cui siamo stati trattati come idioti».

Nel suo colorito intervento, Weinberger ha spiegato che nell'era del sesto potere di Internet le aziende devono avere sempre di più un comportamento chiaro, trasparente e onesto con i consumatori per i quali diventa sempre più importante la user experience degli altri utenti dei prodotti, che sul Web ne parlano elencando pregi e difetti come nessun venditore dell'azienda saprebbe fare.

Un'attività «che mina il marketing delle aziende» ha ricordato Weinberger alle quali si chiede di dare più informazioni, per non finire in una strada senza uscita.
D'altronde non conviene a nessuno.
Tantomeno a loro.

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