Gli oligopoli frenano l’innovazione

Il Censis dice la sua sul controllo delle reti. Poche aziende e istituzioni contro il nuovo che avanza.

Gli oligopoli mondiali non frenano l'innovazione, quelli italiani sì. Il
Censis, nella sua analisi sul controllo delle reti telematiche, punta il dito
contro quelle poche aziende e istituzioni che frenano il sistema
dell'innovazione italiano.

“Il sistema - scrive il rapporto - appare polarizzato su due realtà diverse e completamente opposte. Da una parte una moltitudine attiva nei diversi campi della conoscenza che stenta a diventare minoranza creativa, imprenditoriale o professionale, a diventare energia vitale di un'economia che si confronta con le sfide mondiali, dall'altra un oligopolio costituito da poche aziende e istituzioni che hanno interesse a rafforzare le loro posizioni dominanti occupando quegli spazi che le nuove tecnologie offrono”.


L'arretratezza del nostro Paese, prosegue il Censis, si sostanzia proprio nella mancanza di un tessuto intermedio, di un software di connessione fra queste due dimensioni.


Le potenzialità ci sarebbero visto che siamo il Paese delle prime reti civiche, del 100% dei comuni capoluogo che hanno adottato la telematica come metodo di comunicazione con i cittadini, di una foltissima comunità open source e la quarta lingua a livello mondiale per i blog. Eppure tutto questo si scontra contro poche aziende e istituzioni lente (vi ricordate la vicende del Wi-fi?) che, a differenza degli oligopoli mondiali costituiscono un freno all'innovazione.


In Italia “la gestione del nuovo, degli asset strategici vengono considerati appannaggio degli interessi di Stato o di poche aziende presenti in tutti i tavoli considerati più strategici”. E qui il Censis ricorda il piano
Socrate di Telecom, l'Umts e il bando per il Wimax che limiterebbe la
partecipazione alle aziende di grandi dimensioni.

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