Data center. Una nuova fisionomia alla business continuity

L’esigenza di attuare politiche stringenti per quanto concerne la continuità delle applicazioni e la disponibilità dei dati sta portando a sviluppi innovativi, sia nelle modalità di realizzazione dei data center, che nella loro distribuzione aziendale o geografica.

La spinta alla convergenza caratterizza non solo la voce e i dati, ma coinvolge l’intero settore Ict. Comunicazione e informatica costituiscono sempre più a livello aziendale un tutt’uno difficilmente scindibile.


Per risultare operativa un’azienda finisce con il dipendere sempre più dalla continuità operativa della rete di connessione di apparati, persone e applicazioni e dalla disponibilità delle informazioni. Quello che ne deriva è che l’importanza dei data center, invece che diminuire come si pensava in un passato anche recente, tende ad aumentare e la sua continuità operativa è un elemento fondamentale nella business continuity di un’azienda.


Questo fatto, abbinato però all’esigenza di attuare politiche molto stringenti per quanto concerne la continuità delle applicazioni e la disponibilità dei dati, sta portando a sviluppi innovativi, sia nelle modalità di realizzazione stessa dei data center che nella loro distribuzione aziendale o geografica.


A livello aziendale si tende a privilegiare sempre più soluzioni di connettività omogenee (per esempio spostando su Ethernet e Ip soluzioni proprietarie), a livello geografico a utilizzare soluzioni su fibra e protocolli anche qui basati su Ip per il trasporto dei dati da allineare tra i data center distribuiti.


Tra i problemi impliciti nella distribuzione geografica di data center vi è quello del disaster recovery e della salvaguardia dei dati residenti, nonché quello delle modalità di realizzazione e di gestione di una architettura San. Al momento, in questo campo, uno degli approcci più comuni è rappresentato dalla tecnologia Fibre Channel (Fc), architettura definita in ambito Ansi e strutturata su cinque livelli funzionali.


Una San Fc è costituita da switch collegati in fibra ottica con una topologia a elevata ridondanza e con velocità di trasmissione a 1 o 2 Gbit. In generale, gli switch realizzano anche funzioni di livello superiore, quali la distribuzione delle informazioni di routing o l’assegnazione dinamica di indirizzi. Un’alternativa al Fc è rappresentata dallo standard iScsi (Internet Scsi), che permette il trasporto del set di comandi Scsi su una rete Ip.

L’evoluzione verso infrastrutture standard


Il problema che si deve affrontare nell’individuare la soluzione per l’infrastruttura di rete o la connessione geografica di un data center è complesso. Vanno, infatti, presi in considerazione quali sono i servizi di data recovery e di business continuity che si vogliono soddisfare, i servizi di trasporto disponibili, che grado di apertura in termini di protocolli si vuole mantenere, i costi complessivi, e così via.


Per ciò che riguarda i servizi, questi vedono coinvolti i principali carrier operanti in Italia (Colt e Telecom Italia sono un esempio in tal senso) in alcuni casi tramite accordi con fornitori di piattaforme di elaborazione e di storage che hanno permesso di realizzare soluzioni per l’erogazione on demand dei servizi stessi.


La situazione per ciò che riguarda rete e relativi protocolli inerenti a data center e loro interconnessione geografica si è andata, però, complicando man mano che sul mercato sono stati introdotti nuovi protocolli centrati sull’utilizzo di Ip e su reti geografiche e metropolitane basate su Ethernet.


Quello che ne deriva è che, in generale, la rete deve avere caratteristiche multiservizio che possono essere fornite solo da apparati di rete che prevedano il supporto dei diversi protocolli nonché la capacità di supportare il traffico singolo o aggregato.

La connessione in rete geografica


Se le soluzioni adottate sino a ora per la connettività a livello di data center o per la loro distribuzione geografica si sono caratterizzate per un costo elevato, le cose si apprestano a cambiare. Un approccio sempre più visto con favore, al fine di ridurre il costo delle infrastrutture di rete, consiste nel trasportare le informazioni su Ip mediante i protocolli di recente sviluppo, come iScsi, iFcp o Fcip.


Per capire l’impatto e il posizionamento di questi protocolli basati su Ip, va considerato che la maggior parte delle applicazioni di storage, una delle componenti essenziali di un data center, si prevede che si svilupperanno all’interno di un’area metropolitana. Una soluzione ritenuta più economica delle usuali consiste nell’impiego di una Man a fibre ottiche basata su Gigabit Ethernet, costituita da switch Ethernet a elevate prestazioni interconnessi tramite interfacce ottiche GbE.


Una conferma di come questa soluzione sia ritenuta sempre più interessante per i data center la si deduce dal progressivo diffondersi di servizi basati su Ip e dalla conseguente necessità che hanno i carrier di disporre di una rete di trasporto caratterizzata da prestazioni elevate in termine di scalabilità e flessibilità. Esigenze che sono alla base dell’evoluzione verso il concetto di Intelligent Optical Networks e un’integrazione fra livello ottico e Ip delle reti.


Le attività sviluppate, per esempio, dall’Ietf nell’ambito del Gmpls (Generalized Multi-Protocol Label Switching) hanno proprio l’obiettivo di definire un nuovo approccio al networking in cui il livello ottico della rete usa protocolli di segnalazione e routing derivati da Ip e Mpls per instradare i canali ottici che supportano l’erogazione di servizi di "bandwidth on demand", per esempio per servizi di backup e restore tra data center distribuiti. Nel settore dei data center è in corso, quindi, una rapida evoluzione delle tecnologie di rete, con una caratterizzazione locale e geografica verso standard quali l’Ethernet e l’Ip. Le prospettive in ambito metropolitano aprono la strada a un ripensamento nella realizzazione dei data center e nella loro gestione e distribuzione territoriale ai fini della realizzazione di politiche di business continuity e di data recovery con modalità sino a ora impensabili.


Limitandosi all’aspetto costi e flessibilità disponibile, soluzioni innovative sono ora alla portata non solo della fascia enterprise ma, tramite servizi on demand, anche delle piccole o, perlomeno, medie aziende.

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