Gli editori contro i motori di ricerca

All’associazione degli editori non piace il modello di business dei search engine. Fanno i soldi con i nostri contenuti, dicono. E non pagano nulla

La torta si sta facendo importante, alcune società hanno fatturati colossali realizzati però un po' alle spalle degli altri. Questo pensa la World association newspaper, l'Associazione mondiale degli editori alla quale aderisce anche l'italiana Fieg, che in una nota ha fatto sapere che un gruppo di lavoro cercherà di stabilire nuove norme per formalizzare le relazioni commerciali fra editori, motori di ricerca e aggregatori dei contenuti che offrono “un servizio prezioso agli editori in termini di generazione di traffico, ma il loro modello di business riposa principalmente sullo sfruttamento gratuito dei contenuti degli altri”.
I motori di ricerca secondo l'Associazione mondiale degli editori basano sempre di più il loro business su “produttori e aggregatori di contenuti come gli editori. L'ironia è che i motori di ricerca esistono principalmente grazie a noi e approfittano dei nostri contenuti”. Un processo che Gavin O'Reilly, presidente dell'Associazione e responsabile del gruppo di lavoro definisce “Napsterizzazione”. Il primo passo del gruppo sarà di incontrare Charlie McCreevy e Vivianne Reading, rispettivamente commissario europeo al mercato interno e ai servizi e commissaria della Società dell'informazione.

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