CyrusOne ha avviato i lavori per il suo primo data center in Italia, con la posa della prima pietra del sito MIL1 a Segrate, alle porte di Milano. Il progetto segna l’ingresso operativo del gruppo nel mercato italiano e si inserisce in una fase di forte espansione delle infrastrutture digitali, trainata dalla crescita di cloud e intelligenza artificiale.
“Milano è un mercato sempre più centrale per le infrastrutture digitali nel Sud Europa e questo sviluppo rappresenta un passaggio chiave nella nostra strategia di crescita”, ha dichiarato Andreas Paduch, Managing Director Europe di CyrusOne, evidenziando il ruolo del progetto nel supportare la domanda di capacità e connettività nel lungo periodo.
Un campus da 27 MW, primo tassello della strategia italiana
Il progetto MIL1 rappresenta il primo tassello della strategia italiana dell’operatore e il primo di due data center previsti nell’area milanese, delineando una logica di sviluppo a cluster — di cui non sono ancora stati resi noti tempi e caratteristiche del secondo sito. La struttura sorgerà in Via Reggio Emilia, su un’area di circa 74.800 metri quadrati, e sarà realizzata in tre fasi. La prima prevede un edificio su tre livelli con tre sale dati da 9 MW ciascuna, per una capacità iniziale di 27 MW IT e una superficie tecnica complessiva fino a circa 9.000 metri quadrati. L’entrata in esercizio è prevista entro il terzo trimestre del 2027.
Milano si consolida come hub nazionale e punta al ruolo europeo
Nel contesto in cui si inserisce il progetto, l’area metropolitana di Milano rappresenta oggi il principale polo italiano per i data center, con 33 strutture attive e circa 414 MW di capacità installata. La crescita in corso — con centinaia di megawatt in sviluppo — sta trasformando il territorio in un hub emergente a livello europeo, spinto in particolare dalla domanda legata all’intelligenza artificiale, che richiede infrastrutture progettate per sostenere carichi ad alta densità energetica e continuità operativa. In questo scenario, Milano si sta progressivamente posizionando come alternativa nei flussi di investimento rispetto ai mercati più maturi del continente, pur dovendo confrontarsi con vincoli legati a energia e iter autorizzativi.
La logica hyperscale: investimenti, contratti e domanda AI
In questo contesto, il modello economico dei data center hyperscale rappresenta un elemento chiave per comprendere la trasformazione del settore. A differenza delle infrastrutture di colocation tradizionali, basate su contratti frammentati e su clientela enterprise distribuita, i campus hyperscale operano su logiche di scala e di lungo periodo. Gli operatori sviluppano infrastrutture con investimenti iniziali molto elevati — spesso nell’ordine di centinaia di milioni di euro per singolo sito — che vengono progressivamente saturate attraverso contratti pluriennali con grandi clienti, in particolare provider cloud e piattaforme digitali.
Il valore di queste infrastrutture non risiede solo nello spazio fisico, ma nella disponibilità immediata di potenza elettrica, nella resilienza dell’architettura e nella rapidità di attivazione dei carichi. In molti casi, i clienti hyperscale prenotano capacità in anticipo rispetto alla realizzazione completa degli impianti, contribuendo a ridurre il rischio finanziario e a stabilizzare i flussi di ricavi nel lungo periodo. L’aumento dei workload ad alta densità — in particolare quelli legati all’intelligenza artificiale — comporta inoltre un incremento significativo degli investimenti in raffreddamento e distribuzione energetica, spostando il vantaggio competitivo sulla capacità di accesso all’energia e sulla velocità di sviluppo dei siti.
In questo scenario, i data center hyperscale si configurano sempre più come asset infrastrutturali critici, con caratteristiche simili a quelle delle grandi infrastrutture energetiche o di trasporto. È proprio questa natura, intensiva in capitale ma con ritorni relativamente stabili, ad aver attratto negli ultimi anni l’interesse dei grandi fondi infrastrutturali, come nel caso di CyrusOne.
Ridondanza e capacità: l’infrastruttura elettrica del sito
MIL1 è destinato a clienti hyperscale ed enterprise ed è progettato per rispondere a questi requisiti con un’architettura ad alta affidabilità. Il sistema elettrico prevede una configurazione attiva/attiva con doppia alimentazione, basata su linee di ingresso A e B a 220 kV con percorsi completamente diversificati, per una capacità complessiva fino a 100 MVA. La distribuzione IT è organizzata in sette blocchi indipendenti e compartimentati per sala dati, collegati tramite una topologia a maglia che consente elevata resilienza e manutenzione simultanea in configurazione N+1, cioè con un’unità ridondante aggiuntiva rispetto al minimo necessario. Tutta l’energia IT è misurata e addebitata in base al consumo effettivo, in linea con i modelli di servizio tipici dei grandi operatori hyperscale.
I sistemi UPS da 1500 kW per flusso e generatori di backup ridondati garantiscono continuità operativa, con un’autonomia di carburante fino a 48 ore e contratti di rifornimento dedicati, mentre la gestione energetica include anche sistemi per il controllo dei picchi di tensione e l’ottimizzazione dei carichi. Il livello di affidabilità dichiarato è del 99,999%.
Raffreddamento ad alta densità per i carichi di nuova generazione
Il sistema di raffreddamento è progettato per sostenere carichi ad alta densità, tipici delle applicazioni AI, con refrigeratori ad aria in configurazione N+1 e unità di trattamento aria in configurazione N+2, cioè con due componenti ridondanti per aumentare ulteriormente l’affidabilità. Il raffreddamento critico è distribuito tramite anelli multipli per ogni sala dati e gestito individualmente, con controllo indipendente di temperatura e umidità per ciascun ambiente, mentre le alimentazioni delle apparecchiature sono completamente ridondate. L’adozione di free-cooling e di un circuito chiuso ad acqua refrigerata, senza raffreddamento evaporativo, consente di contenere sia il consumo energetico sia quello idrico, contribuendo a un PUE (Power Usage Effectiveness, indicatore dell’efficienza energetica di un data center) inferiore a 1,3.
Rete e resilienza: connettività carrier-neutral e percorsi ridondati
Sul fronte della connettività, il data center sarà carrier-neutral, con accesso a diversi operatori e quattro percorsi in fibra indipendenti verso il sito, oltre ad anelli in fibra diversificati che circondano l’intera struttura e garantiscono resilienza anche a livello intra-campus, insieme a meet-me-room ridondate.
La gestione operativa sarà supportata da sistemi di Building Management System (BMS) ed Energy Management System (EMS), piattaforme per il monitoraggio e la gestione in tempo reale degli impianti e dei consumi energetici, con visualizzazione dei dati, gestione degli allarmi, raccolta storica e analisi delle condizioni operative. Il sito sarà presidiato da ingegneri M&E (Mechanical & Electrical) presenti in loco 24 ore su 24, 7 giorni su 7, per garantire il controllo continuo delle infrastrutture.
Sicurezza fisica e protezione multilivello dell’infrastruttura
Particolare attenzione è dedicata alla sicurezza fisica e alla protezione degli impianti, con recinzione perimetrale rinforzata alta 2,5 metri, sistemi di accesso controllato con barriere certificate, videosorveglianza estesa all’intero sito e livelli progressivi di sicurezza interna con accesso biometrico alle aree critiche. I sistemi antincendio prevedono rilevamento precoce tramite tecnologia VESDA (Very Early Smoke Detection Apparatus), in grado di individuare tracce di fumo nelle fasi iniziali, e soluzioni di spegnimento a doppio interblocco con sprinkler a pre-azione nelle sale dati e nei locali critici.
L’infrastruttura sarà alimentata al 100% da fonti rinnovabili e progettata per ottenere la certificazione BREEAM “Very Good” (Building Research Establishment Environmental Assessment Method), uno degli standard internazionali di riferimento per la sostenibilità degli edifici. Il progetto integra pratiche avanzate come gestione dei rifiuti secondo logiche “Zero Waste to Landfill”, utilizzo di materiali a basso impatto ambientale, protezione delle caratteristiche ecologiche esistenti e attenzione a parametri di comfort, qualità dell’aria, acustica e benessere degli occupanti.
Sono inoltre previsti sistemi per la riduzione delle emissioni, tra cui generatori dotati di tecnologia SCR (Selective Catalytic Reduction), utilizzata per abbattere gli ossidi di azoto, e compatibili con combustibili HVO (Hydrotreated Vegetable Oil), carburanti alternativi a minore impatto ambientale. Almeno il 18% dei parcheggi sarà dotato di infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici, mentre il data center sarà predisposto per il recupero del calore residuo, inizialmente per usi interni e potenzialmente per l’integrazione con reti locali di teleriscaldamento.
Dall’ex CISE al data center: la riconversione del sito
Dal punto di vista urbanistico, il progetto si inserisce in un contesto di rigenerazione con una forte valenza simbolica. L’area ospitava infatti il CISE, uno dei principali poli italiani di ricerca nucleare nel secondo dopoguerra. Dopo la dismissione e la bonifica conclusa nel 2007, il sito viene oggi riconvertito in un’infrastruttura per la gestione dei dati.
“L’avvio dei lavori rappresenta un passaggio significativo per lo sviluppo di Segrate e rafforza il ruolo della città come polo per l’innovazione e le infrastrutture digitali”, ha commentato il sindaco Paolo Micheli.
Parallelamente, il progetto prevede interventi sul territorio, tra cui investimenti per oltre 6 milioni di euro in infrastrutture locali, riqualificazione urbana, mobilità sostenibile e la donazione del Golfo Agricolo, insieme a interventi di biodiversità che includono la piantumazione di alberi, arbusti autoctoni e migliaia di piante, oltre all’installazione di pannelli fotovoltaici su edifici pubblici locali.
Durante la fase di costruzione il cantiere impiegherà fino a 300 lavoratori, mentre a regime il sito richiederà circa 25 addetti, con priorità per l’impiego locale e il coinvolgimento di fornitori del territorio.
L’ingresso di CyrusOne nel mercato italiano si colloca quindi in una fase di forte espansione ma anche di crescente complessità. Se da un lato la domanda continua a crescere, dall’altro la disponibilità di energia e la gestione dei processi autorizzativi stanno emergendo come i principali fattori critici. È in questo equilibrio che si giocherà il posizionamento di Milano come hub europeo della data economy.
CyrusOne: scala globale, modello hyperscale e posizionamento competitivo
CyrusOne è uno dei principali operatori globali di infrastrutture per data center, attivo come sviluppatore, proprietario e gestore di campus ad alta capacità destinati a clienti hyperscale ed enterprise. Fondata nel 2000 e con sede a Dallas, la società è oggi controllata da fondi infrastrutturali di KKR e Global Infrastructure Partners, che nel 2022 hanno acquisito il gruppo per circa 15 miliardi di dollari, a conferma della rilevanza strategica del settore.
Dal punto di vista finanziario, CyrusOne genera ricavi nell’ordine di 1,5–1,6 miliardi di dollari annui, con una crescita costante negli ultimi anni e una valutazione stimata superiore agli 11 miliardi di dollari. La base clienti comprende centinaia di aziende globali — tra cui una quota significativa delle Fortune 1000 — e riflette un posizionamento sempre più orientato verso hyperscaler e grandi piattaforme digitali.
Il portafoglio infrastrutturale conta oltre 50–60 data center a livello globale, con milioni di metri quadrati di superficie e una capacità energetica installata che, già a metà degli anni 2010, superava i 200 MW e oggi si colloca su livelli significativamente superiori. Tuttavia, il dato distintivo non è tanto il numero dei siti quanto la loro dimensione media: CyrusOne sviluppa prevalentemente campus modulari di grande scala, spesso articolati in più edifici e progettati per raggiungere nel tempo capacità comprese tra 50 e oltre 100 MW per singolo sito.
Questo modello riflette una trasformazione strutturale del mercato. Se la prima generazione di data center era orientata alla colocation enterprise, con infrastrutture relativamente piccole e distribuite, il ciclo attuale è dominato da workload cloud e intelligenza artificiale, che richiedono concentrazioni di potenza molto più elevate e architetture scalabili. In questo contesto, CyrusOne si posiziona come fornitore di infrastruttura per carichi computazionali ad alta intensità, offrendo ambienti progettati per supportare cluster AI, piattaforme cloud e servizi digitali su larga scala.
Il mercato italiano dei data center tra crescita, nuovi ingressi e limiti strutturali
Il mercato italiano dei data center sta attraversando una fase di espansione accelerata, ma con caratteristiche profondamente diverse rispetto ai principali hub europei. Se Milano rappresenta oggi il fulcro dello sviluppo, il sistema nel suo complesso è ancora relativamente giovane e meno saturo rispetto a mercati come Francoforte, Londra o Parigi, il che lo rende particolarmente attrattivo per nuovi investimenti.
Storicamente, il settore italiano è stato dominato da operatori di colocation tradizionale e da infrastrutture enterprise, spesso sviluppate per esigenze specifiche di grandi aziende o telco. In questo contesto si inseriscono player come Aruba, che con il campus di Ponte San Pietro ha introdotto uno dei primi esempi di infrastruttura su larga scala nel Paese, insieme a operatori infrastrutturali come Retelit, attivi sia nella connettività sia nella gestione di data center distribuiti sul territorio. A questi si affiancano operatori come Noovle (gruppo TIM), che combina infrastrutture cloud e data center con una forte integrazione con la rete nazionale.
Accanto agli operatori domestici, negli ultimi anni si è consolidata la presenza di player internazionali come Equinix e Digital Realty (tramite Interxion), che hanno sviluppato nell’area milanese infrastrutture orientate all’interconnessione e al peering, contribuendo alla crescita dell’ecosistema locale.
La vera discontinuità, tuttavia, è arrivata con l’ingresso del modello hyperscale. L’arrivo di operatori come Vantage Data Centers e Data4, con campus progettati per supportare carichi ad alta intensità, ha segnato il passaggio a una nuova fase del mercato, caratterizzata da progetti di dimensioni significativamente superiori rispetto al passato e da una crescente presenza di clienti cloud.
In questo scenario si inserisce l’arrivo di CyrusOne, che contribuisce ad aumentare il livello competitivo e a consolidare Milano come nodo strategico nel Sud Europa. La presenza contemporanea di più operatori hyperscale indica infatti un cambiamento strutturale del mercato: non più una somma di iniziative isolate, ma l’emergere di un ecosistema infrastrutturale articolato, in cui coesistono operatori globali e player locali con ruoli diversi.
Nonostante questa crescita, il mercato italiano presenta ancora alcuni limiti strutturali. Il principale riguarda la disponibilità di energia elettrica, che rappresenta oggi il fattore critico per lo sviluppo di nuovi data center. La connessione alla rete e la capacità di ottenere forniture adeguate in tempi compatibili con i piani di investimento stanno diventando elementi determinanti nella selezione dei siti.
A questo si aggiungono i tempi autorizzativi e la complessità normativa, che possono rallentare la realizzazione dei progetti rispetto ad altri Paesi europei. In un contesto in cui la velocità di deployment è un fattore competitivo, questi elementi rappresentano un potenziale svantaggio.
Allo stesso tempo, proprio la minore saturazione del mercato rispetto agli hub storici offre opportunità significative. Milano, in particolare, combina una posizione geografica strategica, una domanda crescente da parte di imprese e provider cloud e una rete di connettività in evoluzione, elementi che la rendono sempre più attrattiva per gli operatori internazionali.
Il risultato è un mercato in transizione, in cui convivono infrastrutture legacy, operatori nazionali integrati e nuovi campus hyperscale, con una traiettoria di crescita ancora aperta. L’ingresso di CyrusOne si inserisce in questa fase, contribuendo ad accelerare un processo che sta progressivamente avvicinando l’Italia agli standard dei principali hub europei, pur mantenendo specificità legate al contesto energetico e regolatorio.








