È il momento di pensare alla business transformation

L’analisi di Gartner, in occasione del convegno di apertura dell’Alcatel Lucent Enterprise Forum. Quali strategie e quali tecnologie per il futuro.

Se state trattenendo il fiato, aspettando che fine anno i problemi si risolvano, rischiate di morire soffocati”.
Con queste parole Peter Sondergaard, Senior Vice President di Gartner Research ha esordito davanti alla platea dei partecipanti alla sessione inaugurale dell’Alcatel Lucent Enterprise Forum.
Un messaggio decisamente poco incoraggiante, se non fosse per il prosieguo. Secondo Sondergaard, non è il caso di scoraggiarsi: questi sono tempi interessanti. Sono i tempi giusti per guardare avanti per mettere in atto quei cambiamenti che consentiranno di rimanere competitivi in futuro.

Un’azienda, oggi, non può limitarsi a ridurre i costi, perché rischia di muoversi rasoterra, per poi affossarsi. Né si può credere che l’inazione sia una scelta. Questo, piuttosto, è il momento per parlare della business trasnsformation; è il momento di giocarsi la credibilità fin qui conquistata per mettere in atto un cambiamento proiettato verso il futuro. Fondamentale, secondo Sondergaard, è tener presente che non si tratta di un processo lineare, ma di un percorso che implica cambiamento, crescita, gestione; che parte dalle tecnologie, ma che non di sole tecnologie vive.

Secondo Gartner, bisogna in ogni caso partire dal valore strategico della mobilità: per questo Sondergaard ha parlato di Bluetooth 3.0, presenza, interfacce utente, location-based services, 802.11n, tecnologie per i display, mobile Web, widget, near field communication, tecnologie cellulari e wireless.
Obiettivo è integrare la mobilità nel quadro dell’intera strategia It dell’impresa e farne un asset, perfettamente integrato con tutti gli altri asset dell’azienda, inclusi quelli umani.
Il futuro, secondo Sondergaard si chiama context aware computing. E per arrivarci bisogna stabilire strategie a lungo termine, partendo dalla definizione di standard e tool, passando dall’identificazione delle attività proprie e dei propri clienti nelle quali iniziare a integrarle, per arrivare a lavorare sul vero patrimonio di ogni azienda: la conoscenza. Connected knowledge, è la parola d’ordine.

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