Google delude. Pubblicità.

Tra analisti delusi e previsioni fantascientifiche, le sorti della società di MountainView sotto lenti spesso poco obiettive.

Improvvisa è arrivata la crisi.
Magari momentanea, sicuramente solo
borsistica, ma anche Google è incappato nella mitica “delusione degli
analisti
” che si aspettano sempre qualcosa in più.

I suoi risultati
non sono stati così soddisfacenti e il titolo ha iniziato ad andare giù molto in
fretta trascinando con sé anche un po' di incolpevoli titoli tecnologici che con
il motore di ricerca non c'entrano nulla.
Normale, d'altronde qualche anno
fa un'inchiesta giudiziaria su Olidata aveva provocato il crollo di titoli come
I.Net che stanno al produttore di pc come i cavoli a merenda.

Il mercato
è fatto così, non va troppo per il sottile e soprattutto quando ci sono di mezzo
titoli tecnologici non riesce a mantenere un comportamento equilibrato.
Fino
a pochi giorni fa c'era un analista che parlava persino di quota duemila dollari
per Google.
Mezzucci per farsi notare, per fare parlare di sé ma in molti
continuavano a sostenere che il titolo del motore di ricerca aveva ancora molto
spazio davanti a sé.
Come se non avessimo già visto che la pubblicità,
motore dello sviluppo di Google, non è una mucca da mungere all'infinito.

Dubitiamo che la lezione di queste ore possa servire a qualcosa. Tra poco
probabilmente la società di Mountain View ricomincerà la propria corsa un po'
folle, si leverà la voce di qualche Cassandra che in quanto tale rimarrà
inascoltata, fino al prossimo crollo.
Quando si scoprirà che la pubblicità
da sola non basta.

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