Cura dimagrante per i datacenter

Idc scatta una foto al backend americano: ringiovanito. E da noi?

I datacenter statunitensi sono meno ingombranti, più leggeri e capaci di far correre le informazioni a maggiore velocità rispetto al passato. Lo dice Idc, che ha fatto un’indagine sullo stato dei centri dati, dove vivono le applicazioni legacy e quelle nuove, basate su Web.

La cura dimagrante a beneficio dell’agilità e della duttilità è merito di vari fattori, fra cui spiccano le tecniche software di virtualizzazione e di automazione delle funzioni.

Semplificazione, virtualizzazione, ottimizzazione e automazione, infatti, sono state indicate dall’analista come le parole d’ordine che muovono l’azione dei Cio d’Oltreoceano.

Nei datacenter Usa, insomma, pare spopolino strumenti come Vmware, Swsoft e Xen. Ma anche i blade. Idc, infatti, ha registrato una crescita notevole (del 50%) per i server che consentono di ridurre lo spazio occupato dai sistemi di un centro dati, apportando ridondanza ed efficienza elaborativa.

E insieme ai blade c’è stata anche l’ondata di applicazioni gestionali Web, con Oracle e Sap a pilotare il gruppo.

I due fatti, secondo l’analista, sono collegati: queste applicazioni necessitano di una capacità di accesso alle basi dati in tempo reale, per cui chiedono sistemi in grado di processare in fretta le informazioni e con continuità.

Come posa finale, dunque, Idc ritrae un datacenter “tipo” popolato meno densamente rispetto al passato, ma più potente e veloce nelle transazioni.

Si può dire, allora, che anni e anni di politiche dei vendor in tema di migrazione e consolidamento dei server, di “retificazione” dello storage e di utilizzo di applicazioni transazionali su Web, in America abbiano prodotto una trasformazione nel cuore dei sistemi informativi.

Resta da capire quando si potrà dire lo stesso dell’Europa, che, notoriamente, arriva alle stesse conclusioni americane, un paio d’anni dopo.

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