Esperienza, visione e innovazione di scena al SapForum

Il mondo tecnologico che ruota attorno all’offerta della casa tedesca si è riunito in occasione della manifestazione, che da undici anni si conferma come un punto d’incontro tra imprese e operatori dell’It. Presentati i dati della filiale realizzati nel 2004 e le nuove strategie.

Esperienza, visione e innovazione sono i tre temi che caratterizzano la capacità delle aziende di muoversi in modo dinamico sul mercato e che sono stati al centro del convegno d’apertura dell’undicesima edizione di SapForum ’05 dal titolo: "Percorsi per l’innovazione, la competitività e lo sviluppo".


Nel suo intervento introduttivo Roberto Pasetti, amministratore delegato di Sap Italia, nel ricordare cifre ormai note, che evidenziano inesorabilmente il declino della competitività del Sistema Paese (scesa nel 2004 al 47esimo posto a livello mondiale) e come l’Italia investa ancora solo l’1,97% del Pil in It, contro un 3,13% della Francia, un 3,09% del Regno Unito e del 3,03% della Germania, ha anche osservato che se l’It non è ben strutturata può rappresentare, per paradosso, un ostacolo all’efficienza dell’azienda. Oggi la sfida più forte dei Sistemi informativi è quella di poter disporre di una piattaforma che riesca a gestire tutte le tematiche legate ai processi di business, con l’obiettivo di offrire un supporto sempre maggiore alla produttività e all’efficienza dell’impresa.


In questo contesto, dunque, per consentire di affrontare le nuove sfide, Sap ha adottato il termine di "applistructure" coniato da JpMorgan, cioè la convergenza tra il mondo degli applicativi e delle infrastrutture, il tutto basato sui Web service, che devono essere modulari e accessibili in modalità diverse, secondo gli standard di mercato: in pratica la quarta ondata evolutiva del mondo dell’informatica. Se questa è la nuova frontiera dell’It, la vision di Sap poggia sul concetto di Business Process Platform, una piattaforma che consente di costruire processi flessibili, di garantire l’omogeneità delle soluzioni a tutto l’ecosistema, nonché la massima efficienza e trasparenza. Questa piattaforma, inoltre, darà una più elevata autonomia nel comporre le soluzioni. Il tutto potrà contribuire ad avviare, da parte delle aziende, un nuovo paradigma di costruzione, impostato su tre filoni: velocità (tempi più brevi di realizzazione), efficienza (riuso sistematico delle componenti applicative) e qualità (livelli mai raggiunti precedentemente di qualità e scalabilità).

Le difficoltà del Sistema Paese


Il convegno è proseguito con una tavola rotonda, moderata dal giornalista Antonio Calabrò, direttore responsabile di ApCom, che ha stimolato i partecipanti a dire la loro sulla perdita di competitività del Sistema Italia e di come sia possibile affrontare l’aggressività di mercati come Cina e India, che non solo ci battono perché hanno prodotti a prezzi più competitivi, ma perché anche stanno investendo in ingegneri e tecnici, che fanno innovazione. Alberto Marenghi, presidente dei giovani industriali della Lombardia, ha ricordato come la difficoltà di esportare non sia solo verso i paesi dell’Oriente ma anche in Europa, per cui la situazione è grave. All’origine sta la nostra struttura produttiva fatta di tante piccole e piccolissime aziende che non sanno fare aggregazione, non sanno coalizzarsi per offrire prodotti a maggior valore aggiunto.


Francesco Casoli, amministratore delegato del Gruppo Elica, di Fabriano, ha innanzitutto ricordato che i risultati si ottengono se gli imprenditori ritrovano la capacità di operare con entusiasmo e di creare intorno a sé un microcosmo di aziende che abbiano la volontà di far accadere le cose. Come in effetti ha dimostrato il distretto di Fabriano con una serie di iniziative vincenti e come ha fatto la sua azienda che esporta in Cina prodotti di fascia bassa. Secondo Casoli, bisogna ridisegnare il sistema di approccio al mercato e creare una nuova impenditoria che sappia fare innovazione e coagulare intorno a sé nuove iniziative.


Una testimonianza di quanto stanno facendo gli enti locali è venuta da Flavio Del Bono, vicepresidente Regione Emilia Romagna, che è impegnata ad aiutare le aziende a internazionalizzare i mercati e a innovare, mettendo a disposizione una dorsale unica a banda larga pubblica, sulla quale si aspetta che vengano veicolati sempre più servizi.


Michele Perini, presidente di Assolombarda, appena tornato da un viaggio in India e Cina, ha anch’egli osservato che le nostre Pmi sono troppo piccole per competere sul mercato Cinese, per cui è necessario pensare non solo come competere in casa, ma anche cercare di vendere direttamente sul posto, in quanto anche le Pmi in termini di filiera possono operare in Cina. Secondo Perini, prevedere in futuro un’Italia senza fabbriche è un rischio, perché delocalizzare la produzione comporta anche la necessità delle aziende di prevedere maggior rifornimento di prodotti in magazzino, per cui i benefici dei costi minori di produzione si perdono con i maggiori costi di gestione delle scorte.


A tale proposito Casoli ha osservato che invece di parlare di delocalizzazione sarebbe meglio parlare di localizzazione della produzione nei mercati più competitivi, in modo da essere già sul posto e aggredire localmente con prodotti pensati in Italia. Marco Forneris, Cio di Telecom, ha sottolineato che la tecnologia nelle Tlc è una componente essenziale del prodotto e dei servizi. Inoltre, operando su un mercato particolarmente dinamico, la velocità di delivery dei nuovi servizi è essenziale, ma questo è possibile solo ricorrendo a un utilizzo significativo della tecnologia. Secondo Vincenzo Perrone, direttore Iosi-Bocconi (Istituto di Organizzazione e Sistemi informativi dell’Università Bocconi di Milano) in questo contesto sottolineare costantemente che le cose non funzionano non fa bene. Bisogna approcciare il problema con uno scatto d’orgoglio e far capire agli imprenditori che se tutta la struttura italiana non funziona, è un problema che li riguarda da vicino. Per cui bisogna cambiare approccio e cercare di portare nella propria azienda l’innovazione: solo così potrà diventare una realtà competitiva.


A tale proposito Pasetti ha osservato che dal punto di osservazione Sap ci sono molte aziende che in Italia non solo hanno coraggio ma hanno anche la capacità di fare innovazione. Bisogna innestare un po’ di ottimismo e far leva sul territorio per crescere. In risposta all’osservazione di Calabrò che in Italia dalle università escono sempre meno ingegneri, Casoli ha ribadito che questa situazione potrebbe essere la spinta per incominciare ad attrarre i talenti esteri, in particolare quelli che escono dalle università cinesi e indiane. Non a caso nella sua azienda ha assunto cinquanta cinesi.


A chiusura della tavola rotonda, sollecitato sul difficile rapporto tra imprenditori di piccole aziende e It, Pasetti ha ricordato come Sap sia impegnata a portare proprio presso le Pmi (che spesso non investono nell’It perché non hanno visto ritorni percepibili dagli investimenti fatti) un prodotto ridisegnato sulle loro esigenze e più flessibile come Business One. Ha, inoltre, sottolineato che spesso le Pmi non hanno le competenze interne per avviare il cambiamento, per cui l’impegno di Sap è anche quello di creare cultura non solo sul prodotto, ma sulle sue evoluzioni e applicazioni presso gli end user, che possono portare a una migliore operatività interna dell’azienda.

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