Dati protetti continuamente Diventerà un’abitudine?

Tra differenti approcci concettuali, il Continuous data protection si fa strada sul mercato e compare anche nell’offerta di Bmc. Potrebbe trasformarsi in commodity a livello dell’infrastruttura

La pratica del CDP (Continuous data protection) è uno dei trend emergenti in area sicurezza-storage. Esso comporta, in linea teorica, il backup dei dati mediante la registrazione di una loro copia ogni qualvolta siano apportati dei cambiamenti sugli stessi. Per fare un esempio banale, è come se si salvasse un file di Word ogni volta che si digita una lettera sulla tastiera, invece che impostare di default un salvataggio ogni 10 minuti.


Il tutto deve avvenire mediante procedure automatizzate che non abbiano impatto, o quasi, sull’operatività degli utenti e con modalità che rendano il più possibile agevole, da parte degli stessi utenti, il restore dei dati dopo l’eventuale perdita. Per snellire il lavoro, il CDP prevede che siano registrate di volta in volta solo le modifiche effettuate e non la mole di dati nel suo complesso.


La protezione continua dei dati, dunque, è una tecnica che tutela nel caso di corruzione di un file, di una sua cancellazione accidentale o di altri guasti di qualsiasi natura, perché consente di recuperare le proprie informazioni praticamente intatte rispetto all’ultima registrazione effettuata. Di più, perché dovrebbe consentire di recuparare le informazioni così come erano in un qualsiasi momento prima della loro corruzione, offrendo uno "storico" esaustivo. Si tratta di una pratica tecnologica non ancora "consolidata" dall’utilizzo pluriennale all’interno delle aziende. Poche sembrano essere, allo stato attuale, le concrete adozioni del CDP perlomeno a livello di intere infrastrutture enterprise. Ma lo status di acerba adolescenza, nel mondo tecnologico e non solo, significa terreno vergine da coltivare e, dunque, concrete opportunità di business per i fornitori. I quali, non a caso, tornano su questo tema sempre più spesso da almeno un anno (si veda, a questo proposito, il box a fondo pagina). Un po’ come è accaduto con un altro trend tecnologico che ha già spiccato il volo (la virtualizzazione), anche la tematica del CDP viene approcciata con differenti modalità dai prodotti a oggi disponibili sul mercato.


La Snia (Storage Networking Industry Association), fornisce la seguente definizione: "Continuous data protection è una metodologia che cattura o traccia continuamente le modifiche apportate ai dati e archivia i cambiamenti indipendentemente dai dati primari. Può fornire una granularità dettagiata degli oggetti da restituire, virtualmente da qualsiasi punto (momento) di recovery". Sempre la Snia distingue un CDP basato su "blocchi", cioè sostanzialmente sui volumi, un altro centrato sui file e quello di tipo application based.


Rispetto a questa "summa" di massima, la querelle fondamentale che attualmente detta i distinguo nell’offerta è relativa al concetto di "continuo". Alcuni prodotti effettuano fotografie dei dati su server (in termine tecnico, si definiscono snapshot) a determinati intervalli di tempo (è il caso, per esempio di Symantec e Microsoft, rispettivamente con i prodotti Backup Exec 10d e Data Protection Manager). Altri, invece, operano con effettivi meccanismi di protezione continua. L’analista Enterprise Strategy Group sottolinea, a questo proposito, che entrambi gli approcci possono avere una propria validità: mentre gli snapshot sono indicati per il backup di applicazioni che possono tollerare una eventuale modesta perdita di dati, relativamente a una piccola finestra temporale, il CDP in senso letterale è opportuno laddove ci sono applicazioni mission critical con il vincolo della "zero data loss". Symantec fa notare che i test sul campo rivelano un interesse praticamente inesistente da parte del midmarket per la possibilità di ripristinare i dati all’indietro in un qualsiasi punto temporale, fino all’esattezza del minuto secondo. Nel midmarket, comunque, i backup automatizzati a intervalli di tempo regolari possono essere inseriti all’interno di una strategia generale di salvataggio dei dati disk-to-disk-to-tape.


Lo sviluppo del CDP dovrebbe delinearsi lungo alcune direttrici che i produttori hanno già fatto intravedere. La prima riguarda una più stretta integrazione tra la protezione continua e le applicazioni. Ciò significa che dovrebbero vedere la luce nuove proposte relative al salvataggio e al recupero dei dati in applicaizoni specifiche, sulla scia delle soluzioni di protezione per Exchange. La startup Mendocino, per esempio (produttrice di un CDP block-based utilizzato da Emc e Hp) ha dichiarato tali intenti per il 2006. Un altro trend dovrebbe determinare la nascita di soluzioni che integrano il CDP all’interno di soluzioni di ILM (Information lifecycle management), agevolando l’applicazione di policy di conservazione per le informaizoni senza impatti sul loro flusso di disponibilità online.


Infine, c’è chi fa notare, come il Ceo di Mimosa Systems (che utilizza tecnologie di CDP proprio per le problematiche di backup su Exchange) che il destino del CDP sarà quello di essere assorbito a livello stesso di sistema operativo, oppure posizionato direttamente nei controller dei sottosistemi di dischi. Potrebbe diventare, dunque, una ennesima funzione "commodity" ubiquamente presente.

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