Giochi di forza

La tutela della libertà, secondo Google.

C'è parecchia incongruenza nelle decisioni di Google di questi ultimi
giorni.

La società balza alle cronache del fine settimana mettendo a
segno la peggiore seduta borsistica della sua storia dopo aver rifiutato di
consegnare all'Amministrazione Bush i dati relativi alle query effettuate sul
suo motore nei 60 giorni dall'inizio di giugno alla fine di luglio dello scorso
anno.

Dati considerati fondamentali per l'Amministrazione al fine
dell'applicazione di una serie di norme severissime in materia di
antipedofilia.

Dati considerati inalienabili da Google in nome della
privacy, della libertà dei netsurfer, della protezione del segreto
industriale.

Ieri, invece, la società sceglie di aderire alle
richieste del Governo Cinese.
Per poter operare su quel mercato, accetta di
reindirizzare i navigatori cinesi che cercano di accedere a
google.com verso google.cn, versione localizzata del suo motore di ricerca
e priva dei link a quei servizi e a quelle tematiche non gradite al governo
stesso.

Niente blog,  niente email, niente forum, niente video o
file audio.
Niente riferimenti a fatti scottanti: Tienammen è una voce senza
risultati su google.cn.

Anche questa volta tutto in nome della
libertà.
Libertà di accedere a 180 milioni di navigatori in più.
Con tutte
le implicazioni, anche economiche, del caso.

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