Dribblando Beckham

E’ la fiera della vanità che ci annienta e vanifica gli sforzi per uscire dal guado: il lavoro vero non conta più niente.

16 settembre 2004 Senza andare troppo lontano, alla ricerca di
chissà quali segnali per capire andamenti, tendenze e per fare comparazioni.

Ecco cosa c'è che non va.
Il tutto sia detto con una sana dose di
qualunquismo.
Perchè alle volte ci vuole anche quello.
Specie quando le
cose sono marchianamente evidenti.
Pure un prete ti può esortare,
nell'intimo del confessionale, a essere radicale quando ci vuole. E a buttare
qualcuno nel Naviglio, se se lo merita.
David Beckham.
No, non bisogna
buttare lui nel Naviglio, ma il concetto che ne sta attorno, in base al quale
una società (diciamolo: Gillette) gli darà 50 milioni di euro, 10 all'anno per 5
anni come testimonial.
In cambio lui, ogni tot, dovrà rasarsi a zero.

Motivo: la società vuole incentivare nei giovani l'uso dei suoi aggeggi per
la rasatura del capo.
10 milioni di euro all'anno per un paio di tagli di
capelli, insomma. "E ho detto tutto", direbbe Peppino De Filippo.

No, invece.
Il campione di calcio inglese precepisce dagli sponsor
personali (per non far torto, ecco gli altri: Adidas, Pepsi Cola, Vodafone, Bp,
Marks and Spencer, Police, Rage Software, Tbc e Meiji Seika) complessivi 34
milioni di euro all'anno.
La squadra in cui gioca, il Real Madrid, per il
suo lavoro, la sua occupazione, cioè giocare a calcio, gliene dà un sesto e
"pedalare". Ora, quelli che danno a David Beckham i 34 milioni di euro all'anno
sono tutti grandi gruppi dell'economia globalizzata.
Bene: se l'economia del
mondo è in mano a persone che se la sentono di compiere una tale efferatezza
logica (perche' di questo si tratta: chiedete consiglio al primo prete), c'è
qualche speranza? No.
La risposta è no.
Se l'aziendalismo globalizzato
non riconosce il valore del lavoro, della produzione, anzi lo deprime e
l'annienta, non si può chiedere al lavoro di risollevare le sorti di
un'economia.
Anzi, più lavoro si chiede, più si dà benzina al meccanismo per
funzionare.
Hai voglia a parlare di Return on investment, di efficienza dei
processi produttivi, di automazione, di rigorosa applicazione dei principi
contabili, di corporate governance, di tutto quanto fa azienda eticamente votata
all'efficacia.
Parole al vento.
Ci vorrebbero i marxisti per provare a
rimettere le cose a posto, cioè per ridare valore al lavoro.
Ma non ci sono
più.

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