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Fujitsu, la containerizzazione per trasformare le aziende

Come i ‘Transformational Leaders’ usano la containerizzazione per decostruire e ridisegnare le loro aziende: a spiegarlo è Sanjeev Kamboj, CTO, Cloud Partner Eco Systems di Fujitsu

 

Se c’è un’espressione in grado di far tremare un CIO, è “cloud silos” o “silos di dati”. La paura del lock-in impedisce a molte aziende di sfruttare le migliori infrastrutture multi-cloud e di implementare tecnologie di trasformazione molto utili, come i container. In qualità di CTO Cloud Partner Eco Systems di Fujitsu, Sanjeev Kamboj aiuta i clienti a trasformare le loro attività, in modo da concretizzare al massimo i vantaggi della trasformazione digitale. Ecco le sue riflessioni in merito a come superare la paura del lock-in per riuscire ad apportare cambiamenti trasformativi positivi.

 

Le aziende adottano il cloud per massimizzare l’agilità e la flessibilità. L’opinione comunemente diffusa vuole evitare a tutti i costi il lock-in del fornitore o della tecnologia per mantenere tutte le opzioni aperte. La realtà è diversa. In alcuni casi, un certo grado di lock-in, non è una cosa negativa – a patto che le aziende affrontino l’implementazione con le giuste competenze, la giusta leadership e i giusti partner per mantenere lo spazio di manovra per rispondere alle esigenze future.

I container sono una tecnologia cloud che dimostra quanto appena detto. Ho già avuto modo di parlare in passato della loro crescente popolarità. Non sorprende che gli sviluppatori adorino i container, dato che essi consentono di creare e implementare codici basati su microservizi in tempi eccezionalmente rapidi, riuscendo così a tenere il ritmo delle richieste che arrivano senza sosta dai clienti, tanto esterni quanto interni.

Come i contenitori multiuso per i trasporti da cui traggono il nome, i container sono bundle applicativi autosufficienti che possono essere ‘spostati’ ovunque occorra. Un’altra somiglianza con i container degli spedizionieri è l’ampiezza del loro ecosistema, ovvero la logistica e l’infrastruttura necessarie per far funzionare il sistema – dalla banchina del porto ai mezzi per la movimentazione e alle flotte di camion o treni che li trasportano alle loro destinazioni finali.

 ‘Complessità’ significa che l’implementazione della containerizzazione non è per chi si spaventa facilmente

La crescita esponenziale dei modelli di business che si basano pesantemente sulla containerizzazione – da Netflix a Uber ed Etsy – ne ha accelerato il deployment enterprise su vasta scala. Gli analisti prevedono che oltre il 75% delle aziende di tutto il mondo si doterà quest’anno di applicazioni containerizzate per il processo di produzione. Questo significa un notevole aumento di complessità, con svariate opzioni aperte fra cui scegliere per orientare le proprie azioni.

Anche se un’azienda possiede una strategia multi-cloud, la containerizzazione richiede un ulteriore livello decisionale. Prima di tutto esistono numerose opzioni in termini di provider e soluzioni corrispondenti – per esempio Amazon EKS, Google GKE, Azure AKS, HPE Ezmeral e VMware Tanzu. Prima di compiere una scelta, occorre tenere presente che i container non possono essere categorizzati come infrastruttura o come applicazione; più che altro sono intrinsecamente ‘intrecciati’ e integrati con i sistemi core. Ogni provider, inoltre, ha un suo proprio approccio leggermente differente dagli altri. Nonostante tutti gli asseriti benefici derivanti dalla portabilità dei container, questa non si estende al trasferimento tra i diversi cloud, a meno che non vi sia una corretta pianificazione e una chiara comprensione del modo in cui i container gestiscono i dati.

L’elevato grado di integrazione fa sì che la containerizzazione abbia anche altri impatti sul business. Per prima cosa, un’azienda dovrebbe ripensare alla propria percezione interna degli asset e dell’infrastruttura IT. Possiamo guardare a questo cambio di percezione come alla differenza tra avere un animale da compagnia e possedere un’intera mandria di bestiame. La gestione degli ambienti IT risultava più semplice prima della diffusione del cloud. Un’azienda definiva e acquistava l’hardware che le occorreva, quindi si prendeva amorevolmente cura di ciascun server come se fosse un animale da compagnia – aggiornando il software e applicando patch quando necessario, talvolta anche durante il week-end o nel cuore della notte. I container vengono invece trattati più come il bestiame. Implementare un aggiornamento significa molto spesso ‘mandare in pensione’ il servizio originale e rinnovarne il deployment a partire da un repository. Questo ha, inevitabilmente, profonde ripercussioni anche su molti altri aspetti di un business: per esempio, come si addebita un servizio che viene regolarmente ricostruito da zero? E come si tiene traccia del modo in cui tutti i servizi sottostanti comunicano e si comportano? Ci stiamo muovendo in direzione di uno scenario di Modern Application che ha bisogno di framework differenti in termini di leadership, vendite, realizzazione di soluzioni e strategie commerciali.

C’è una diffusa mancanza di competenze specifiche in quest’area

Un altro punto da considerare è che i container sono una tecnologia emergente che sta crescendo in popolarità: è necessario quindi formare il personale già in forze o assumere nuovi esperti dotati delle necessarie competenze. Come con qualsiasi progetto tecnologico, occorrono persone che abbiano esperienza nel deployment in ambienti di produzione su scala web. Tuttavia, questa è una tecnologia nuova che esiste solo da pochi anni, pertanto sono pochi coloro che hanno potuto maturare l’esperienza di questo tipo di deployment (anche se il loro numero aumenta quotidianamente). Ogni azienda ha uno scenario IT specifico per le proprie esigenze e interrelazioni tecniche molto peculiari, pertanto, ogni nuovo progetto introduce nuove sfide e nuove complessità. Anche le persone con l’esperienza richiesta avranno bisogno di tempo per definire e pianificare il percorso migliore verso il deployment.

Anche se l’implementazione per il business può apparire relativamente semplice, molto probabilmente continuerà ad essere necessaria un’ampia varietà di competenze tecniche. Alcuni dati potrebbero continuare a vivere al di fuori dell’ambiente containerizzato; quindi, è necessario capire quale sia il luogo migliore in cui conservarli – e ciò significa acquisire competenze che abbracciano tutti gli ambienti cloud che ospitano i dati, oltre alla conoscenza specifica di ambienti di containerizzazione completamente diversi. Per esempio, i dati corporate potrebbero risiedere su Oracle e usare container AWS, che potrebbero dover comunicare in un’architettura distribuita. Potrebbero esserci anche differenti cloud e differenti provider, cosa che andrebbe ad aumentare ancor più la complessità.

Una salda leadership trasformativa è elemento essenziale per il successo del progetto

 Quando ci si avvia lungo un progetto di trasformazione non bisogna sottovalutare l’importanza di potersi affidare a un leader adeguato a svolgere quel determinato compito. I leader possiedono una lunga esperienza nelle trasformazioni verificatesi nel tempo tramite il ricorso a nuove tecnologie emergenti in rapida evoluzione che riscrivono costantemente le regole del gioco. Senza alcun vero precedente su cui potersi basare, i leader devono conoscere la teoria della complessità, avere una mentalità aperta ed essere a proprio agio di fronte ad elevati livelli di ambiguità e volatilità.

Quando si gestisce un qualsiasi genere di cambiamento organizzativo è normale incontrare resistenze. L’evoluzione e il mutamento culturale della struttura organizzativa sono fattori essenziali per una trasformazione di successo. I leader devono saper ispirare le proprie persone e mantenere i nervi saldi per tutta la durata del progetto, anche quando può essere particolarmente lungo. A differenza delle infrastrutture di un tempo, qui non si può aggiornare una app per volta. Quando si implementano workload basati sui container, è possibile aggiornarli solo se si aggiornano tutti contemporaneamente. Una volta che si inizia, non si può quindi tornare indietro: bisogna andare avanti e avere fiducia nella propria capacità di completare il processo.

I leader trasformativi più abili, sono in grado di effettuare ogni tipo di cambiamento organizzativo. La forma che l’azienda ha all’inizio di un progetto importante deve essere modificata per poter raggiungere gli obiettivi prefissati. Occorre quindi identificare in anticipo l’aspetto che dovranno avere i team del futuro per poter arrivare fino in fondo con successo. Un leader dovrebbe decostruire e quindi ridisegnare il modello operativo per riuscire a sfruttare realmente le tecnologie trasformative, dando vita a un’organizzazione adattativa. (qui è possibile trovare altre informazioni al riguardo).

Infine, i leader trasformativi devono anche possedere un affidabile istinto socio-politico. Le trasformazioni aziendali sono infatti talmente complesse che è essenziale riuscire a identificare fin da subito i partner adatti. Un altro fattore chiave per il successo delle trasformazioni è la capacità di far leva sulla potenza di un ecosistema. La containerizzazione non concede il lusso di tenere aperte tutte le opzioni, tenendo spalancato un ventaglio di approcci differenti. La scelta migliore è – e resta – un ecosistema che sia in grado di fornire soluzioni tanto alle sfide del presente, quanto a quelle del futuro.

Sanjeev Kamboj fujitsu containerizzazione
Sanjeev Kamboj

Mettere tutto questo in pratica in un ambiente multi-cloud: un esempio

Come si traspone tutto questo nella pratica? Ecco una case history che aiuterà a rendere l’idea. Di recente Fujitsu si è occupata di modernizzare l’ambiente IT di International Personal Finance Plc, una società specializzata nel credito al consumo e nei prestiti digitali che si è rivolta a noi per aumentare velocità e agilità, passando al cloud. La nostra lunga esperienza nel collaborare con IPF ci ha messo in grado di comprendere esattamente cosa fosse necessario. Come partner strategico di AWS e VMware abbiamo potuto portare in questo progetto la potenza di un ecosistema solido ed efficiente.

Come con tutti i progetti più significativi, la condivisione delle competenze in un ciclo di apprendimento ininterrotto è essenziale. Nel caso di IPF una delle sfide più difficili era di natura culturale: affrontare il timore del cambiamento. Una pianificazione e una preparazione dettagliate hanno saputo scardinare il timore diffuso secondo cui un importante cambiamento tecnologico avrebbe fermato il business per molto tempo. Alla fine, il down time totale della fase di switchover è stato di pochi minuti nel corso di un week-end, senza alcun impatto né sui clienti né sul business.

I risultati parlano da soli. Anche se è stato percepito come un mero cambiamento tecnologico, è stato in realtà coinvolto fondamentalmente l’intero business. La trasformazione ha modificato tutto, dall’area legale a quella commerciale, e questa razionalizzazione ha ridotto significativamente anche i costi IT, in alcuni casi fin del 50%.

Il deployment richiede tempo e coraggio

 Non si può negare che il deployment della containerizzazione sia difficile. Non di meno, le applicazioni totalmente distribuite diventano sempre più la norma, man mano che le aziende scelgono di adottare questo approccio agile per entrare in nuovi mercati e rilasciare trasparentemente nuovi servizi. Ogni azienda deve rimodellarsi per permettere la trasformazione e supportarla appieno. La prossima frontiera sarà quella di ottimizzare la rete distribuita, e le applicazioni distribuite che vi si appoggiano.

Lo scenario applicativo sta cambiando rapidamente, ma chi non si è ancora avvicinato alle app distribuite ha ancora tempo per farlo. Tutti stanno ancora provando a capire come orientarsi in questo mondo nuovo, che offrirà incredibili opportunità a coloro che lo sapranno decifrare fin da subito. Ci si può preparare al successo organizzando le giuste partnership, coltivando il giusto tipo di leadership e disegnando il giusto team internamente. Con l’ecosistema dei partner Fujitsu, abbiamo già pronta una combinazione di aree di competenza complementari che assicura che ogni progetto si svolga di fatto in una salda e forte collaborazione.

Occorre infine conservare il proprio ottimismo e rinsaldare la propria fiducia per poter guidare un’azienda attraverso una trasformazione. Basta ricordarsi dell’esempio di realtà come Netflix che creano nuovi servizi prima e più velocemente di altri degli altri e servono i loro clienti in maniera più efficace. E per quanto riguarda gli ostacoli, ovviamente se ne incontreranno alcuni, ma basterà non fermarsi e i vantaggi arriveranno.

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