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Facebook continua a crescere, ma per quanto ancora?

I media americani definiscono “insane”, “folli” i risultati della seconda trimestrale presentata ieri da Facebook.
E a solo guardare i numeri tali in effetti sono: +59 per cento il fatturato, che ha raggiunto i 6,44 miliardi di dollari, utili per azione a 0,97 dollari, contro gli 0,82 attesi da Wall Street, azioni in crescita dell’8%, 1,71 miliardi di utenti attivi mensili, in crescita del 15 per cento anno su anno, 1,13 miliardi di utenti attivi giornalieri, in crescita del 17 per cento anno su anno.
Soprattutto, un rapporto tra utenti attivi mensili e giornalieri stabile al 66% che in qualche modo ha rassicurato Wall Street, intimorita dalla crescita di social network concorrenti, Snapchat in primis.
E soprattutto – ancora – una crescita davvero importante sul fronte degli utenti mobile: oggi sono 1,03 miliardi al giorno e sono cresciuti del 22 per cento in un anno. Ed è sempre dal mobile che arriva una bella quota degli introiti pubblicitari: era il 76 per cento nel secondo trimestre del 2015, ora siamo arrivati all’84 per cento.
Bene tutto quanto ha a che fare con il video, tanto da portare Mark Zuckerberg a definire una strategia “video first” per tutti i suoi prodotti.

Il fronte business per Facebook c’è

Al momento ci sono 60 milioni di pagine business attive ogni mese, mentre ogni giorno sulle sue piattaforme Facebook conta qualcosa come 2 miliardi di ricerche.
Proprio sulla ricerca potrebbero concentrarsi alcune delle novità future della società. Non si parla ancora di farne un servizio “monetizzabile” (ad esempio con logiche di sponsorizzazione), ma non è escluso che lo possa diventare un futuro.

Le ombre

Tutto bene dunque?
No, ed è la stessa Facebook a mettere in evidenza anche le ombre della propria trimestrale.
In primo luogo si parla di risultati eccezionali. E “eccezionali”, in questo caso, deve essere tradotto con “difficilmente ripetibili”.
Perché se è vero che gli utenti aumentano e anche i più giovani restano comunque ancorati sia a Facebook sia a Instagram, è altrettanto vero che il CFO Dave Wehner con molto realismo ha avvisato gli investitori che l’aumento del carico pubblicitario non è infinito. Il che significa che i newsfeed degli utenti già mostrano il numero massimo di contenuti pubblicitari che è ragionevole mostrare.
Certo c’è sempre Instagram, dove il carico attualmente è leggero, e ci sono i Paesi emergenti, nei quali il fatturato pubblicitario medio per utente è inferiore a quello realizzato negli Usa e in Europa, ma, per dirla con le parole di Wehner, la gestione dei carichi sui newsfeed è un “mix di arte e scienza”, che richiede molta cautela per evitare che gli utenti si disaffezionino.

 

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