Home Cloud Google Cloud: qual è l’opzione di storage giusta per la propria azienda

Google Cloud: qual è l’opzione di storage giusta per la propria azienda

Se vi state chiedendo, nell’ambito dell’ecosistema di Google Cloud, dove dovrebbe memorizzare i dati la vostra applicazione, è la stessa Google che ora aiuta a scegliere tra le varie opzioni di storage.

Naturalmente, sottolinea innanzitutto Google, la scelta dipende dal caso d’uso. Un post sul blog dell’azienda di Mountain View cerca di fare chiarezza coprendo le diverse opzioni di storage disponibili all’interno di Google Cloud attraverso tre tipi di archiviazione: a oggetti, blocchi e file.

La prima opzione è Cloud Storage, che fornisce archiviazione di oggetti per dati binari, blob e dati non strutturati. In genere, mette in evidenza Google Cloud, lo si usa per qualsiasi applicazione, qualsiasi tipo di dati che è necessario memorizzare, per qualsiasi durata.

È possibile aggiungere o recuperare dati da Cloud Storage tutte le volte che se ne ha bisogno e gli oggetti memorizzati hanno un ID, metadati, attributi e i dati effettivi. I metadati potrebbero includere ogni sorta di cose riguardanti le classificazione di sicurezza del file, le applicazioni che possono accedervi e informazioni simili.

I casi d’uso dello storage di oggetti, spiega Google Cloud, includono applicazioni che hanno bisogno che i dati siano altamente disponibili e durevoli, come lo streaming di video, il serving di immagini e documenti e i siti web. Viene anche usato per memorizzare grandi quantità di dati per casi d’uso come la genomica e i data analytics.

Lo si può anche utilizzare per memorizzare i backup e gli archivi per la conformità con i requisiti normativi. Oppure, per sostituire i vecchi record fisici su nastro e spostarli sul cloud storage. È anche ampiamente utilizzato per il disaster recovery.

Google Cloud storage

Persistent Disk e Local SSD sono invece le opzioni di storage a blocchi di Google Cloud. Sono servizi integrati con le macchine virtuali Compute Engine e Kubernetes Engine. Con l’archiviazione a blocchi, i file sono divisi in blocchi di dati di dimensioni uniformi, ciascuno con il proprio indirizzo, ma senza informazioni aggiuntive (metadati). L’archiviazione a blocchi può essere raggiunta direttamente dal sistema operativo come un volume montato.

Persistent Disk è un archivio a blocchi per le VM che offre una serie di opzioni di latenza e prestazioni. I casi d’uso dei Persistent Disk includono dischi per le VM e dati condivisi in sola lettura tra più VM. Viene anche utilizzato per backup rapidi e duraturi delle VM in esecuzione. A causa delle opzioni ad alte prestazioni disponibili, Persistent Disk è anche una buona opzione di storage per i database.

SSD locale è anch’esso uno storage a blocchi, ma è di natura temporanea (ephemeral), e quindi è tipicamente usato per carichi di lavoro stateless che richiedono le più basse latenze disponibili. I casi d’uso includono database ottimizzati per flash, layer di host caching per gli analytics o dischi scratch per qualsiasi applicazione, così come scale out analytics e media rendering.

Infine, il file storage di Google Cloud. Come Network Attached Storage (NAS) completamente gestito, Filestore fornisce un file system condiviso basato sul cloud per dati non strutturati. Offre una latenza bassa e fornisce un accesso simultaneo a decine di migliaia di client con prestazioni scalabili e prevedibili fino a centinaia di migliaia di IOPS, decine di GB/s di throughput e centinaia di TB.

È possibile scalare la capacità verso l’alto o il basso on demand. Tra i casi d’uso tipici di Filestore ci sono: high performance computing (HPC), media processing, electronics design automation (EDA), migrazioni di applicazioni, gestione dei contenuti web, data analytics nel settore delle life science e altro ancora.

Nel post del blog di Google Cloud sono disponibili maggiori dettagli sulle offerte di storage della piattaforma Google.

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