“Il software è la continuazione della geopolitica con altri mezzi.” È una delle affermazioni con cui Carlo Alberto Carnevale Maffè, professore di Strategy della SDA Bocconi School of Management, è intervenuto ieri a Milano durante la conferenza con cui Havant ha presentato al mercato il nuovo gruppo nato dall’integrazione di Intesa. Software, dati, intelligenza artificiale e infrastrutture digitali non rappresentano più soltanto fattori di innovazione, ma asset strategici attraverso i quali Stati, imprese e grandi piattaforme competono per esercitare influenza economica, tecnologica e industriale.
Guerre commerciali, restrizioni all’export di tecnologie avanzate, competizione per semiconduttori e capacità computazionale, ridefinizione delle catene di fornitura e accelerazione dell’intelligenza artificiale stanno modificando le priorità di governi e imprese. La competizione si estende allo sviluppo delle tecnologie, al controllo delle infrastrutture e alla capacità di orientarne l’evoluzione.
La risposta europea alla competizione tecnologica
Per Carnevale Maffè la crescente dipendenza dell’Europa dalle tecnologie sviluppate fuori dai propri confini costituisce uno dei principali fattori di vulnerabilità del continente. Oltre l’80% dei prodotti, dei servizi e delle infrastrutture digitali utilizzati nell’Unione europea proviene da fornitori extraeuropei, una condizione che interessa cloud, semiconduttori, sistemi operativi, piattaforme software e, sempre più, modelli di intelligenza artificiale. La questione non riguarda soltanto la disponibilità delle tecnologie, ma la capacità di definirne gli standard, controllarne l’evoluzione e mantenere autonomia nelle decisioni strategiche.
Il Tech Sovereignty Package della Commissione europea, il Rapporto Draghi sulla competitività, il piano InvestAI e la futura rete di AI Gigafactory compongono una risposta industriale alla dipendenza tecnologica europea. Più che singole iniziative, rappresentano tasselli di una strategia orientata a rafforzare la capacità dell’Europa di sviluppare tecnologie critiche e le infrastrutture necessarie per sostenerle.
La disponibilità di capacità di calcolo, infrastrutture cloud e competenze specialistiche assume così un valore strategico paragonabile a quello delle grandi reti energetiche, dei porti o delle infrastrutture di trasporto. La competizione tecnologica si sposta progressivamente dagli algoritmi alle piattaforme che ne rendono possibile lo sviluppo.
La sovranità digitale diventa politica industriale
La risposta europea non si limita a rafforzare la capacità di sviluppare tecnologie avanzate. Cambia anche il significato stesso di sovranità digitale. Per molti anni il dibattito si è concentrato soprattutto sulla localizzazione dei dati e sull’utilizzo di servizi cloud europei. Carnevale Maffè propone una prospettiva più ampia: la sovranità riguarda l’insieme delle infrastrutture sulle quali si fonda l’economia digitale.
Capacità di calcolo, modelli di intelligenza artificiale, identità digitale, sistemi di pagamento, servizi fiduciari, reti di comunicazione e regole che ne disciplinano il funzionamento diventano elementi della stessa strategia industriale. La questione non è proteggere il mercato europeo, ma rafforzarne la capacità di sviluppare e controllare le infrastrutture tecnologiche sulle quali si costruiscono competitività, innovazione e autonomia strategica.
Dall’infrastruttura alla fiducia digitale
In questa prospettiva trovano una collocazione comune anche temi che, a prima vista, sembrano appartenere ad ambiti differenti. Euro digitale, stablecoin, tokenizzazione degli asset, European Digital Identity Wallet e servizi fiduciari qualificati non rappresentano iniziative indipendenti, ma componenti della stessa infrastruttura destinata a sostenere la circolazione di dati, documenti, identità e valore economico nell’economia digitale.
Il denominatore comune è la fiducia. Ogni transazione, ogni documento e ogni processo automatizzato richiedono identità verificabili, regole condivise, meccanismi di validazione e la possibilità di dimostrare autenticità, provenienza e integrità delle informazioni. L’identità digitale, i servizi fiduciari e le infrastrutture di pagamento cessano così di appartenere a domini separati e diventano elementi della stessa architettura sulla quale verranno costruiti i servizi digitali europei.
Dallo scenario globale all’agenda delle imprese
Lo scenario geopolitico descritto da Carlo Alberto Carnevale Maffè non rimane sul piano delle politiche industriali europee. Si traduce direttamente nelle priorità delle organizzazioni. Competizione tecnologica, nuove infrastrutture digitali ed evoluzione della regolazione ridefiniscono il modo di progettare sistemi informativi e processi aziendali.
Carnevale Maffè individua quattro direttrici attraverso le quali questa evoluzione diventa operativa: AI governata, Digital Trust documentale, resilienza e sostenibilità. Non si tratta di iniziative indipendenti, ma di componenti della stessa architettura. L’intelligenza artificiale richiede dati affidabili e governance; il Digital Trust garantisce identità, autenticità e valore giuridico dei processi; la resilienza assicura continuità operativa e sicurezza; la sostenibilità diventa un criterio di progettazione delle infrastrutture digitali. È sulla convergenza di questi quattro elementi che, secondo Carnevale Maffè, si giocherà una parte crescente della competitività delle imprese europee.
AI governata: dall’adozione alla governance
La prima direttrice riguarda la governance dell’intelligenza artificiale. La diffusione dei modelli generativi ha spostato l’attenzione dall’adozione della tecnologia alla capacità di governarne l’utilizzo. L’impiego di strumenti AI al di fuori delle politiche aziendali, la cosiddetta Shadow AI, espone infatti dati, proprietà intellettuale e informazioni sensibili a rischi difficili da controllare. Parallelamente cresce l’interesse verso modelli privati, specializzati e distribuiti all’interno di ambienti nei quali dati, addestramento e inferenza rimangono sotto il controllo dell’organizzazione.
La governance dell’AI entra così nell’architettura dell’impresa. Standard come ISO/IEC 42001 introducono requisiti relativi alla gestione del rischio, alla classificazione dei casi d’uso, alla supervisione umana e alla tracciabilità delle decisioni. L’intelligenza artificiale non rappresenta più un progetto sperimentale o un insieme di strumenti isolati, ma una componente strutturale dei sistemi informativi, soggetta agli stessi criteri di governo applicati a dati, sicurezza e continuità operativa.
Digital Trust: la fiducia entra nei processi
La seconda direttrice riguarda il Digital Trust, destinato a diventare un elemento strutturale dei processi digitali. Se l’intelligenza artificiale interviene direttamente nell’esecuzione delle attività operative, ogni azione deve poter essere ricondotta a un’identità verificabile, ogni documento deve conservarne autenticità e integrità e ogni decisione deve risultare tracciabile. L’identità digitale, i servizi fiduciari qualificati, le firme elettroniche, le marche temporali e la conservazione a norma non rappresentano più funzioni specialistiche, ma componenti dell’infrastruttura sulla quale operano persone, applicazioni e agenti software.
L’evoluzione di eIDAS 2.0 rafforza ulteriormente questa prospettiva. L’introduzione dell’European Digital Identity Wallet e delle credenziali verificabili amplia il ruolo dell’identità digitale ben oltre l’autenticazione degli utenti, rendendola un elemento attraverso il quale qualificare persone, organizzazioni, documenti e attributi professionali lungo l’intero ciclo dei processi digitali. La fiducia non viene più applicata soltanto al documento finale, ma accompagna ogni fase dell’automazione.
Resilienza: sicurezza e continuità diventano strategiche
La terza direttrice riguarda la resilienza, un concetto che va oltre la cybersicurezza e investe l’intera capacità dell’organizzazione di continuare a operare in un contesto caratterizzato da crescente instabilità. Attacchi informatici, tensioni geopolitiche, vulnerabilità delle catene di fornitura e dipendenza da infrastrutture digitali rendono sempre più difficile separare la sicurezza dalla continuità operativa. La resilienza diventa così una proprietà dell’intero sistema aziendale, non una funzione affidata esclusivamente ai responsabili della sicurezza.
Anche il quadro normativo riflette questa evoluzione. Direttive e regolamenti come NIS2 e DORA attribuiscono al management responsabilità dirette nella gestione del rischio digitale, della supply chain e della continuità operativa. La capacità di garantire disponibilità dei servizi, protezione delle informazioni e affidabilità dei processi assume quindi un valore competitivo oltre che regolatorio, diventando uno dei requisiti sui quali si misura la solidità delle organizzazioni nell’economia digitale.
Sostenibilità: dall’obbligo normativo alla progettazione delle infrastrutture
La quarta direttrice riguarda la sostenibilità, interpretata non come un insieme di adempimenti ambientali, ma come un criterio di progettazione delle infrastrutture digitali. La crescita dei carichi di lavoro legati all’intelligenza artificiale rende sempre più rilevanti disponibilità di energia, efficienza dei data center, ottimizzazione delle risorse computazionali e modelli di deployment. La sostenibilità entra così nelle scelte tecnologiche insieme a prestazioni, sicurezza e costi operativi.
Carnevale Maffè richiama anche il ruolo delle politiche industriali, con strumenti come Transizione 5.0, che collegano gli incentivi agli investimenti in innovazione con il miglioramento dell’efficienza energetica. La sostenibilità entra così tra i criteri con cui vengono progettate le infrastrutture digitali, insieme a prestazioni, resilienza, sicurezza e costi operativi. Diventa una componente delle decisioni tecnologiche e industriali, non un requisito affrontato a valle.

Perché Havant ha acquisito Intesa
L’acquisizione di Intesa traduce questa impostazione in una piattaforma tecnologica. L’operazione non rappresenta soltanto un ampliamento del portafoglio di soluzioni, ma la costruzione di un’architettura nella quale intelligenza artificiale, Data Governance, gestione documentale e Digital Trust operano come componenti dello stesso ecosistema. L’operazione riunisce in un’unica architettura tecnologie che le imprese hanno tradizionalmente implementato attraverso piattaforme e fornitori differenti, superando una frammentazione che l’intelligenza artificiale rende sempre più difficile da sostenere.
Havant porta in dote le proprie piattaforme di Intelligent Document Processing, gestione avanzata dei contenuti, orchestrazione dei workflow, Data Governance e intelligenza artificiale. Intesa aggiunge quarant’anni di esperienza nei servizi fiduciari qualificati, nell’identità digitale, nell’onboarding, nello scambio elettronico dei documenti, nella fatturazione elettronica e nella conservazione digitale. È su questa complementarità architetturale, più che sulla semplice crescita dimensionale, che il gruppo costruisce il proprio posizionamento nel mercato della trasformazione digitale.
La costruzione di questa piattaforma si inserisce in una strategia di crescita perseguita attraverso acquisizioni successive, ciascuna orientata ad aggiungere competenze complementari. “Questa è una tappa significativa di un percorso di crescita europea ancora in corso”, osserva Massimo Missaglia, Founder & CEO di Havant. “Portiamo sul mercato un’offerta che in Italia oggi non ha eguali per ampiezza, profondità tecnologica e conformità normativa. Continuiamo a costruire, con la stessa logica di complementarietà e valore per i clienti che ha guidato ogni acquisizione finora”.
Una piattaforma per integrare AI e Digital Trust
La complementarità tra Havant e Intesa emerge soprattutto nell’architettura della piattaforma. L’automazione documentale e l’intelligenza artificiale producono valore quando possono operare all’interno di processi nei quali identità, autenticità dei documenti, tracciabilità delle operazioni e conformità normativa sono garantite fin dall’origine. Allo stesso tempo, i servizi fiduciari qualificati assumono un ruolo diverso quando non si limitano più a certificare documenti e firme, ma accompagnano workflow automatizzati nei quali intervengono sistemi di intelligenza artificiale.

“Non è soltanto una crescita dimensionale: è l’accelerazione del nostro piano”, afferma Pietro Lanza, Managing Director di Havant e Chairman di Intesa. “Integrare l’eccellenza di Intesa nel Digital Trust con le nostre competenze in IDP, AI e digitalizzazione dei processi ci permette di presentarci al mercato come un unico partner end-to-end. È un’operazione che anticipa ciò che il mercato ci chiederà nei prossimi anni”.
L’integrazione ricompone così in un’unica piattaforma attività che nelle imprese vengono spesso gestite attraverso tecnologie differenti. Acquisizione documentale, comprensione automatica dei contenuti, orchestrazione dei processi, firme elettroniche, scambio dei documenti, conservazione digitale e Data Governance condividono la stessa architettura. Anche la conformità a eIDAS 2.0, AI Act, DORA e GDPR entra nella progettazione dei processi, diventando una caratteristica dell’infrastruttura e non un controllo aggiunto nelle fasi finali del progetto.
Una crescita costruita per integrazione
L’acquisizione di Intesa si inserisce in un percorso di crescita costruito per successive integrazioni. Ogni operazione ha aggiunto competenze specialistiche che vengono ricondotte a una piattaforma comune, nella quale gestione documentale, Data Governance, intelligenza artificiale e servizi fiduciari condividono la stessa architettura applicativa. È una direzione che riflette la convergenza descritta da Carlo Alberto Carnevale Maffè: componenti nate come domini tecnologici separati vengono progressivamente integrate all’interno dello stesso ecosistema.

“Questa è una tappa significativa di un percorso di crescita europea ancora in corso”, osserva Massimo Missaglia, Founder & CEO di Havant. La logica, aggiunge, rimane quella della “complementarietà e del valore per i clienti” che ha guidato lo sviluppo del gruppo. In questa prospettiva, l’integrazione di Intesa non rappresenta un punto di arrivo, ma un ulteriore passo nella costruzione di un ecosistema tecnologico capace di rispondere alle nuove esigenze di governance, conformità e trasformazione digitale delle imprese.
eIDAS 2.0 amplia il ruolo del Digital Trust
L’apporto di Intesa va oltre l’integrazione di nuovi servizi nel portafoglio del gruppo. Il regolamento europeo eIDAS 2.0 ridefinisce infatti il ruolo dell’identità digitale e dei servizi fiduciari, trasformandoli da strumenti dedicati alla firma elettronica e alla gestione documentale in componenti dell’infrastruttura digitale europea.
Il cambiamento più significativo riguarda l’introduzione dell’European Digital Identity Wallet, destinato a consentire a cittadini e imprese di utilizzare un’identità digitale riconosciuta in tutta l’Unione europea insieme a un insieme di credenziali verificabili. Titoli di studio, qualifiche professionali, autorizzazioni, deleghe e altri attributi potranno essere condivisi in modo selettivo e verificabile, riducendo la necessità di controlli ripetitivi e semplificando i processi di identificazione.
L’impatto riguarda direttamente anche le organizzazioni. La possibilità di associare credenziali verificabili a persone, imprese, applicazioni e documenti consente di qualificare ogni fase dei processi digitali, garantendo l’origine delle informazioni, la responsabilità delle azioni e il valore delle evidenze prodotte. In un contesto nel quale gli agenti di intelligenza artificiale assumono un ruolo crescente nell’esecuzione delle attività operative, identità, autorizzazioni, deleghe e servizi fiduciari diventano componenti indispensabili dell’architettura applicativa, accompagnando l’intero ciclo del processo anziché limitarsi a certificarne il risultato finale.
Quarant’anni di Digital Trust dentro una piattaforma europea
Per Intesa, l’ingresso nel gruppo Havant rappresenta un cambiamento di scala più che di identità. L’azienda continua a presidiare l’ambito nel quale ha costruito la propria esperienza – servizi fiduciari qualificati, identità digitale, gestione documentale e conformità per i mercati regolamentati – inserendo queste competenze all’interno di una piattaforma che estende il proprio perimetro verso automazione dei processi, Data Governance e intelligenza artificiale.

“L’ingresso in Havant apre un capitolo straordinario per Intesa, valorizzando quarant’anni di storia nel Digital Trust”, afferma Giuseppe Mariani, CEO di Intesa. La crescita del gruppo rappresenta l’opportunità di combinare “soluzioni, certificazioni e competenze” con gli asset tecnologici sviluppati da Havant, mantenendo “l’affidabilità di sempre e la solidità di un gruppo che continuerà a crescere”.
L’evoluzione del quadro regolatorio europeo rafforza ulteriormente il ruolo di queste competenze. L’applicazione di eIDAS 2.0, la diffusione dell’European Digital Identity Wallet, l’entrata in vigore dell’AI Act e il rafforzamento dei requisiti introdotti da DORA e NIS2 ampliano progressivamente il ruolo dell’identità digitale e dei servizi fiduciari. In processi sempre più automatizzati, nei quali l’intelligenza artificiale interviene direttamente nelle attività operative, il Digital Trust diventa uno degli elementi che rendono possibile coniugare automazione, conformità normativa e affidabilità dei processi.
Con il completamento dell’operazione il gruppo supera i 110 milioni di euro di fatturato, riunisce oltre 700 professionisti, serve più di 5.000 clienti e opera direttamente in Italia, Paesi Bassi, Belgio, Francia, Germania e Irlanda, gestendo oltre 5 miliardi di transazioni. Più dei numeri, è il progetto industriale a delineare il posizionamento del nuovo gruppo: riunire nella stessa architettura automazione documentale, intelligenza artificiale, Data Governance, identità digitale e servizi fiduciari qualificati, tecnologie destinate a convergere sempre più strettamente nella trasformazione digitale delle imprese europee.
Dalla trasformazione digitale alla strategia industriale
La strategia di Havant rappresenta una traduzione concreta dello scenario delineato da Carlo Alberto Carnevale Maffè. Se software e infrastrutture digitali sono diventati fattori della competizione economica e industriale, anche intelligenza artificiale, Data Governance, identità digitale e servizi fiduciari cessano di essere domini tecnologici separati e convergono nella stessa architettura.
È in questa prospettiva che l’integrazione di Intesa assume un significato che va oltre la crescita dimensionale del gruppo. Se, come sostiene Carnevale Maffè, “il software è la continuazione della geopolitica con altri mezzi”, la capacità di integrare AI, Digital Trust e governance all’interno della stessa piattaforma diventa una scelta di posizionamento industriale prima ancora che tecnologico.









