Estinzione della società, i debiti e i crediti passano ai soci

Con la sentenza n.6070, la Cassazione ha paragonato la cancellazione della società dal Registro delle Imprese a una sorta di successione, perciò se sopravvivano alcuni crediti o debiti questi passano direttamente ai soci.

La Corte di Cassazione nella sentenza n.
6070,
depositata il 12 marzo 2013, ha stabilio che alla cancellazione della
società dal Registro delle imprese
non corrisponde il venir meno di ogni rapporto
giuridico facente capo alla società estinta ma si determina un fenomeno di tipo
successorio in favore dei soci. In altri termini, la Cassazione paragona la
cancellazione della società (sia essa di capitali o di persone) dal Registro
delle Imprese a una sorta di successione, proprio come avviene con la
morte di una persona fisica. Tuttavia può capitare che, nonostante la
cancellazione, sopravvivano alcuni crediti e debiti (ossia siano pendenti
alcuni rapporti attivi o passivi) non definiti durante la
fase di liquidazione.

“I creditori
sociali insoddisfatti - come riporta FiscoOggi - devono quindi rivolgere le loro
pretese direttamente nei confronti dei soci e non della società ormai estinta,
ai sensi e per gli effetti degli articoli 2495 cc (società di capitali), 2312
cc (società in nome collettivo) e 2324 (società in accomandita). Una diversa
soluzione comporterebbe, per la Corte, un'ingiustificata violazione del diritto
di difesa dei debitori sociali, tutelato dall'articolo 24 della Costituzione”.

Le Sezioni Unite hanno quindi stabilito i seguenti
principi di diritto:
 - le obbligazioni si trasferiscono ai soci,
i quali ne rispondono, nei limiti di quanto riscosso a seguito della liquidazione
o illimitatamente, a seconda che, pendente societate, essi fossero o meno
illimitatamente responsabili per i debiti sociali;

- si trasferiscono del
pari ai soci, in regime di con titolarità o di comunione indivisa, i diritti ed
i beni non compresi nel bilancio di liquidazione della società estinta
, ma non
anche le mere pretese, ancorché azionate o azionabili in giudizio, né i diritti
di credito ancora incerti o illiquidi la cui inclusione in detto bilancio
avrebbe richiesto un'attività ulteriore (giudiziale o extragiudiziale) il cui
mancato espletamento da parte del liquidatore consente di ritenere che la
società vi abbia rinunciato.

La cancellazione volontaria dal registro delle imprese di una società, a
partire dal momento in cui si verifica l'estinzione della società medesima,
impedisce che essa possa ammissibilmente agire o essere convenuta in giudizio.
Se l'estinzione della società cancellata dal registro intervenga in pendenza di
un giudizio del quale la società è parte, si determina un evento interruttivo
del processo, disciplinato dagli artt. 299 e ss. cod. proc. civ., con possibile
eventuale prosecuzione o riassunzione del medesimo giudizio da parte o nei
confronti dei soci. Ove invece l'evento estintivo non sia stato fatto constare
nei modi previsti dagli articoli appena citati o si sia verificato quando il
farlo constare in quei modi non sarebbe più stato possibile, l'impugnazione
della sentenza pronunciata nei riguardi della società deve provenire o essere
indirizzata, a pena d'inammissibilità, dai soci o nei confronti dei soci
succeduti alla società estinta» (nello stesso senso, la "gemella" n.
6071 del 2013).

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