Horizon 2020 apre alle Pmi

L’Innovation Act all’europea si adegua ai cambiamenti tecnologici, economici e sociali del Vecchio Continente.

Horizon 2020, il nuovo quadro di finanziamento rivolto a proposte tecnologiche, presenta varie componenti interessanti, rivolte alla semplificazione e al futuro. Tre le marco-categorie di riferimento: excellent science, industrial leadership e societal changes. In particolare va dato atto della validità, almeno sulla carta, dell’attenzione alle piccole e medie aziende, finora trascurate.

A questo argomento l’Apre, Agenzia per la promozione della ricerca europea, ha dedicato alcuni approfondimenti, organizzando anche una mezza giornata di incontri.

A seconda del tipo di contabilità che si usa, Horizon 2020 assegnerà tra 70 e 80 miliardi di euro.
Di questi una decina andranno direttamente alle Pmi (il 20% dei societals e dei Leit/ Leadership in enabling and
industrial technologies – complessivi 45 miliardi circa – più 600 milioni diretti
).
Ulteriore novità è che una parte di questa cifra sarà assegnata anche a singole entità, non come al solito al raggruppamento di almeno tre aziende da almeno tre nazioni.
Lo strumento Pmi di Horizon 2020 è innovativo, almeno per le abitudini della Commissione, ed è rivolto alla creazione di nuovi prodotti e servizi.
Molti gli elementi di versatilità che promettono una vera apertura dei fondi: grazie a strumenti di debito, garanzia ed equity si darà nuova linfa a Pmi ed istituti di ricerca, ma anche ai consulenti di settore.
Nel corso della giornata di lavori dedicata a Horizon 2020 Antonio Carbone, National Contact Point di Apre, ha parlato di strumenti e modalità di partecipazione. La presentazione è molto ricca e le slide dell’intero incontro verranno pubblicate a questo indirizzo.

Dieci i bandi, raccolti in due categorie.
Gli interventi della Commissione sono su tre fasi. La prima, che riguarda le attività ricerca ed innovazione fino al prototipo, ha titolo del 100% del finanziamento.
Nella seconda e terza fase, rivolte ad azione d’innovazione dal prototipo al mercato, si ottiene il 70% (con alcune eccezioni, in primis il no-profit).
Inoltre c’è un finanziamento anche dei costi indiretti: fatta 100 la richiesta diretta, alle le spese indirette (strutturali, amministrative ed utenze) viene assegnato un valore pari a 25.
Una grande versatilità viene introdotta dalla Open Call: le scadenze non saranno più annuali ma trimestrali, a partire da marzo 2014. In questo modo l’imprenditore ha la garanzia di rientrare nel bando.
L’incontro ha presentato anche svariati altri strumenti finanziari e non che l’Europa mette a disposizione, da Horizon 2020 al Cosme, dal Fei a IMP³rove, tarati differentemente per ambito e finanziamento. Svariate altre azioni d’integrazione con gli strumenti permetteranno una sinergia complessiva ed una modulazione dell’intervento come mai finora.
Può aiutare ricordare che l’enfasi è sul progetto di scienza e tecnologia. Tra le osservazioni c’è che poiché l’obiettivo è l’internazionalizzazione in tempi brevi, sia start-up sia spin-off universitario sono ben accetti, purché prevedano un veloce ingresso sul mercato. Apparentemente lo spin-off universitario viene valutato intrinsecamente più adatto al bando.


Indolenze italiane

L’Italia in particolare è chiamada ad adeguarsi all’accesso al credito. “Nello scorso settennato non abbiamo assegnato 21 miliardi”, ha osservato Alberto Baban, Presidente Piccola Industria di Confindustria; “l’Italia paga l’1% del Pil all’Europa”, ha continuato: “se non ce lo riprendiamo non solo lo perdiamo noi ma lo consegniamo ai concorrenti, quindi non pensiamo a ciò che lo Stato non fa per noi”.
Il nostro impegno è doppio. “Horizon 2020 è a cavallo tra due settennati europei”, ha osservato Alberto Di Minin, Consigliere per l‘Innovazione del Ministro Miur; “L’Italia avrà la presidenza della Commissione nella seconda metà del 2014 e quindi sarà lei ad implementare il piano”.

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