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Facebook smetterà di raccomandare gruppi politici agli utenti

Facebook non raccomanderà più gruppi politici e civici ai suoi utenti, nell’intento di abbassare i toni: e quanto annunciato mercoledì dal Ceo Mark Zuckerberg, chiudendo una pratica che secondo molti legislatori e critici ha contribuito alla polarizzazione online.

La recente presa di posizione è l’ultimo sforzo del più grande social network al mondo per ridurre il suo ruolo di vettore di acrimonia politica, a distanza di meno di un anno e mezzo dopo che Zuckerberg ha sostenuto il ruolo di Facebook come piattaforma per la “libertà di espressione” anche su questioni controverse .

Il social network aveva già sospeso queste raccomandazioni a ottobre per gli utenti statunitensi in vista delle elezioni del 2020.
Nonostante questo, Facebook ha dovuto affrontare il controllo dei legislatori liberali per aver ripreso la pratica, secondo un rapporto Markup , in particolare all’indomani della rivolta del Campidoglio del 6 gennaio.

Mark Zuckerberg ha definito la decisione come una prosecuzione del lavoro già svolto nel tempo per abbassare la temperatura e scoraggiare conversazioni divisive.

Il Ceo di Facebook ha anche affermato che la società sta prendendo in considerazione l’adozione di nuove misure per limitare la quantità di contenuti politici che gli utenti vedono nel proprio feed di notizie.

Si tratta di una presa di posizione forse tardiva rispetto a quanto da più parti richiesto, tuttavia Facebook ha sempre preferito ridurre al minimo i controlli su questo tipo di comunicazione; la pressione crescente da parte dell’opinione pubblica ha sicuramente inciso in questo cambio di direzione. Del resto, il peso specifico dei social network su movimenti d’opinione è tutt’altro che irrilevante: movimenti come i no vax e i no mask non sarebbero forse neppure nati, senza la cassa di risonanza e la viralità che la tecnologia consente attraverso internet.
Rimane aperta la questione di fondo, già emersa con il bando di Donald Trump dai network e la chiusura del social Parler: è corretto che siano società private a prendere decisioni etiche, andando a colmare un colpevole vuoto lasciato tale dalle istituzioni politiche?

 

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