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Cos’è la data literacy e perché farà bene alle aziende

Secondo Jordan Morrow, Global Head of Data Literacy (alfabetizzazione) di Qlik il 4.0 rappresenta una buona notizia per aziende e dipendenti e ci spiega il perché

Per Morrow viviamo nella «Quarta Rivoluzione Industriale, in cui le nuove tecnologie influenzano ogni aspetto della nostra vita». Ma cosa può dirci tutto questo del nostro futuro? Come possono i responsabili delle decisioni aziendali pianificare un futuro in cui le macchine e la tecnologia intelligente completeranno il nostro lavoro e i ruoli senza sapere esattamente cosa c’è dietro a tutto questo? Come possono prevedere come strutturare il personale o sapere in quali ruoli assumere se non conoscono l’impatto dell’automazione, dell’Intelligenza artificiale e di altre tecnologie?

Data literacy, la risposta è nei dati

«La nostra ricerca condotta nell’ambito del Data Literacy Project mostra che c’è una risposta. E questa risposta risiede nei dati: comprendere i dati per capire di più del futuro, utilizzare i dati per rimanere competitivi, sfidare e interrogare i dati per andare al di là delle notizie false e guardare attraverso le crescenti fonti di informazioni. Riteniamo che i dati contengano le potenzialità per migliorare i processi decisionali e per rendere il business più redditizio. In effetti, praticamente tutti i decision maker a livello mondiale (98%) ritengono che i dati siano un elemento imprescindibile nel momento in cui occorre prendere delle decisioni».

Probabilmente molti dipendenti ancora non lo sanno, ma le aziende potrebbero iniziare ad impegnarsi maggiormente per sviluppare le competenze di cui hanno bisogno per competere e avanzare nella quarta rivoluzione industriale.

«Tuttavia, sono ancora poche le persone che hanno familiarità con i dati – sostiene Morrow -. Data Scientist, esperti di Big Data e impiegati tecnici vantano competenze in ambito di dati che pochi di noi hanno. Ma non è questo il punto. Quello a cui dobbiamo puntare è la diffusione di un’alfabetizzazione più generale dei dati, senza per questo diventare tutti Data Scientist».

Troppo spesso le aziende, spiega Morrow, garantiscono formazione solo per mostrare impegno nei confronti del personale, per posizionarsi come datori di lavoro attenti e per trattenere i migliori talenti. In realtà poi, dal punto di vista dell’alfabetizzazione dei dati, solo il 34% delle aziende mantiene la promessa e solo il 17% dei dirigenti aziendali afferma che la propria azienda incoraggi significativamente i dipendenti a familiarizzare con i dati. Durante la Quarta Rivoluzione Industriale, tuttavia, l’utilizzo dei dati rimane la soluzione vincente sia per le aziende che per i dipendenti.

Alcune aziende potrebbero pensare che formare i dipendenti per renderli più consapevoli sull’utilizzo dei dati sia un costo, specialmente con una generazione non più votata al posto fisso e aperta alla “gig economy”, per la quale il personale altamente qualificato potrebbe passare a un concorrente.

«Una nostra ricerca – dice Morrow – mostra che investire per migliorare le competenze di alfabetizzazione dei dati può concretamente incrementare il valore aziendale. Le grandi realtà che hanno un’elevata conoscenza dei dati aziendali testimoniano un aumento dai 320 ai 534 milioni di dollari del valore totale di mercato del business. La buona notizia è che il 63% dei responsabili delle decisioni aziendali a livello globale afferma che la propria azienda sta pianificando di aumentare il numero di dipendenti che sanno utilizzare i dati. Invece di aspettare per vedere quali potrebbero essere le conseguenze della prossima rivoluzione e quali competenze saranno utili per fare la differenza sul mercato, le aziende possono iniziare ad agire, sia aumentando le competenze dei dipendenti esistenti, che guardando alle future assunzioni. Il 91% dei leader aziendali di tutto il mondo considera le abilità nei dati come un importante set di competenze per nuovi potenziali dipendenti. E questo significa investire nella formazione».

Naturalmente non è sufficiente investire nell’alfabetizzazione dei dati per ottenere successo nel 4.0. Le organizzazioni dovrebbero prendere in considerazione una visione e un piano strategico per alfabetizzare tutti quanti i comparti aziendali.

«Per avvicinarci a questo obiettivo – chiosa Morrow – dobbiamo considerare i tre pilastri della Data Literacy: conoscenza dei dati, processo decisionale basato sui dati e diffusione dell’utilizzo dei dati all’interno dell’azienda».

Perché, dunque, il 4.0 per Morrow «rappresenta una buona notizia per dipendenti e aziende»?

Perchè se i primi possono sfruttarla per rafforzare il proprio bagaglio di competenze, in particolare quelle relative ai dati, le seconde possono riconoscere un’opportunità di business nella formazione a favore della Data Literacy, per trarne entrambi dei benefici e rimanere competitivi sul mercato.

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