A colloquio con Christian Fredrikson, Ceo della società. La privacy come tema culturale: perché non diamo il giusto valore ai nostri dati?

In Italia per ”festeggiare” i dieci anni di presenza di F-Secure nel nostro Paese, Christian Fredrikson, Ceo della società, coglie l’ccasione per una riflessione a tutto tondo sulla sicurezza, sì, ma anche sulla privacy e sull’idea stessa di protezione.
”Abbiamo cambiato la mission della nostra azienda” esdisce, spiegando poi che in un mondo profondamente cambiato, non si può restare fermi alla protezione dei pc.
”Siamo passati dalla protezione dei pc a quella delle persone: questo comporta un grande cambiamento sia in termini di mindset, di approccio mentale, sia in termini di tecnologia sia ancora di prodotti”.

Un cambiamento importante, dunque, per una società che ha al suo attivo 26 anni di esperienza nella sicurezza, che investe il 27% del suo fatturato in ricerca e sviluppo, che lavora in tutto il mondo con oltre 200 operatori e 6.000 service partner.
Importante e necessario, perché ”siamo ben consapevoli che tutto quello che abbiamo fatto nella nostra storia, potrebbe non essere più rilevante in futuro”.

Secondo Fredrikson, per comprendere la dimesione della sifda in atto non si può non partire da Edward Snowden: ”A prescindere da qualsiasi valutazione si vogliaq dare sulla sua figura, di certo ci ha resi consapevoli del nuovo scenario delle minacce It”.
Si parla di utilizzi governativi del malware, poco importa che sia per spionaggio, per sorveglianza, per condurre azioni di sabotaggio, per warfare.
”Vorrà dire qualcosa se la Corea del Nord ha raddoppiato il personale che segue le cyber war”, sostiene Fredrikson, convinto che la situazione è tale da non poter garantire a nessuno il 100% di sicurezza, a meno di disconnettersi dalla rete.
Anche i software di sicurezza, ricorda, hanno il limite di richiedere un collegamento al cloud per ricevere gli aggiornamenti.
E allora, provoca, bisogna raggiungere almeno una consapevolezza: ”La privacy è morta”, o per lo meno non dovremmo svenderla così facilmente.
Ognuno di noi genera 12 dollari di profitto per Google: è il prezzo della nostra privacy, sottolinea Fredrikson, che ironizza: ”Google ti conosce meglio del tuo fidanzato”.
Ma siamo davvero sicuri di non aver davvero niente da nascondere e che la privacy non abbia valore?
”Non c’è niente di gratis nella vita - ricorda Fredrikson - . Tu sei il prodotto, ma devi accettare di esserlo”.

Ed è in risposta a questo nuovo scenario che F-Secure ha lanciato Freedome, una soluzione per iOS, Android e a breve anche per pc.
”È un prodotto di semplice utilizzo, che nasconde la complessità: il traffico dati viene cifrato e non può essere crackato”.
Questo consente di evitare il riconoscimento della provenienza, e, ad esempio, evitare il il dynamic pricing dei siti di viaggio.
”Nei Paesi in cui la libertà di utilizzo di Internet viene messa in discussione, la cifratura del traffico consente di nascondere alle autorità quali servizi vengono utilizzati”.

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